L’allattamento protegge il cuore delle donne dall’infarto

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Nella mamma che allatta, quando ovviamente è possibile, l’utero tende a recuperare più facilmente le sue dimensioni dopo il parto, si riducono i rischi di sviluppare tumore al seno e all’ovaio, cala il pericolo di andare incontro a diabete di tipo 2, ovviamente se non ci sono stati problemi metabolici in gravidanza.  Questo si sa. Ma non basta.

Per la donna che porge il seno al bebè esisterebbe una sorta di protezione ulteriore nei confronti delle principali patologie cardiovascolari, come infarto o ictus, oltre che dal decesso per problemi circolatori.  E non si tratta di vantaggi di poco conto. Il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari in termini generali calerebbe mediamente dell’11%.

Arterie più sane

Osservando, sempre in media, per oltre dieci anni cosa accade, nelle donne che allattano risulta ridotto del 14% il rischio di sviluppare una patologia delle arterie coronariche, si riduce del 17% la possibilità di andare incontro a morte per patologie di cuore ed arterie, scende del 12% il rischio di subire un ictus cerebrale. Il tutto, ovviamente, in confronto a puerpere che non hanno allattato.

A snocciolare questi dati è una grande metanalisi, ovvero una sorta di “compendio” di otto vasti studi sull’argomento condotti in tutto il mondo, curata da un’equipe che ha coinvolto esperti dell’Università di Innsbruck, dell’Università di Bristol, dell’Imperial College di Londra e dell’Università di Cork, coordinata da Peter Willeit.

200.000 donne

La ricerca ha preso in esame otto diversi ampi studi sul tema arrivando a coinvolgere quasi un milione e 200.000 donne di età media intorno ai 51 anni al momento dell’indagine, con un primo parto intorno ai 24-25 anni, ed è pubblicata su Journal of the American Heart Association. L’82% delle donne considerate negli studi ha allattato in media per oltre un anno: le donne che non hanno allattato sono state considerate popolazione di confronto.

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Gravidanza più sicura se pressione, diabete e peso sono sotto controllo

Nel corso del periodo di osservazione sono state osservate più di 54.000 casi di malattie cardiovascolari in generale, poco meno di 27.000 casi di patologie coronariche, quasi 31.000 ictus e 10766 eventi fatali legati a problemi circolatori. Dall’analisi di questa grandissima mole di dati è poi emersa chiaramente l’associazione tra allattamento al seno e diminuzione del rischio cardiovascolare nelle donne considerate nello studio.

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La durata dell’allattamento

Sul fronte della durata dell’allattamento, dallo studio emerge che i vantaggi in termini protettivi sarebbero maggiori quando si allatta per almeno un anno, per poi scendere con la diminuzione della durata dell’alimentazione materna al bebè. Lo studio, va detto, propone dati che fanno riflettere ma esprimono un’associazione tra un minor rischio vascolare e l’abitudine di allattare da parte delle neo-mamme, senza spiegare i possibili meccanismi che possono influire su questa situazione.

Il ruolo dell’ossitocina

Ci sono però alcune ipotesi in questo senso, derivanti da altre ricerche precedenti, che possono aiutare a comprendere come l’allattamento possa rappresentare una sorta di ulteriore fattore protettivo per specifici di rischio cardiovascolare. Ad esempio, si pensa ad un ruolo in questo senso da parte dell’ossitocina, la cui secrezione aumenta proprio durante l’allattamento. L’ormone favorisce il parto e la lattazione, oltre a contribuire a rinforzare il legame tra madre e figlio.

La prolattina

Ma potrebbe contribuire anche a favorire un calo della pressione arteriosa e l’ipertensione, si sa, non è certo amica della salute di cuore ed arterie. Allo stesso modo si osserva nella donna che allatta anche un maggior tasso di prolattina, che avrebbe un’azione positiva nella riduzione del rischio futuro di sviluppare diabete. Siamo solo all’inizio del percorso di costruzione di un mosaico che, comunque, visto nella sua totalità e con diversi tasselli che ancora mancano, dimostra a suon di numeri il valore dell’allattamento materno nella protezione cardiovascolare femminile.

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