Le Borse di oggi, 24 gennaio. Mercati Ue in forte calo in attesa della Fed e con le tensioni Usa-Russia sull’Ucraina. Piazza Affari a -4%

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MILANO – Ore 16:50. Avvio di settimana pesante per i mercati occidentali, che guardano alla riunione del comitato di politica monetaria della Fed in programma domani e mercoledì. Dall’incontro ci si attendono indicazioni sul rialzo dei tassi, con il primo ritocco previsto già per la primavera. Secondo gli osservatori la diffusione di Omicron potrebbe alzare ulteriormente la pressione sull’inflazione costringendo la banca centrale ad un intervento più deciso quest’anno. “Il nostro scenario di base è per quattro strette (monetarie) nei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre. Ma intravediamo il rischio che il Fomc decida di agire in senso restrittivo in ognuno dei meeting previsti, fino a quando il quadro dell’inflazione non cambierà”, ha scritto David Mericle, economista di Goldman Sachs, in una nota diramata qualche giorno fa. Intanto altre incertezze si aggiungono dal quadro geopolitico con le nuove tensioni tra Stati Uniti e Russia sull’Ucraina, con la decisione precauzionale di Washington di evacuare le famiglie del personale diplomatico di stanza a Kiev.

I listini Ue partono così in flessione ed estendono le perdite durante la seduta, che si avvia a chiusura sui minimi: l’indice Cac 40 di Parigi arretra del 3,8%, il Dax 30 di Francoforte cede il 3,7% e l’Ftse 100 di Londra lascia sul terreno il 2,5%. Milano è tra le peggiori del Vecchio continente e il Ftse Mib registra una flessione del 3,7% (dopo aver toccato il -4%) con un -0,39% attribuibile però allo stacco delle cedole. Anche Wall Street amplia le perdite, alla vigilia del comitato direttivo della Fed che dovrebbe annunciare il primo rialzo dei tassi dell’anno nel mese di marzo. Il Dow Jones lascia sul terreno l’1,49%, lo S&P 500 perde l’1,91% e il Nasdaq Composite cede il 2,25%. In Asia Tokyo ha chiuso in rialzo, guadagnando lo 0,24%.

In una giornata nera per il comparto azionario, lo spread tra Btp e Bund tedeschi a 10 anni resta piuttosto calmo. Il differenziale, nel giorno dell’avvio del voto per il Quirinale, si muove attorno ai 136 punti base rispetto a un avvio a quota 133 e una chiusura di venerdì a 135 punti base. Il rendimento del prodotto del Tesoro è all’1,26%, sui livelli più bassi da una settimana. In linea generale, in queste ore sta andando in scena una dinamica da “risk-off” sui mercati, con i rendimenti dei bond in discesa (e quindi i prezzi, che si muovono all’inverso, in risalita) con gli investitori che si spostano sugli asset considerati meno rischiosi. Attenzione anche alle prossime trimestrali in pubblicazione, in particolare dal comparto tecnologico con colossi come Apple, Microsoft o Samsung attesi alla prova dei conti in settimana: le azioni tech sono state quelle maggiormente punite da questa “rotazione” dei mercati che si sono mossi via dai settori a maggior rischio/rendimento, come appunto il comparto tecnologico.

Tra i dati macroeconomici, l’indice Pmi composito dell’Eurozona, messo a punto da Ihs Markit, cala 52,4 a gennaio (53,3 a dicembre) ai minimi da 11 mesi ma meglio dell’atteso 52,6. Male il comparto del terziario: l’indice Pmi servizi scende a 51,2 (da 53,1 di dicembre), ai minimi da 9 mesi e ma meglio della stima a 52,2. Bene invece l’indice Pmi manifatturiero che sale a 59 (da 58 di dicembre), ai massimi da 5 mesi e meglio anche dell’atteso 57,5

Tra le valute, l’euro è in live e calo e passa di mano a 1,1324 (1,1344 venerdì sera a New York). Sullo yen l’euro è in leggero rialzo a 128,84  (+0,132%). Si segnala ancora la difficoltà del Bitcoin, sempre più correlato alla propensione al rischo sul mercato azionario: il Bitcoin ha toccato un nuovo minimo a sei mesi in area 33.046 dollari, con un calo di oltre il 5% nelle ultime 24 ore (dati CoinDesk). Peggio fa l’Ethereum con -10% circa a 2.230 dollari. Entrambe le due maggiori cripto segnano valori di oltre il 50% inferiori rispetto ai massimi storici toccati a novembre. Da inizio mese Ethereum ha perso il 38%.

Bitcoin a picco, rispetto ai massimi vale la metà. Pesano il caro energia e le restrizioni della Russia e di altri paesi Ue

Tra le materie prime l’effetto delle tensioni Usa-Russia si fa sentire anche sul petrolio, con le quotazioni in rialzo. Il greggio Wti guadagna lo 0,55% a 85,61 dollari al barile mentre il Brent del mare del Nord torna a quota 88,41  dollari (+0,50%).

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