Lavoro Cida anche dirigenti in riforma ammortizzatori sociali

Lavoro: Cida, anche dirigenti in riforma ammortizzatori sociali

Libero Quotidiano News
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12 novembre 2020

Roma, 12 nov. (Labitalia) – Superare il sistema degli ammortizzatori in deroga, agevolare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, investire in formazione, accentuare ruolo e compiti del Fondo per le nuove competenze, spostare il baricentro dalle politiche passive a quelle attive per il lavoro, estendere le misure di sostegno occupazionali ‘anti-crisi’ ai manager. Sono le considerazioni che Cida, la confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità, ha posto al tavolo di confronto governo-parti sociali sulla riforma degli ammortizzatori sociali.
L’incontro ha fornito, spiega la Cida, “la ‘cornice’ politico-istituzionale entro la quale si declineranno poi le riunioni tecniche in programma nei prossimi giorni. Lo schema, come per i ‘cantieri’ del fisco e della previdenza, è quello di impostare alcuni provvedimenti urgenti nella legge di bilancio e avviare in una seconda fase gli interventi più strutturali”.
“Riteniamo necessaria una riforma degli ammortizzatori sociali, finalizzata a dare maggiori garanzie del lavoro, soprattutto per i giovani, e non del posto fisso -sostiene la Cida- mediante politiche attive a sostegno della ricollocazione e della mobilità professionale verso le reali richieste del mercato del lavoro più che attraverso misure meramente assistenziali. Tale materia andrebbe coordinata con gli strumenti del welfare di categoria messi a disposizione attraverso gli Enti bilaterali. In generale, una riforma degli ammortizzatori sociali dovrebbe essere inserita in uno scenario dove sia facile trovare lavoro quando lo si perde e in cui sia possibile governare il cambiamento prevenendo l’obsolescenza delle competenze. E lo Stato dovrebbe proporre soluzioni innovative che tutelino il lavoratore lungo tutto l’arco della vita lavorativa, non gravino solo sul bilancio dello Stato, ma siano frutto di condivisione, tramite il Ccnl, tra lavoratori e datori di lavoro”, spiega ancora la Confederazione.
“Se l’obiettivo della politica -spiega ancora la Cida- è quello di ‘tendere’ alla piena occupazione, la riforma del sistema degli ammortizzatori sociali deve andare in parallelo con la revisione del sistema dei servizi per il lavoro, normalmente composto dal binomio pubblico-privato, che oggi soffre della presenza di venti sistemi regionali di governance delle politiche per il lavoro diversi, con evidenti difficoltà di indirizzo da parte dello Stato. Occorre quindi migliorare e qualificare le collaborazioni Stato/Regione e pubblico/privato finalizzandole al raggiungimento di obiettivi comuni, superando le dispute sulle competenze e spostando l’attenzione su una progettazione congiunta di programmi, misure e servizi con obiettivi condivisi, concreti e misurabili, sull’intero territorio nazionale, garantendo diritti ed opportunità per tutti i lavoratori”.
“Più in generale, occorre passare dall’emergenza ad una riforma strutturale degli ammortizzatori sociali, al fine di superare i cosiddetti ‘interventi tampone’ (sostanzialmente condivisibili, tenuto conto dell’eccezionalità e dell’imprevedibilità della situazione, ma anche distorsivi del mercato) e risolvere il paradosso che esclude i dirigenti da questa forma solidaristica pur versando, paradossalmente, la relativa contribuzione all’Inps”, continua la Cida.
“Questo è un tema -aggiunge l’organizzazione- che Cida intende porre al tavolo con il Governo, attraverso proposte concrete che faranno parte del confronto tecnico. Anche i dirigenti, infatti, sono stati colpiti da riduzioni di personale o da procedure di licenziamento, causate dal Covid-19. Chiediamo l’introduzione, in via sperimentale, di uno strumento di sostegno ad hoc con cui affrontare l’impatto economico di questa emergenza e a salvaguardia della occupazione manageriale: un fondo speciale per il sostegno del reddito e dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale dirigente delle aziende del settore privato. E, nell’ambito del servizio di assistenza alla ricollocazione per i soggetti disoccupati, andrebbe poi istituito un elenco nazionale di dirigenti in servizio e in quiescenza disposti a svolgere una attività di formazione e tutoraggio”, conclude la Cida.



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