La terapia della foresta in un video per combattere lansia da pandemia

La terapia della foresta in un video per combattere l’ansia da pandemia

La Republica News
Pubblicità
Pubblicità

POTER guardare e stare a contatto con la natura, il verde e i boschi può avere importanti effetti positivi sulla nostra psiche. E può aiutarci a combattere ansia e sintomi da stress, soprattutto in un periodo complesso come quello della pandemia. Il beneficio è dimostrato da numerosi studi sul tema, raccolti negli ultimi decenni, che hanno sostanziato quella che si chiama “terapia forestale”, un trattamento riconosciuto e ben definito.
Ma come facciamo se siamo obbligati a stare a casa o comunque a non spostarci molto? A rispondere è una ricerca, recentemente pubblicata su International Journal of Environmental Research and Public Health, che mostra che possiamo avere dei vantaggi anche stando comodamente nella propria abitazione e soltanto guardando dei video, creati appositamente dagli specialisti, sulle foreste.
Lo studio è ideato da Francesco Becheri, Responsabile scientifico e psicologo della Stazione di terapia forestale di Pian dei Termini (Prato), condotto insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Università di Firenze e il Club Alpino Italiano.
Lo studio
I ricercatori hanno coinvolto 100 volontari italiani nella fase conclusiva del primo lockdown, alla fine di aprile e prima della riapertura del 4 maggio. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi, cui veniva chiesto di guardare, ogni giorno e per cinque giorni, un video, di mattina, prima di ascoltare le notizie del telegiornale e possibilmente senza interruzioni, in una situazione di tranquillità. Un gruppo guardava un video della durata di 5 minuti, con immagini delle foreste, dai tronchi alle fronde degli alberi, dal cielo al sole, appositamente creato per l’esperimento. Il video, pubblicato dagli autori all’interno dello studio, è disponibile e fruibile da tutti in maniera gratuita.
[embedded content]
Il secondo gruppo di partecipanti, invece, osservava un filmato con un panorama urbano – strade, palazzi e altre costruzioni – senza persone. Tutti i giorni tutti i volontari rispondevano, sia prima sia dopo aver guardato i video, a questionari standard utilizzati in ambito psicologico per valutare il loro stato di ansia e in particolare delle manifestazioni fisiologiche associate, come battito cardiaco accelerato e respirazione affannosa.
Per calmarci, un aiuto dalle foreste
I risultati mostrano che chi ha osservato il filmato delle foreste ha avuto una riduzione significativa dell’attivazione ansiosa e delle manifestazioni fisiche associate, mentre chi ha guardato il video dei palazzi non ha avuto benefici altrettanto importanti. L’effetto è piuttosto immediato. “La riduzione è stata temporanea”, ha spiegato Francesco Becheri, “mentre non è stata rilevata a più lungo termine”.
Ma altri studi, prosegue l’esperto, dimostrano che se l’immersione nella foresta dura più a lungo anche gli effetti sono maggiormente duraturi: stare fisicamente in una foresta per 2 notti e 3 giorni può portare benessere e vantaggi per la salute psico-fisica osservabili per alcune settimane.
La terapia forestale
La terapia forestale è un trattamento codificato, nato a partire dagli anni ’80 in Giappone e sviluppato con particolare fervore da circa 15 anni dal gruppo dell’immunologo Qing Li, autore anche della pubblicazione odierna, della Nippon Medical School.
“Attualmente in Italia è in corso di sperimentazione in alcune realtà specifiche, come Pian dei Termini in Toscana”, commenta Becheri, “e potrebbe essere utile sia nell’ambito di disturbi della salute mentale sia di altri problemi, come alcune patologie metaboliche”.
LEGGI anche – “Faggi, primule e partigiani: tutti i benefici della terapia della foresta”
Un trattamento preciso
Insomma si tratta di una terapia che segue determinati protocolli. “Non ci si improvvisa terapisti forestali”, rimarca Becheri, “le figure da coinvolgere sono unicamente le professioni sanitarie in ambito medico e psicologico”. Gli ambienti in cui si può praticare devono essere scelti accuratamente. “Il modello giapponese prevede che le foreste candidate vengano ‘validate’ per la terapia ad esempio attraverso indagini ambientali, chimico-fisiche”, specifica Becheri, “dall’accessibilità del luogo fino al rilievo di determinate sostanze – i terpeni – che sono composti volatili prodotti dagli alberi, particolarmente benèfici”.
Poi ci sono le prove ottenute direttamente sui volontari dei possibili effetti psicologici e fisiologici, riportate in vari studi pubblicati. “L’auspicio è che in futuro, una volta conclusa la sperimentazione anche in Italia la terapia forestale possa integrare altri trattamenti”, aggiunge lo psicologo, “aumentando le armi a disposizione per combattere patologie, riducendo l’impatto sul sistema sanitario e valorizzando zone e aree interne ricchissime di foreste poco conosciute”.
Ma adesso che siamo limitati negli spostamenti le passeggiate nel bosco diventano più complicate. “La novità di oggi consiste nel fatto che anche restando a casa”, conclude Becheri, “e utilizzando ad esempio il video che abbiamo prodotto possiamo ottenere un aiuto concreto. E questo dato fa riflettere sulle potenzialità dell’approccio”.



Go to Source