La transgender Gianna muore ad Andria ma sullannuncio scrivono Giovanni insorge la comunita Lgbt e Taffo dona un nuovo manifesto

La transgender Gianna muore ad Andria ma sull’annuncio scrivono ‘Giovanni’: insorge la comunità Lgbt e Taffo dona un nuovo manifesto

La Republica News
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Si chiamava Gianna, anche se all’anagrafe aveva un altro nome. Un nome che non le apparteneva: lei ha vissuto sempre come Gianna, e come Gianna è morta. Era una persona transgender di meno di 50 anni, abitava ad Andria, e la fine l’ha incontrata cadendo dalle scale. Ora, però, per il suo funerale – previsto il 20 gennaio nella parrocchia di San Riccardo – qualcuno ha commesso un errore: sui manifesti è stato riportato il suo nome al maschile, quello nel quale non si è mai riconosciuta. Tutti la conoscevano come “Mary, detta Gianna”, ricordano gli attivisti Lgbt pugliesi.

E quei manifesti che annunciano agli andriesi la morte di un certo Giovanni suonano quasi come uno sfregio. Mary “detta Gianna” era nota anche alla sindaca di Andria, Giovanna Bruno, che ha scritto un post su Facebook per salutarla: “La nostra città ha tante persone fragili – esordisce – Storie molto diverse fra loro, ma spesso con un denominatore comune: sofferenza, solitudine, tristezza, precarietà sociale o fisica”. Gianna era una di queste storie: “Apprendo dai suoi vicini, che in silenzio tante volte l’hanno aiutata, che una brutta caduta le ha stroncato l’esistenza – continua la sindaca – Con la sua dipartita cade il muro di pregiudizi nei suoi confronti, cade la cultura dello scarto”.

Ma resta in sospeso, perché non riconosciuta da tutti, la questione della sua identità di genere. Gianna era una persona transgender, viveva nell’indigenza e più volte aveva chiesto aiuto al Comune: “Mi ha fermato qualche giorno dopo il mio insediamento – ricorda la sindaca – Cercava un alloggio, ma mi ha raccontato che nessuno voleva farle il contratto. Aveva un sostegno economico dei servizi sociali, ma il suo cruccio era la casa. Mi sarebbe venuta a trovare. Voleva parlare, essere ascoltata”.

Non ha fatto in tempo, Gianna. E ora che sui manifesti si legge il suo nome al maschile l’appello degli attivisti è che almeno nella morte venga riconosciuta la sua dignità, e per l’appunto la sua identità di genere: “Una dignità negata per anni da viva, e negata anche ora che non c’è più”, scrive l’attivista Rosa Perrucci. Il suo appello social è stato rapidamente ascoltato.

L’ha ripreso Vladimir Luxuria, e a sua volta Taffo funeral services l’ha tradotto in realtà. L’agenzia di pompe funebri di Roma, nota per la sua irriverenza social, ha pubblicato online un manifesto per Gianna: “In Andria è venuta a mancare all’affetto dei suoi cari Gianna. Ne danno il triste annuncio chi le vuole bene e gli amici tutti”. Le cose sono tornate al posto giusto, Mary “detta Gianna” è tornata a essere se stessa: “Non finisce qui – assicura Perrucci – Anche se dopo il funerale, faremo affiggere manifesti con il nome corretto, grazie a una piccola raccolta fondi avviata, e poi organizzeremo un evento commemorativo e di sensibilizzazione”.



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