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La supermanovra da 6 mila miliardi di dollari di Biden. “Così faremo rinascere l’economia americana”

La Republica News
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NEW YORK «La ripresa è già cominciata. L’America sta rinascendo. Ricostruiamo la nostra forza a partire dal ceto medio e dalle classi lavoratrici». Joe Biden presenta la sua prima legge finanziaria, il contenitore di un insieme di manovre di spesa pubblica di dimensioni mai viste dalla seconda guerra mondiale, che vuole «ricostruire e reinventare l’economia, non tornando semplicemente a come era prima». È un bilancio federale da 6.000 miliardi di dollari, che aggiunge carburante ad una crescita Usa record già avviata verso un +8% del Pil a fine anno, con una disoccupazione in forte calo, e segnali di un’inflazione incipiente. È un ritorno in forze dello Stato nell’economia, che riscopre i modelli di Franklin Roosevelt, John Kennedy e Lyndon Johnson, ma prende anche qualche suggerimento dalle ricette economiche usate in Cina nella crisi precedente.

La legge di bilancio che Biden ha presentato al Congresso copre l’anno fiscale che comincia a ottobre e quindi per gran parte si proietta sul 2022. Racchiude (oltre alle spese ordinarie del governo federale) la quota annua di tutti i nuovi programmi di spesa decennali già presentati nei mesi scorsi: cioè i 4.500 miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture, la Green Economy, le nuove spese per istruzione, salute e assistenza. Per avere un’idea della dimensione di spesa, il dato significativo è che al termine del decennio il rapporto fra debito e Pil negli Stati Uniti salirebbe dal 100% attuale (già un record) al 117% nel 2031.

L’America è reduce da 14 mesi di spesa pubblica eccezionale: tra le manovre di Donald Trump a sostegno della ripresa durante il lockdown e quella che Biden varò a gennaio per 1.900 miliardi, si stima che abbia mobilitato il 25% del Pil. I risultati sono ben visibili. Gli aiuti alle famiglie hanno prodotto un paradosso, la “sovra-compensazione” del danno dei lockdown, per cui molti americani hanno accumulato risparmi.

Biden vanta il fatto che «in tre mesi ci sono state un milione e mezzo di nuove assunzioni, le richieste di indennità di disoccupazione sono dimezzate». La ripresa è così forte che il 2021 potrebbe chiudersi con un sorpasso sulla Cina per la velocità di crescita. Ma s’intravvedono le prime tensioni inflazionistiche con un aumento dei prezzi del 4,2% nell’ultimo mese. Il quadro macroeconomico farà da sfondo all’iter parlamentare che comincia adesso, per un’approvazione della legge di bilancio che si annuncia combattuta.

Il disegno di legge proposto da Biden prevede un aumento di spesa federale discrezionale dell’8,4% che si aggiunge a tutte le spese extra legate alla pandemia. Poiché Trump aveva già praticato con vigore la spesa in deficit, quel che distingue Biden è la composizione: +16% la spesa civile mentre quella militare resta ferma con un aumento dell’1,7% inferiore al tasso d’inflazione. Spicca l’orientamento ambientalista con gli investimenti dedicati alla sostenibilità; e quello sociale con le spese in favore delle scuole pubbliche nelle aree degradate del paese.

Una delle parti più controverse riguarda la copertura fiscale. È qui che si nota la sterzata più radicale rispetto all’Amministrazione Trump. L’attuale presidente intende cancellare le riforme del suo predecessore che tagliò le tasse sulle imprese. Biden propone di riportare il prelievo sugli utili societari al 28%, insieme a una global minimum tax al 15% sui profitti realizzati all’estero dalle multinazionali. È in arrivo una stangata sui ricchi con il ritorno dell’aliquota Irpef sullo scaglione più elevato dei redditi al 40%, più una serie di interventi su plusvalenze finanziarie. Sono tutti elementi che daranno fuoco alle polveri durante la battaglia al Congresso. I repubblicani contestano la stangata fiscale su ricchi e imprese. Respingono anche la dimensione della spesa, obiettando che l’economia è già in ripresa e il carburante di denaro pubblico rischia di surriscaldarla, rafforzando le tensioni sui prezzi, oltre a creare problemi di sostenibilità del debito.

C’è una fronda anche in seno al partito democratico, dove l’allarme inflazione ha dei teorici autorevoli come l’ex segretario al Tesoro Larry Summers. Nella tradizione americana, il presidente propone la sua legge di bilancio, il Congresso decide la versione finale. La maggioranza democratica è così esigua che i rischi di defezioni spingono Biden a cercare intese coi repubblicani mediando e concedendo dove possibile.



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