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L’amara Pasqua degli operai Elica: l’azienda delocalizza in Polonia, 400 posti a rischio. Presidio ai cancelli

La Republica News
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Hanno subito avviato un presidio permanente ai cancelli della fabbrica, temendo ulteriori colpi di mano durante i giorni di festività. Sono gli operai della Elica, l’azienda leader mondiale nella produzione di cappe e motori per cucine, che non dimenticheranno facilmente questa Pasqua. E non solo per l’assedio del maledetto Covid. Succede nelle Marche, uno dei territori italiani con l’economia più fiorente (almeno prima della pandemia), e sembra di raccontare un secondo “caso Whirlpool”, cioè la storia di una multinazionale che decide di abbandonare il nostro Paese, delocalizzando la produzione di elettrodomestici nonostante proprio in questa fase il settore registri un’escalation della domanda.

Però tra le due vicende ci sono differenze non irrilevanti. Innanzitutto i posti di lavoro in ballo, 409 esuberi su un totale di 560 occupati negli stabilimenti italiani di Elica, cioè un centinaio in più degli addetti a rischio alla Whirlpool di Napoli (ma è una contabilità senza vincitori, una guerra tra poveri). E poi Elica è una multinazionale a guida italiana, quotata a Piazza Affari: la presiede Francesco Casoli, già senatore del Popolo delle Libertà e figlio del fondatore della società, che controlla oltre il 50% dell’azionariato, affiancato dal fondo Tip di Francesco Tamburi con una quota superiore al 20% rilevata, ironia della sorte, proprio dalla Whirlpool. Anche per questo i lavoratori si sentono “traditi”, spiazzati dalla decisione di un imprenditore da sempre legato profondamente al territorio, quel fazzoletto di Marche con centro a Fabriano (Ancona) dove è nata l’avventura di Elica e dove è il cuore dei sette stabilimenti del gruppo sparpagliati tra Italia, appunto, Polonia, Messico, India e Cina per un totale di 3.800 dipendenti e un fatturato di 452 milioni di euro nel 2020 (-5,7% sull’anno pre-Covid).

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Il piano industriale annunciato dal management prevede 409 esuberi su 560 dipendenti nel comprensorio di Ancona, la chiusura dello stabilimento di Cerreto D’Esi e la delocalizzazione del 70% delle produzioni in Polonia. I sindacati metalmeccanici Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, hanno scritto al ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, chiedendo la convocazione di un tavolo di crisi; “Ci auguriamo che almeno stavolta – affermano in una nota unitaria – il ministro risponda alla nostra richiesta e si interessi alle vicende dell’industria e del lavoro, verso cui continua ad ostentare la più assoluta indifferenza. Il passaggio di consegne fra il precedente e il nuovo governo, ha difatti rappresentato la scusa per Giorgetti per tralasciare le vertenze industriali e defilarsi in un modo che probabilmente non ha precedenti nella storia repubblicana”.

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“Quella di Elica è solo una decisione speculativa – sottolinea Barbara Tibaldi della Fiom – non giustificata dall’andamento del mercato degli elettrodomestici che sta tirando. Non vorremmo che celasse la volontà di mollare l’azienda, anche perché è difficile immaginare che un imprenditore così legato al territorio possa semplicemente delocalizzare da un giorno all’altro. E aggiungo una considerazione più generale, legata anche alla vicenda della Whirlpool di Napoli: le multinazionali stanno portando via pezzo dopo pezzo competenze nate e cresciute in Italia, il Paese che ha insegnato al mondo come si fanno gli elettrodomestici di qualità”.

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Appena qualche giorno fa, in occasione dell’annuncio della Cassa integrazione Covid per tutti i dipendenti, le operaie e gli operai di Elica avevano scritto una lettera al presidente Casoli: “Intere generazioni del territorio si sono potute realizzare grazie al lavoro che questa impresa ha messo a disposizione. La sinergia tra persone, territorio e imprenditore hanno permesso a una piccola realtà locale di diventare leader a livello mondiale. Ci siamo sempre distinti dagli altri per un grande senso di appartenenza e perché, rispetto ai più grandi, ci siamo sempre sentiti speciali (…)  un’unica collettività che si adopera per andare avanti senza lasciare indietro nessuno, vedendoci come una grande famiglia”. Un appello per ora caduto nel vuoto.

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