L’altalena Covid di Milano: in due giorni i malati passano da 13.680 a 2.475

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Alcuni numeri che riguardano da vicino Milano sono sorprendenti. Nel nostro territorio, stando alle analisi fornite dall’assessorato regionale alla Sanità, e recuperate da ospedali e Ats, avviene qualcosa che sfugge alla logica. Nella settimana dello scontro sul colore rosso o arancione dentro il quale siamo stati avvolti noi, i negozianti, i baristi, i ristoratori, i bambini e i pensionati, è andata così.

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Mercoledì 20 gennaio, erano registrati in città 13mila e 680 contagiati. Il giorno dopo, 13 mila e 482. Ma venerdì all’improvviso, la prospettiva cambia. I contagiati calano di oltre 11 mila unità: si fermano a quota 2.457. Che cosa può essere successo in sole 48 ore? Il mercoledì siamo sopra i 13 mila e il venerdì siamo sotto i 2.500: sarà un caso, una svista o, senza voler essere spiritosi, una guarigione collettivamente miracolosa?

Sabato, ultimo sabato di zona rossa, mentre sgocciolano le ore che portano alla domenica arancione di saldi ormai compromessi, di class action, di litigi furibondi innescati dalla Lega contro il ministero della Sanità, i contagiati da Covid sono 2.542. E lunedì 25 gennaio, l’altro ieri, i contagiati sulla popolazione di Milano, che è poco meno di 1 milione e 400 mila, raggiungono la cifra di 2.668. Pochissimi. Ma è possibile? E se questi dati sono reali, siamo davvero in una metropoli da zona “calda” o dovremmo avere sfumature tendenti al bianco?

Sembra che sia stato un italiano a coniare la frase “l’aritmetica non è un’opinione”. Forse Bernardino Grimaldi: era un ministro e protestava sull’abolizione della tassa sul macinato, proposta dal presidente del Consiglio Agostino De Pretis. O forse lui citava un altro politico. Poco importa, ma se l’aritmetica non è un’opinione, qualcuno deve spiegare a noi cittadini come sia possibile che i contagi decrescano così velocemente, così improvvisamente, così sorprendentemente.

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Da Palazzo Marino al momento tacciono. Aspettano anche loro di comprendere meglio il brusco calo dei contagiati, almeno nel censimento a cura della Regione. Magari per ottenere chiarezza basterebbe una commissione con medici, ragionieri e amministratori pubblici (non solo della Regione, però): qualcuno che in pochi giorni possa dirci quanti sono a Milano i contagiati reali. Una voce unica che, carte alla mano, possa affermare se corrisponda alla realtà il dato di 13 mila oppure di 3 mila contagiati.

Nei giorni scorsi, i vari tecnici regionali e nazionali si erano sentiti tra di loro. Con l’idea di fondo che l’algoritmo sia come una terapia. È l’algoritmo che determina l’indice di contagio e, con tutta probabilità, ha evitato i guai peggiori e salvato centinaia di migliaia di vite umane senza “blindarci” come a Wuhan. Cioè, se la mancanza di un piano anti-pandemico ci ha fatto trovare un anno fa senza camici e mascherine di fronte al coronavirus, contribuendo al disastro non solo sanitario, ma soprattutto umano, gli algoritmi hanno aiutato a “resistere”.

Ma adesso, su questi conteggi, che in Lombardia sono su un’altalena non comprensibile, serve mettere un punto fermo. E preciso.

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