La spending review di Francesco: taglio degli stipendi in Vaticano a cominciare dai cardinali

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CITTA’ DEL VATICANO – Con una Lettera Apostolica in forma di “Motu proprio” dedicata al contenimento della spesa per il personale della Santa Sede, del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e di altri Enti collegati, Francesco decide un taglio agli stipendi dei dipendenti vaticani. La decisione, che sarà più gravosa anzitutto per i cardinali e poi, a scendere, per tutti gli altri, è stata presa in seguito alla crisi economica che, aggravata dalla pandemia, costringe anche il Vaticano a ridurre le spese. Da tempo la principale fonte di entrata della Santa Sede, i Musei Vaticani, sono chiusi o, se aperti, vedono un flusso di visitatori quasi nullo rispetto al pre Covid.

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Si legge nel Motu Proprio che, “ritenuto di dover procedere a riguardo secondo criteri di proporzionalità e progressività” e “con la finalità di salvaguardare gli attuali posti di lavoro” è stato deciso un taglio delle retribuzioni che toccherà i cardinali per il 10 per cento e a scendere per gli altri superiori, ecclesiastici e religiosi. Per queste figure apicali vengono sospesi anche gli scatti di anzianità. Un cardinale che guida un dicastero della curia romana guadagna oggi anche oltre cinque mila euro, per tutti gli altri gli stipendi sono notevolmente più bassi. 

“Un futuro sostenibile economicamente richiede oggi, fra altre decisioni, di adottare anche misure riguardanti le retribuzioni del personale” del Vaticano, spiega Francesco. “Considerato il disavanzo che da diversi anni caratterizza la gestione economica della Santa Sede” e “considerato l’aggravamento di tale situazione a seguito dell’emergenza sanitaria determinata dalla diffusione del Covid-19, che ha inciso negativamente su tutte le fonti di ricavo della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano”, il Papa assume una decisione drastica, ma proporzionale e progressiva, sui costi per il personale che “costituiscono una rilevante voce di spesa nel bilancio della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano”.

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A decorrere dal primo aprile di quest’anno, la retribuzione, comunque denominata, corrisposta dalla Santa Sede ai cardinali è ridotta del 10 per cento. La retribuzione degli altri superiori, inquadrati nei livelli retributivi C e C1, è ridotta dell’8 per cento.

I salari di ecclesiastici e religiosi, inquadrati nei livelli retributivi C2 e C3 e nei dieci livelli funzionali non dirigenziali, sono ridotte del 3 per cento. Questi tagli non sono applicati “qualora l’interessato documenti che gli sia impossibile far fronte a spese fisse connesse allo stato di salute proprio o di parenti entro il secondo grado”.

Vengono poi sospesi per tutti fino ad aprile 2023 gli scatti di anzianità: oltre ai cardinali, ai superiori, agli ecclesiastici e ai religiosi, interessati dal taglio dello stipendio, la norma si applica anche al “personale con contratto di livello funzionale dal 4 al 10, entrambi inclusi, della Santa Sede, del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e degli Enti le cui retribuzioni siano corrisposte dalla Santa Sede o dallo Stato della Città del Vaticano”.

Le disposizioni “si applicano anche al Vicariato di Roma, ai Capitoli delle Basiliche Papali Vaticana, Lateranense e Liberiana, alla Fabbrica di San Pietro e alla Basilica di San Paolo fuori le mura”.

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