Le battaglie di Fedez, dalla difesa del ddl Zan alla malattia

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Fedez contro il Codacons, Fedez contro il Covid, Fedez che dal palco del Concertone del Primo maggio difende il ddl Zann contro l’omotransfobia. Sono tante le battaglie che hanno visto, e vedono, il rapper impegnarsi in prima linea, fino a quest’ultima, forse la più dura, che lo terrà impegnato in quello che lui stesso ha definito “un percorso importante”. Tutte sfide che Federico Leonardo Lucia, il suo vero nome, combatte a colpi di post sui social, come si dice ‘mettendoci la faccia’ e sempre con la sua compagna al fianco: Chiara Ferragni.

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I Ferragnez tra business, musica, impegno e social

Una coppia super impegnata, fra arte, affari e famiglia. Il tutto, volutamente, sotto la lente dei social. Un unicum nel nostro Paese. Per loro è stato anche creato un appellativo che è diventato, a tutti gli effetti, un brand: Ferragnez. Ma la loro è anche una storia di impegno sociale, che nel 2020, in piena pandemia, gli ha fatto ottenere uno dei massimi riconoscimenti della città di Milano, l’Ambrogino d’oro, grazie alla raccolta fondi che ha permesso di creare un reparto di Terapia intensiva per i malati Covid al San Raffaele di Milano, lo stesso ospedale che ora sta curando il cantante per il tumore neuroendocrino del pancreas che lo ha colpito.

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Una campagna che ha fatto storia raccogliendo, nell’arco di un anno, la cifra record di quasi 4,5 milioni di euro, stabilendo (all’epoca) il primato del crowdfunding più grande in Europa e attestandosi tra le 10 più grandi campagne del mondo su GoFundMe, grazie a 206mila donatori e a 180mila condivisioni sui social media. Un risultato che, in circa 8 giorni, aveva permesso la realizzazione di un reparto con 14 posti letto e dotato delle tecnologie più avanzate (Tac, archi radiologici ed Ecmo – la macchina cuore polmoni) per trattare i malati gravi a causa del coronavirus e per i quali è necessaria assistenza respiratoria.

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La battaglia per il ddl Zan

Cinque mesi dopo, eccolo di nuovo Fedez salire sul palco del Concertone del Primo maggio, in piazza San Giovanni a Roma. Il cantante irrompe con una lunga tirata politica e attacca le posizioni della Lega sul Ddl Zan ed elenca le frasi di alcuni esponenti del Carroccio, come Andrea Ostellari, a capo della Commissione Giustizia in Senato: “Ha deciso che un disegno di legge già approvato alla Camera può tranquillamente essere bloccato dall’iniziativa di un singolo, cioè se stesso”. Poi, l’elenco delle frasi omofobe pronunciate da alcuni esponenti della Lega: “‘Se avessi un figlio gay lo brucerei nel forno’, Giovanni De Paoli, consigliere regionale della Lega Liguria. ‘I gay? Che inizino a comportarsi come tutte le persone normali’, Alessandro Rinaldi, consigliere per la Lega, Reggio Emilia”. Un discorso che provocò un terremoto, fra i politici e i vertici Rai.

All’inizio del suo discorso, Fedez aveva rivelato di aver dovuto inviare il testo ai vertici di Rai 3, “perché doveva essere messo al vaglio della politica. Approvazione che in prima battuta dai vertici di Rai 3 non c’è stata – aveva detto – perché mi hanno chiesto di omettere i riferimenti ai partiti, ai nomi dei politici. Ho dovuto lottare un pochino e alla fine mi hanno dato il permesso di dire ciò che dico, assumendomene le responsabilità. E comunque il contenuto è stato definito dalla vicedirettrice di Rai 3 ‘inopportuno'”. Poi, per dimostrare la veridicità di quanto detto, aveva anche postato il video della sua telefonata con i vertici dell’azienda.

Un caso finito in tribunale accompagnato da un lungo strascico di polemiche politiche. La Rai aveva infatti deciso la querela per diffamazione contro il rapper per “l’illecita diffusione” dell’audio della telefonata con i vertici di Rai 3 e per diffamazione aggravata “della società e di una sua dipendente”. Ma il tutto si concluse con la Rai che, pochi mesi dopo, ritirò la querela per, si disse, “mancanza di requisiti”. La polemica sul ddl Zan si riaccese all’indomani dell’affossamento del disegno di legge al Senato, con un durissimo atto di accusa contro Matteo Renzi che “si proclamava paladino dei diritti civili ed è lo stesso che oggi pare sia volato in Arabia Saudita mentre si affossava il Ddl Zan?”. E poi c’è il (lungo) capitolo Codacons.

