L’allarme sulla produzione della pasta: “Stiamo finendo le scorte di grano”

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Siccità, pandemia e guerra stanno provocando un aumento imprevedibile dei costi di produzione, packaging e trasporto di alimenti come la pasta. Il raccolto di grano duro mondiale della scorsa stagione è stato gravemente provato dall’ondata di siccità che ha colpito le zone del mondo dove la produzione è maggiore. La pandemia ha stoppato repentinamente e poi fatto ripartire in maniera non pianificabile certi mercati e certi comparti con il risultato che la filiera del packaging e della logistica si è dovuta riorganizzare nei tempi e nei costi. Ora la situazione in Ucraina, come riporta Coldiretti, mette in difficoltà i pastai che lamentano di avere scorte solo per poche settimane e annunciano chiusure impianti a causa dei problemi di rifornimento dall’estero per il blocco delle spedizioni determinato dalla guerra. Non solo, sempre stando ai dati di Coldiretti, quest’anno in Italia sono raddoppiati i costi delle semine per la produzione di grano per effetto di rincari di gasolio, e anche prodotti fitosanitari e fertilizzanti. Ne abbiamo parlato con Riccardo Felicetti, ceo del Pastificio Felicetti a Predazzo (Trento).

“Siamo sicuramente in un momento molto critico, che è cominciato lo scorso anno con un taglio della produzione mondiale di grano duro del 20%, dovuto alla siccità in Nord America e Canada, le zone di produzione più importanti al mondo. Non ci sono scorte di grano poiché, a livello globale, vi è un sostanziale pareggio tra produzione e consumo”.

 Al calo della produzione ha coinciso di conseguenza un aumento del prezzo della materia prima fino al 100%. Essendo la pasta un prodotto monoingrediente – ossia semola di grano duro e acqua – l’aumento della semola comporta come diretta conseguenza l’aumento della pasta. Evento ineluttabile o rischio che non era stato previsto?

“Il rischio non era stato previsto e attualmente nel comparto agricolo mondiale non ci sono strumenti finanziari o forme di assicurazione che possano attutire in qualche modo il risvolto economico di eventi come questi”, dice l’imprenditore.

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Tra il maggior costo della materia prima, quello del packaging e quello dei trasporti, l’intera filiera produttiva della pasta si sta adoperando per assorbire questi aumenti, senza che a farne le spese sia solo il consumatore finale. “La nostra azienda quest’anno avrà un aumento dei costi calcolato in cinque/sei milioni di euro in più rispetto al 2021. Già da settembre abbiamo iniziato un aumento dei listini in modo progressivo ma, grazie ad accordi di filiera e commerciali, ad oggi per quanto ci riguarda per il consumatore il costo della pasta è aumentato con un impatto inferiore rispetto a quello che è stato assorbito dai contadini, mugnai, pastai e grande distribuzione”.

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Si lavora fianco a fianco con tutti gli attori coinvolti: “Cerchiamo di sfruttare vari strumenti come il taglio delle promozioni, sono tutte soluzioni temporanee però, che stiamo adottando per non scaricare ulteriori costi sul mercato”. Ora si aspetta la prossima stagione e il prossimo raccolto. Il tema non è solo il costo che avrà il grano, ma il vero problema è se ce ne sarà abbastanza per tutti oppure no. In questo secondo caso, i produttori di grano sceglieranno a chi venderlo, e avrà la meglio chi è più grande e chi potrà pagarlo meglio.

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