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La strage di Capaci 29 anni dopo, l’accusa di Manfredi Borsellino: “Istituzioni non salvarono mio padre”. Mattarella a Palermo

La Republica News
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Prima ancora che inizino le manifestazioni ufficiali per ricordare le vittime della strage di Capaci, è Manfredi Borsellino, il figlio del giudice Paolo, anche lui ucciso nel 1992, a esprimere tutto il dolore per una ferita che resta aperta. “Le istituzioni non fecero tutto quello che c’era da fare per salvare uno dei suoi figli migliori”, dice in diretta a Uno Mattina. E’ la prima volta che Manfredi parla in Tv di suo padre e di quei giorni. Indossa la divisa di commissario di polizia, dice: “Mi onoro di portare questa divisa, sono grato a tutti gli agenti che in quelle settimane drammatiche accettarono, volontari, di scortare mio padre. Sapevano a cosa andava incontro dopo l’attentato di Capaci”. Manfredi Borsellino fa una pausa e prosegue, pesando le parole, che tornano ad essere pietre: “Questa uniforme che indosso non l’hanno invece onorata alcuni vertici della polizia in quegli anni, prima e dopo la morte di mio padre”. Una ferita ancora aperta, che richiama i misteri di quel 1992. Chi tradì Falcone e Borsellino?  

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Oggi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è ritornato nell’aula bunker di Palermo dove si celebrò il primo maxiprocesso alla mafia. Per ribadire la memoria, ma soprattutto l’impegno contro la mafia, l’impegno per cercare le verità che ancora non abbiamo: questo il messaggio che lancia la Fondazione Falcone con l’iniziativa di stamattina al bunker.

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La Cosa nostra delle stragi è stata sconfitta dallo Stato, ma ci sono ancora tanti misteri attorno a quella stagione di sangue e trattative. Chi li conosce tutti quei misteri è l’ultimo grande latitante di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro: dovrebbe essere rinchiuso all’ergastolo per le bombe del 1992-1993, ma sembra ormai diventato un fantasma. Nel segno di Messina Denaro, le cosche si sono riorganizzate, nonostante arresti e sequestri di beni, ora puntano su nuovi affari, che inquinano la società e l’economia legale.

Nella grande aula verde ci sono anche i ministri dell’Interno, della Giustizia e dell’Istruzione: Luciana Lamorgese, Marta Cartabia e Patrizio Bianchi. E poi i vertici delle forze dell’ordine: il capo della polizia Lamberto Giannini, il comandante generale dell’Arma dei carabinieri Teo Luzi e il comandante generale della Guardia di finanza Giuseppe Zafarana. Anche quest’anno, è un 23 maggio particolare.

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Per la pandemia, non c’è il popolo festoso degli studenti a riempire l’aula bunker. Ma una delegazione di ragazzi è comunque presente, sono i vincitori del concorso “Cittadini di un’Europa libera dalle mafie” promosso dalla Fondazione Falcone e dal ministero dell’Istruzione. “Anche quest’anno sono stati 70 mila gli studenti di tutta Italia che hanno partecipato alle nostre attività mirate alla diffusione della cultura della legalità”, dice Maria Falcone. Oggi pomeriggio, gli studenti sono i protagonisti dell’altro momento del ricordo e dell’impegno, che si tiene nel giardino dove 29 anni fa c’era il cratere della strage: Tina Montinaro, la vedova del caposcorta di Falcone, ha coinvolto le scuole palermitane in un “rap contest”, una sfida in musica e testi per raccontare i martiri di Capaci e la speranza di trovare ancora la verità su quello che è accaduto.



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