Lavorare meno, la proposta Pd: “Trenta ore per tutti e 750 mila nuovi posti di lavoro”

La Republica News

ROMA – Lavorare meno, lavorare tutti. O meglio “redistribuire il lavoro”. In 4 modi: contratti stabili meno costosi fino a 30 ore settimanali, incentivi ai part-time volontari, penalizzazione fiscale delle ore di straordinario oltre una data soglia, part-time come prassi nel pubblico impiego. Quattro misure che potrebbero portare a 750 mila occupati in più all’anno per un costo di 2,8 miliardi a regime. Ma anche a una riduzione dei salari.È la proposta di legge numero 2327 depositata l’8 gennaio 2020 da alcuni deputati del Pd: Stefano Lepri, Maurizio Martina, Andrea Orlando, Debora Serracchiani, Chiara Gribaudo. Proposta tornata di attualità, ora che ci affacciamo alla fase 2 della pandemia con terribili incognite su posti di lavoro bruciati e milioni di lavoratori impoveriti. “Si parla molto di riduzione di orario di lavoro a parità di salario”, ragiona Stefano Lepri. “Ma l’ipotesi non funziona, si perde competitività. Anche la Francia che aveva introdotto le 35 ore poi è tornata indietro. In attesa che il Pil riparta, non ci resta che fare fette più piccole della torta che abbiamo, anziché lasciare le persone fuori dal mercato del lavoro a vivere di espedienti o di reddito di cittadinanza”. “Ci ispiriamo al modello tedesco – aggiunge Maurizio Martina – prevedendo non più di 42 ore settimanali, straordinari inclusi. L’Italia ha un gap da colmare con la Germania: lavoriamo di più – 180 ore contro 160 al mese – ma con una produttività più bassa. Puntiamo a trasformare l’eccesso di straordinario in occupazione aggiuntiva”. RepScott Marcus: “Orario di lavoro ridotto e formazione, così l’Italia può recuperare il gap digitale”di EUGENIO OCCORSIO

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