L’allenatore dei campioni e quell’impresa sulla Francigena con i malati di sclerosi

La Republica News

Se il conto non è da aggiornare: 20 ori ai campionati del mondo, 11 maratone di New York 19 medaglie olimpiche, 8 record del mondo, su tutti probabilmente quello che Wanjiru fece vincendo la maratona olimpica di Pechino del 2008. Eppure se si chiede a Gabriele Rosa, medico sportivo, preparatore atletico e manager sportivo con la sua Rosa associati e il Rosa running team, a quale risultato sportivo è più affezionato la risposta è: “Quando arrivano al traguardo i miei atleti speciali”. L’aggettivo “speciali” il 78enne Rosa l’ha tradotto in parecchi modi diversi: down, ospiti di San Patrignano, diabetici, mastectomizzate, emofiliaci, parkinsoniani.Categorie deboli, insomma, “per dimostrare i benefici della corsa sia alla salute che all’umore”. Ora il suo nuovo interesse è per i malati di sclerosi multipla: ne ha già fatti correre alcuni alla Maratona di New York e altri ne farà camminare lungo un tratto di via Francigena, da Siena a Roma, dal 26 agosto al 7 settembre. Dodici tappe per un totale di circa 300 chilometri alla quale chiunque potrà aggregarsi, per strada, per testimoniare solidarietà ai malati di sclerosi o semplicemente per stare in compagnia o fare una passeggiata, “chiuderemo a Roma: il 6 settembre in piazza San Pietro, e sarebbe bello che il Papa ci salutasse durante l’Angelus, e il 7 all’Istituto superiore di Sanità per lanciare la ricerca che sarà fatta assieme al professor Ruggero Capra, che segue oltre 2000 malati, sui vantaggi del cammino”.

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Dalla corsa di campioni come Tanui, Tergat, Poli, Okayo, Wanjiru, con vittorie che gli hanno dato la fama di santone (in Kenya “doctor Rosa” è letteralmente venerato, dopo aver fatto conoscere le virtù dei suoi atleti nel mondo), ora è passato al cammino di atleti senza nome, persone qualsiasi dotate però di coraggio, di voglia di andare oltre i propri limiti, di lottare contro una malattia o una disgrazia. “La corsa fa benissimo, e chi può la faccia, ma il cammino è più vantaggioso perché permette di gestire anche piccoli problemi di salute e migliora le condizioni generali, oltre a essere alla portata di chiunque. E poi rappresenta la storia dell’uomo: le grandi migrazioni hanno permesso alla specie umana di diffondersi ovunque e di popolare il pianeta”.

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Rosa al sociale è sempre stato attento, ma la sua rivoluzione, il passaggio dai campioni dello sport alle persone qualsiasi, è scattata nel 2012, quando l’ex sindaco di Milano Letizia Moratti gli chiese di fare qualcosa per gli ospiti della comunità di recupero. “Iniziai ad allenarne alcuni e fui sorpreso non solo dal loro miglioramento fisico, ma anche e soprattutto dall’entusiasmo che dimostravano e con cui riuscivano a contagiare gli altri quando tornavano alla base. A volte erano ragazzi davvero rovinati che la corsa aiutava a depurarsi, a stare meglio se non a guarire”. Il passo successivo sono stati i down, “quelli che mi hanno dato più soddisfazioni di tutti perché hanno una capacità di comunicare diversa dagli altri, fatta molto di gesti affettivi, e i loro abbracci sono sempre commoventi”. E così passo passo, proprio come in un cammino, Rosa si è dato sempre più all’aiuto di persone fragili e malate tramite la corsa e il movimento in generale. “E non intendo smettere: voglio continuare a dimostrare che il movimento migliora una persona non solo fuori, ma anche dentro, che darsi un traguardo e riuscire ad arrivarci non è solo una soddisfazione del momento, ma qualcosa che resta dentro. Se poi c’è una competizione in mezzo, ancor di più: è già appagante affiancare nel percorso di preparazione persone che chiedono solo normalità, vederle sotto lo striscione dell’arrivo non so se emoziona più loro o me”.

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Stavolta non ci sarà nessuna gara, però: si partirà da Siena e si faranno 12 tappe in altrettante città, “stiamo studiando per ognuna di questa qualcosa in collaborazione con le locali associazioni contro la sclerosi. Attraverseremo borghi e città di straordinaria bellezza per condividere e comunicare un messaggio di speranza per coloro che soffrono di questo male e contemporaneamente infondere un segnale di ri-partenza e ri-nascita per tutti. Forse è anche perché sto invecchiando, ma camminando vediamo il mondo con lentezza, possiamo paesaggi meravigliosi che ci confortano anche in momenti difficili, facendoci riscoprire il piacere del vivere”.Questo progetto, poi, di Rosa è un po’ il figlio, nel senso che nasce dalla collaborazione con una delle sue atlete “speciali”, la bresciana Maria Luisa Garatti, fondatrice dell’associazione Sevuoipuoi, che raggruppa runner malati di sclerosi multipla. Lei in primis, una tosta, se è vero che definisce la malattia “La fortuna maggiore che mi potesse capitare. Mi ha fatto capire chi mi vuol bene e chi no. Mi ha restituito la voglia di vivere fino in fondo, finché si può. E mi ha dato la spinta per iniziare a correre, andando oltre i limiti che pensavo di avere. Anche se ogni giorno mi sento stanca e spossata, come se avessi uno zaino di 20 chili costantemente sulle spalle, so che c’è una vita da vivere, ci sono corse da fare, obiettivi da raggiungere, sorrisi da trasmettere”. E anche soldi da raccogliere: quelli che verranno raccolti tramite il sito Retedeldono e alcuni sponsor.


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