Lavoratori Bce sul piede di guerra per i salari troppo bassi

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MILANO – Alla Banca centrale europea i lavoratori sono sul piede di guerra. Il sindacato dei dipendenti (Ipso) è fortemente insoddisfatto per la proposta del management della banca di incrementare i salari solo del 4,07% nel 2023 quando le previsioni di inflazione al momento sono pari al 7,5%. 

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“Con un tasso di inflazione in Germania e nell’area euro intorno all’8,5% quest’anno, un mancato adeguamento degli stipendi si traduce in una sostanziale riduzione del potere d’acquisto – ha detto il vicepresidente di Ipso, Carlos Bowles, a Bloomberg -. Questa controversia sta danneggiando il morale dello staff della banca e anche la sua fiducia nell’istituzione”.

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In base a un accordo di inizio anno nel 2022 i salari dei dipendenti della Bce sono saliti solo dell’1,48%, molto al di sotto del tasso di inflazione annuale che in Germania è arrivato a toccare il 10,4%. E alla Bce non è la prima volta che si parla di sciopero, la prima volta fu nel 2009 quando i lavoratori protestarono con uno sciopero contro i tagli al piano di benefit. 

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Simili dispute sono in corso in altre banche centrali del mondo, come la Bank of Japan e la Banca centrale del Brasile i cui impiegati la scorsa estate sono stati in sciopero per tre mesi mettendo a repentaglio la capacità della banca di stimare i dati economici del paese.

Tuttavia c’è il diffuso timore che concedendo rialzi dei salari pari all’inflazione si possa instaurare una spirale prezzi-salari che possa danneggiare seriamente la crescita economica. In un discorso tenuto al Parlamento europeo lo scorso novembre, Christine Lagarde ha messo in guardia sulla natura di un meccanismo auto alimentante in cui un aumento dei salari conduce a un aumento dei prezzi che conduce a un’ulteriore richiesta di aumento degli stipendi.

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“Un’alta inflazione persistente può portare a un disancoramento delle aspettative di inflazione, che poi però vanno a incidere sulle negoziazioni salariali e sulla fissazione dei prezzi”, ha detto Lagarde, riprendendo le parole del governatore della Bank of England Andrew Bailey che a inizio anno aveva raccomandato ai lavoratori britannici di stare cauti sulle richieste di aumento altrimenti l’inflazione sarebbe andata fuori controllo

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