La sorpresa stavolta è Camila (finalmente)

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Chi ci conosce sa che mia moglie gioca a tennis meglio di me. Per questo motivo e per sensibilità femminile coglie sfumature tecniche e psicologiche che talvolta mi sfuggono. Dopo aver visto, a fine giugno, Camila Giorgi a Eastbourne mandare fuori tabellone la testa di serie numero 5 Karolina Pliskova (2-6 6-2 6-2) e poi la 1 Aryna Sabalenka, disse in diretta a Supertennis: “Sono sicura che la ragazza ci darà presto grandi soddisfazioni”. Una volta a casa, interrogata sulle motivazioni di un’affermazione così impegnativa, mi spiegò che, a suo giudizio, “finalmente adesso Camila arrota un po’ i colpi”, con il duplice effetto di togliere ritmo e punti di riferimento all’avversaria e di sbagliare di meno, tagliando drasticamente il numero di palle che le andavano lunghe per eccesso di potenza. E aggiunse: “Soprattutto mi sembra maturata, ora è consapevole della propria forza”. 

Quei bravi ragazzi italiani

Dopo il ritiro in semifinale nel torneo sull’erba della Manica  a causa di un piccolo infortunio alla gamba sinistra e l’interlocutorio passaggio a Wimbledon (vittoria al primo turno sulla svizzera Jil Teichmann e sconfitta al secondo per mano dell’altra forte Karolina ceca, Muchova), Camila ha ottenuto il risultato più rilevante del tennis azzurro a Tokyo arrivando alle porte della semifinale grazie ai successi sull’americana Jennifer Brady, sulla russa Elena Vesnina e di nuovo su Karolina Pliskova (6-4 6-2). Nei quarti ha ceduto all’ucraina Elina Svitolina, poi medaglia di bronzo olimpica. Prima di raggiungere Montreal per la Rogers Cup, che è il secondo Masters 1000 della stagione 2021 oltreatlantico, la maceratese ha trovato il tempo per un paio di turni di riscaldamento a Losanna. 

(afp) La sequenza dei risultati nella settimana del Canada Open è impressionante per la qualità delle avversarie macinate da Camila: la testa di serie numero 9 Elise Mertens, olandese, l’argentina Nadia Podoroska, semifinalista al Roland Garros 2020, la testa di serie 7 Petra Kvitova, ceca, la testa di serie 15 Coco Gauff, americana diciassettenne. Tutte battute in due set. In semifinale s’è concretizzato l’unico parziale ceduto nel torneo, beneficiando Jessica Pegula, l’ereditiera di Buffalo (6-3 3-6 6-1). Oggi, in finale, la povera Karolina, che ogni notte ritroverà Camila nei suoi incubi, ha ceduto il titolo in due set: 6-3 7-5.

Devo qui fare pubblica ammenda: non ho mai creduto che la figlia dell’onnipresente Sergio Giorgi potesse arrivare ai livelli di Francesca Schiavone, Flavia Pennetta, Roberta Vinci e Sara Errani, dalle quali la dividono una generazione (Camila è di fine 1991, le quattro più forti italiane del dopoguerra sono nate tra il 1980 e il 1987). L’ho spesso criticata per il fatto di non disporre di una strategia alternativa all’o-la-va-o-la-spacca. Ho scritto che non ascoltare consigli diversi da quelli di papà Sergio, che da sempre la allena, avrebbe limitato la crescita armonica del suo gioco in funzione dell’età e delle avversarie: perfino Nadal alla fine ha dovuto rinunciare a zio Toni. Ho ritenuto che stesse per scadere il tempo a sua disposizione per il salto di categoria che alcuni fondamentali eccellenti gli avrebbero dovuto garantire da almeno un quinquennio. Mi sbagliavo. Eccola qui ad alzare la coppa di un WTA Masters 1000 (i nove tornei che fino all’anno scorso si chiamavano Tier 1), come soltanto Pennetta nel 2014 a Indian Wells.

Cos’è accaduto? Molto del merito è di Tathiana Garbin, commissario tecnico nella nazionale che sta applicando nel rapporto con gli staff privati delle sue ragazze i risultati del lavoro affinato da Umberto Rianna con i maschi: senza rompere equilibri, la coach federale, ex numero 22 WTA, propone alcuni piccoli aggiustamenti non solo tecnici. Nel caso di Giorgi si stanno rivelando decisivi. Per esempio, da qualche tempo Camila fa meno errori quando è al servizio e mette a segno più ace. In finale ha sommato 6 doppi falli o piazzato sei botte imprendibili per Pliskova, delle quali un paio in occasione di game point. Inoltre, Camila è più tranquilla, si difende come poche sanno fare, prepara con cura gli scambi e attacca con determinazione e precisione. Il recente cambio della racchetta l’ha sicuramente aiutata, così come l’aver avuto una stagione meno costellata da infortuna rispetto al recente passato. Dopo la vittoria di oggi, Garbin ha detto ad Alessandro Mastroluca: “Non voglio prendermi meriti che non ho, ma abbiamo parlato molto di strategia. Ci siamo concentrate su come prendere il campo in una certa maniera e come valorizzare la sua struttura di gioco. Niente di troppo difficile, comunque”. Mi pare più che sufficiente.

Raggiunta la posizione 34 del ranking mondiale (era 71 otto giorni fa), a solo otto gradini dal suo miglior piazzamento che risale a parecchio tempo fa, Camila si presenta al Masters 1000 di Cincinnati consapevole che i fari mediatici si accenderanno a ogni suo match da qui alla fine della stagione. Come accade puntualmente per Matteo Berrettini e Jannik Sinner. Tanto per gradire, la sua prima avversaria sul sintetico dell’Ohio sarà di nuovo Jessica Pegula. Al terzo turno, ovviamente, potrebbe incrociare Karolina Pliskova, disposta a tutto pur di evitare di finire sotto i colpi della numero 1 d’Italia per la quarta volta in poche settimane. 

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