Le attrici del MeToo che denunciarono le molestie: “Pubblicità? Nessuna è famosa dopo la denuncia. Barbareschi nega la gravità della violenza”

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“Le attrici che denunciano molestie? Sono in cerca di pubblicità”. Le parole di Luca Barbareschi, affidate a Repubblica in un’intervista, scatenano le reazioni di chi quelle molestie le ha denunciate, sui giornali o in procura, per settimane. Le interpreti di Amleta, anzitutto, l’associazione che si batte contro la disparità e la violenza di genere nel mondo dello spettacolo, tirata in ballo dal regista. E le attrici – da Fioretta Mari a Pamela Villoresi, da Chiara Claudi a Margherita Laterza – che hanno raccontato nei mesi scorsi, sempre a Repubblica, decine di abusi, violenze, molestie, avances subite sul palco, in camerino, dietro le quinte, durante le prove, i casting, gli show. “A me viene da ridere – dice nel colloquio Barbareschi – perché alcune di queste non sono state molestate, o sono state approcciate malamente ma in maniera blanda, non cose brutte. Alcune di queste andrebbero denunciate per come si sono presentate”.

“Le nostre denunce sono verificate. Che le donne mentano è solo uno stereotipo”

Chi non ride, invece, è Cinzia Spanò, presidente di Amleta, che attacca: “In una riga Barbareschi liquida come ‘una carrellata di finte denunce’ quelle venute alla luce grazie al lavoro di Amleta. Barbareschi – affonda – forse si crede Dio e la sua esperienza e il suo percepito vengono da lui confusi con la verità per tutti e tutte noi. Noi al contrario abbiamo verificato che le donne che si decidono a denunciare hanno elementi, prove, testimonianze che confermano quello che dicono. Lo stereotipo che le donne mentano è molto radicato e di solito è alimentato da chi vuole mantenere intatto un sistema di potere e di oppressione. Non è basato su un’analisi della realtà ma sul nulla”.

“Chi si espone lo fa con coraggio e generosità non per egocentrismo”

E ancora: “Pubblicità? Non esiste un’attrice che sia diventata famosa denunciando una violenza. Al contrario – dice Spanò – L’esposizione in quest’ambito è un atto di grande coraggio e generosità verso tutte le altre. Un’attrice che si espone è consapevole di correre un grande rischio, è proprio per questo che riusciamo a procedere con le denunce soltanto nel 5% dei casi. Ma anche questo tabù si sta infrangendo”.

“Le attrici più esposte, ma lottiamo per tutte. Da Barbareschi mansplaining e benaltrismo”

“Amleta – spiega inoltre Spanò replicando al regista convinto che l’azione anti-molestie vada estesa anche “alla commessa che subisce per non perdere il lavoro” – è un’associazione di attrici. Evidenziando e denunciando la violenza in un contesto in cui gli stereotipi hanno più contribuito a normalizzarla, la usiamo però come lente di ingrandimento per ciò che accade a tutte le donne. Barbareschi non faccia mansplaining misto a benaltrismo”. Inoltre, sottolinea Spanò, “alcune particolarità della nostra professione espongono maggiormente le attrici: primo fra tutte il fatto che le attrici lavorano col corpo, poi le attrici lavorano con una materia psichica che necessita dell’abbassamento di molte difese e la creazione di un legame di fiducia con chi le guida, le attrici sono lavoratrici precarie a vita e fanno continui colloqui di lavoro (provini) che sono i momenti in cui maggiormente si concentrano gli abusi, le giovani attrici vengono bombardate sin dalle accademie con una retorica che riguarda la professione, una retorica vecchia e ridicola che è ora che tramonti per sempre”.

“Così Barbareschi sminuisce la violenza e nega i fatti”

Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna, che ha supportato il collettivo di Amleta nelle denunce, aggiunge: “Le dichiarazioni di Barbareschi sono un tentativo di salvataggio dei privilegi patriarcali di potere maschile per continuare ad agire violenza senza avere il rischio di essere riconosciuti e pagare per i gravi reati commessi. Chi come lui sminuisce la gravità della violenza e sposta la responsabilità della violenza dagli uomini violenti alle donne nega la realtà dei fatti e diventa connivente, corresponsabile, corrotto”.

“Come Differenza Donna – conclude – saremo sempre con Amleta e con le donne che vorranno ribellarsi alla violenza e denunciare. Le dichiarazioni che negano la violenza ci rendono ancora più consapevoli della necessità di coinvolgere tutte e tutti, in una lotta che ha ancora troppi difensori senza scrupoli”.

“Si rassegni: il MeToo è un movimento, molte cose stanno già cambiando”

Insomma il MeToo va avanti: “non è un momento, è un movimento”, dicono da Amleta. Il collettivo che, con altri, chiede l’introduzione del reato di molestia sessuale sui luoghi di lavoro. E Spanò chiude: “Barbareschi si rassegni, non sono più i tempi. Dopo le denunce di qualche mese fa molte cose stanno già cambiando. Stiamo incontrando chi si occupa dei provini, delle produzioni, del lavoro sul set. Stiamo stilando linee guida, spingendo per l’applicazione di protocolli già esistenti ma mai resi operativi, stanno avvenendo molte cose, spinte in avanti da tutto un mondo che si sta compattando e unendo nel contrasto alla violenza”.

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