Fedez vs. Codadons (e viceversa)

“Non ne posso più. Sono perseguitato”, aveva detto il rapper in un video pubblicato sui suoi social a luglio dello scorso anno per sfogarsi. Aveva appena ricevuto “l’ennesima raccomandata” contenente una denuncia da parte del Codacons, il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori che replicava: “Ha nuovamente attaccato l’associazione dei consumatori ricorrendo a insulti e violenza inaccettabili. Evidentemente Fedez non ha letto la nostra istanza e, se l’ha letta, non l’ha capita, dimostrando leggerezza e superficialità”.

Il Codacons denuncia Fedez per la raccolta fondi. Il rapper: “Sono basito”

La raccolta fondi per i lavoratori dello spettacolo

L’ennesimo casus belli era stata la raccolta fondi che l’artista aveva contribuito ad organizzare a favore dei lavoratori dello spettacolo. “Riescono a paragonare la nostra raccolta fondi (Scena unita ndr), con cui abbiamo raccolto più di 5 milioni di euro per i lavoratori dello spettacolo, alla raccolta fondi di Malika”, aveva detto facendo riferimento all’iniziativa per aiutare a far ripartire il comparto di musica, arte e spettacolo, messo in ginocchio dalla pandemia e dai tanti mesi di stop che ne erano seguiti. Una iniziativa che il Codacons paragonava al caso di una ragazza omosessuale cacciata di casa dai genitori. La giovane aveva utilizzato una parte delle donazioni ricevute per acquistare una Mercedes. Il Codacons, spiegava Fedez su Instagram, “chiede di procedere all’immediato sequestro”.

I (tanti) precedenti

In precedenza il Codacons aveva più volte denunciato il rapper, in particolare per pubblicità occulta: per il video di Mille con Achille Lauro ed Orietta Berti, per aver fatto beneficenza a bordo di una automobile, di sua proprietà, mostrandone il logo. Ma anche contro Chiara Ferragni, per il video clip del brano di Non mi basta più perché al suo interno erano stati inseriti alcuni prodotti per fini commerciali.

In precedenza Fedez aveva accusato il Codacons di aver fatto una comunicazione ambigua durante il lockdown, chiedendo fondi per il Covid che poi sarebbero finiti nelle casse dell’Associazione che aveva risposto spiegando che anche loro pagavano le conseguenze economiche della pandemia.

Altro episodio al centro di feroci polemiche, la raccolta fondi di Fedez e Chiara Ferragni per l’ospedale San Raffaele, la stessa iniziativa che, come detto in precedenza, gli ha permesso di ricevere l’Ambrogino D’Oro. Ma anche in questo caso il Codacons era intervenuto, chiedendone il ritiro.

Fedez infuriato contro il Codacons per l’ennesima istanza, su Instagram insulta l’associazione

Fedez aveva anche risposto per le rime alla conduttrice Rai Eleonora Daniele, che in diretta sul primo canale pubblico aveva accusato Chiara Ferragni di non aver utilizzato la sua popolarità per fare beneficenza durante la pandemia e il Codacons lo aveva accusato di fare cyberbullismo nei confronti della conduttrice.

Altra denuncia dell’associazione, quando l’imprenditrice digitale era stata ritratta da un’artista come La Madonna con il bambino, accusandola di aver compiuto un atto blasfemo e di over offeso tutte quelle persone che ripongono la loro fede nella religione cattolica.

Se Fedez tiene prigioniero il paziente Federico

Poi è stata la volta del Festival di Sanremo dello scorso anno, quando il coordinamento aveva richiesto la squalifica del rapper, in concorso con Francesca Michielin, per aver pubblicato una piccola anteprima del loro brano Chiamami per nome: “Il Codacons ha fatto ben 2 richieste al Tar per la mia esclusione con richiesta di provvedimento d’urgenza. Oggi posso dirvi che sono state entrambe respinte e loro sono stati condannati al risarcimento delle spese“ aveva rivelato sul suo profilo social dopo essersi scusato con la sua compagna di gara per il gesto che avrebbe potuto causargli la squalifica.

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