L’argento della 4×100: secondi preziosi. Jacobs: “Una super medaglia”

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BUDAPEST — Non è stata un’illusione, si può continuare a sognare. We still have a dream. C’è una squadra, c’è un senso dell’Italia per la staffetta. È bello riportare a casa qualcosa che ti hanno preso, può essere una bandiera, uno straccio, il tuo cuore o il tuo respiro. Scappa Tortu sul rettilineo, ma un super Lyles (alla sua settima gara) è una scheggia e si diverte a fare il numero tre, come i suoi ori qui, prima di far vincere gli Usa. Resta un’Italia fast, non come a Tokyo, scende di un gradino ma c’è. Nessuna dissolvenza. È argento in 37”62 (a 12 centesimi dal suo record), si mette dietro la Giamaica degli eredi di Bolt e gli inglesi.

Gli staffettisti festeggiano al traguardo

L’Italia corre, non è un’intrusa, non è un’imbrogliona e non era un miraggio l’oro olimpico di Tokyo. 40 anni dopo l’argento di Helsinki (Tilli, Simionato, Pavoni e Mennea) e 28 anni dopo il bronzo di Goteborg (Puggioni, Madonia, Cipolloni, Floris) il nome Italy ricompare ai Mondiali sul podio della velocità. Chiamateli i ragazzi della via Pal anche se hanno nomi italiani per come ci hanno creduto e combattuto: Rigali, Jacobs, Patta, Tortu. Non era facile strappare un pezzo di mondo a chi crede di avere diritti innati. C’era da riconquistare una credibilità. Credevate che Big Italy fosse capace di ballare solo in una sera d’estate? E noi vi dimostriamo che siamo capaci di riballare in un’altra estate. E anche per quelle che verranno. A modo nostro, con cambi perfetti, la tecnica del dare e del ricevere, di fidarsi dell’altro, la staffetta è questo, fare la tua parte con generosità, consegnare il testimone a chi continuerà il tuo viaggio. Dai un’eredità a chi la reinveste subito.

Intervista a Marcell Jacobs: “L’atletica ha bisogno del duello tra me e Kerley. Siamo due pugili”

Davanti c’è solo l’America di Lyles, alle sue spalle la staffetta azzurra. Con Marcell Jacobs che corre in seconda, la frazione più lunga e più importante, è là che si prende o si perde il vantaggio. Jacobs in quella parte ha i mostri, l’americano Kerley, il giamaicano Seville, l’inglese Hughes, suoi nemici nei cento metri, ma non perde terreno, anzi dà l’idea che gliela devono sradicare quella frazione: «Siamo entrati in pista con fiducia, siamo un gruppo super unito e siamo andati a prenderci questa super medaglia. Io ho dato tutto me stesso per correre il più velocemente possibile».

Tutti fanno il loro, da Rigali a Patta che consegna a Filippo Tortu che stavolta accelera subito e se ne va, ma Lyles è uscito dalla curva più avanti e ormai non lo fermi più. «Ormai è una abitudine per me andare bene in staffetta – commenta Tortu – non è un riscatto personale perché quando corri con i tuoi compagni non ricordi nemmeno le gare individuali. Sul traguardo ho sentito il cuore esplodere, non riuscivo a restare in piedi ma è stato bello. La nostra forza è questa». Chi voleva l’Italia a testa bassa, si accomodi più in là. Qui ci sono solo ragazzi e ragazze che non si fanno stropicciare. Verrebbe voglia di cantare Battisti: «Sì viaggiare, evitando le buche più dure, senza per questo cadere nelle tue paure».

Per la prima volta l’Italia è andata in finale con le quattro staffette: 4×100 e 4×400. Senza differenze di genere. Uomini e donne. Nella staffetta veloce femminile c’è il miglior piazzamento di sempre in chiave azzurra con il quarto posto in 42”49 per Dosso, Kaddari, Bongiorni e Pavese nella finale vinta dagli Usa. E rivedrete oggi l’Italia nel giro di pista. Re, Scotti, Benati e Sibilio si sono qualificati (3’00”14) per la finale. Record italiano (3’23”86) migliorato di oltre un secondo della 4×400 donne Alice Mangione, Ayomide Folorunso, Alessandra Bonora (esordiente nella nazionale assoluta) e Giancarla Trevisan nella stessa batteria dove le americane, campionesse del mondo, sono state squalificate per cambio fuori settore.

Mondo Duplantis si riconferma campione ma deve salire a 6,10 metri (al primo salto) per vincere sul filippino Obiena (altra novità) mentre l’azzurro Stecchi con 6,15 alla terza prova è nono in una gara dove per la prima volta vanno in cinque sopra i 5,90. Venti anni fa a Parigi vinse Gibilisco l’oro. Ma non c’era questo Mondo al suo 66° salto sopra i 6 metri e così pronto a varcare i cancelli del cielo. E non c’era quest’Italia così speed.

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