Le bandiere dell’Ue e un nuovo chef. Il set di Villa Zeffirelli per il ritorno di Silvio

Pubblicità
Pubblicità

Una sistemata al vasto drappeggio damascato, la lucidatura del busto di Ottaviano Augusto all’ingresso, una sfoltita all’erba del prato attorno alla piscina riscaldata: la Cinecittà del centrodestra in crisi è pronta ad accogliere una nuova rappresentazione. Domani, sull’Appia antica, la residenza di Silvio Berlusconi ospiterà un altro vertice: dopo l’incontro a tre con Salvini e Meloni ecco il pranzo con i leader e i ministri di Lega e Forza Italia. A confermare il ruolo che la casa che fu di Franco Zeffirelli è destinata ad avere in questa travagliata stagione politica: piazza fisica ma soprattutto set virtuale delle reunion della coalizione. L’ultima volta, senza la possibilità di avere alcun commento in presa diretta, ai media è stata girata una non modica quantità di foto e video del Cavaliere e dei suoi giovani alleati amabilmente dialoganti o a passeggio sorridenti fra i viali di Villa Grande (mai nessun nome ha reso meglio l’ambizione del proprietario) con il barboncino al seguito: si presume trattavasi di Dudù. Chissà cosa ci attenderà stavolta, chissà cosa proporrà l’attenta regia del ritorno in campo di Berlusconi, chissà come si svilupperà la trama del nuovo film che di certo avrà ancora una scenografia mozzafiato. Perché Berlusconi, va da sé, non ha badato a spese per ristrutturare questa dimora, malgrado la manutenzione delle altre (Arcore, Macherio, Lago di Como, Villa Certosa) gli sia costata circa 35 milioni negli ultimi dieci anni. Tutto è stato rimesso a nuovo. Non ci sono più le foto di Pavarotti, Sting, Maria Callas, Gregory Peck, Charlie Chaplin, Sean Connery, Elizabeth Taylor. Non ci sono più i cimeli della lunga vita di Franco Zeffirelli. Nulla, o quasi, ricorda l’esistenza del Maestro (ed ex senatore di Forza Italia), al quale Berlusconi nel 2001 evitò l’onta di uno sfratto, rilevando la villa pur lasciando l’illustre inquilino ad abitarvi in comodato d’uso, sino alla morte nel giugno del 2019. 

Perché Berlusconi non può andare al Quirinale

L’ex premier ha preferito importare lo stile della Real casa di Arcore, con drappi, carte da parati e poltrone di damasco giallo, quelle che ornano lo studio al pian terreno della villa, dove alle spalle della scrivania ci sono le bandiere dell’Italia e dell’Europa, con tanti saluti ai sovranisti, e a lato l’albero della libertà con il vessillo di Fi al centro. Vi è ben poco non solo delle atmosfere zeffirelliane, in questo luogo, ma anche della mitologia di Palazzo Grazioli, abbandonato per via di un canone d’affitto ormai elevatissimo – 480 mila euro l’anno – ma comunque rimasto un’icona del berlusconismo di governo. Non c’è una sede attrezzata a “parlamentino” di Forza Italia, come in via del Plebiscito, ma una sala riunioni con un lungo tavolo e una trentina di sedie, con vetrata sul giardino. Non ci sono le stanze per i consiglieri personali di Berlusconi, che a Grazioli erano Letta e Bonaiuti. E nella zona notte – cinque camere da letto al piano superiore – non si ha notizia del “lettone di Putin”, simbolo dei festini che dieci anni fa scatenarono il caso politico-giudiziario che si trascina tutt’oggi. Questa pur vivace terza età di Berlusconi non prevede comunque “cene eleganti”: non c’è più neppure lo storico cuoco Michele Persechini a preparare le patriottiche “penne tricolori” ma il romanissimo Adelmo Di Boni, il cui pezzo forte sono le meno pretenziose pere al vin brulè.

È in tal nuovo, più sobrio ma non meno lussuoso, contesto che Berlusconi ambienta l’ennesimo atto della sua poliedrica esistenza, è qui che intende installare – senza, giocoforza, gli eccessi del passato – il quartiere generale della difficile, se non proibitiva, missione Quirinale. Le porte sono aperte per gli irrequieti alleati della Destra e chissà, anche per qualche ospite internazionale: pare che il capo di Mediaset abbia invitato in quest’oasi verde sia Putin che Angela Merkel. Ma soprattutto le telecamere sono accese, in uno show che non si ferma. Non a caso, uno dei primi messaggi di benvenuto è arrivato da un vicino di casa che con il cinema ha una discreta familiarità: Christian De Sica. Ciak, si (ri) gira. E Berlusconi prova a interpretare di nuovo il ruolo di primattore.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source