L’attaccante del Benfica Yaremchuk: “Ho consegnato giubbotti antiproiettile a Leopoli, Yarmolenko ha salvato i miei suoceri”

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 Il suo lavoro è correre dietro a un pallone e segnare gol con la maglia del Benfica, però è inevitabile che nella mente di Roman Yaremchuk da qualche mese a questa parte ci sia sempre e comunque il dramma che sta vivendo la sua Ucraina, dopo l’invasione delle truppe russe. E al tempo stesso, dalla sua posizione privilegiata, il tentativo di rendersi in qualche modo utile. “Con i legionari che giocano all’estero, abbiamo contribuito a raccogliere una somma abbastanza grande per le forze armate. E poi, quando sono iniziati i combattimenti a Chernihiv, ho aiutato i ragazzi di Leopoli a consegnare giubbotti antiproiettile”, racconta il 26enne attaccante nato proprio a Leopoli a un canale YouTube ucraino.

Yaremchuk in gol contro la guerra: “Faccio il mio lavoro, ma penso alla mia Ucraina”

“Genitori di mia moglie a Chernihiv durante i combattimenti”

“I genitori di mia moglie sono a Chernihiv da molto tempo – ha spiegato l’attaccante del club di Lisbona – Sono rimasti lì per 43 giorni. Grazie ai volontari siamo riusciti a portare loro almeno una pagnotta, una bottiglia d’acqua. Era una situazione così critica che non sapevamo nemmeno cosa fare. Mi sono rivolto ad Andriy Yarmolenko (calciatore ucraino del West Ham e della nazionale ucraina, ndr) sapendo che era di Chernihiv, e gli ho detto: ‘aiutami il più possibile’. Naturalmente Andriy ha risposto alla mia richiesta e in due giorni sono stati portati via”.

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