Le Borse di oggi, 4 marzo. Venerdì nero per i listini, Milano giù del 6,2%. Piazza Affari perde 36 miliardi, l’Europa quasi 400

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MILANO – Gli scambi sui mercati europei chiudono in forte ribasso, al termine di una giornata segnata dall’altissima la tensione sul comparto delle materie prime, con gli investitori preoccupati dall’escalation militare in Ucraina segnata dall’attacco della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa. Mentre la Borsa di Mosca resta chiusa per il quinto giorno, le Piazze europee segnano un vero e proprio venerdì nero: il conto della capitalizzazione perduta è di 393 miliardi. Francoforte cade del 4,39%, Parigi del 4,97% e Londra arretra del 3,59%. Milano precipita ed è la peggiore con un calo del 6,24% ai minimi da febberaio 2021: rispetto ai livelli toccati a inizio gennaio, la perdita è ormai del 20% e Piazza Affari è quindi in piena “correzione”. Il conteggio della giornata odierna dice di 36 miliardi di capitalizzazione andati, quasi 94 dal 24 febbraio, giorno del primo attacco.

Tra i singoli titoli, Tim ancora in grande sofferenza dopo il piano e il comparto bancario martoriato: il sotto-indice di settore crolla di oltre dieci punti percentuali, Unicredit – la più esposta delle banche italiane – è tra i titoli peggiori con un calo che supera il 15%. C’è poi il paniere “viaggi e tempo libero” tra i più penalizzati, con anche le Tlc. Anche Wall Street si muove in negativo: alla chiusura dei mercati europei, il Dow Jones perde l’1,3% e il Nasdaq peggiora a -2%.

“I titoli sui bombardamenti russi sull’impianto nucleare stanno chiaramente determinando un ‘flight to quality'”, ha detto Chamath de Silva, gestore di BetaShares Holdings, alla Bloomberg. Significa che i soldi si spostano (“volano”) verso gli investimenti percepiti come più solidi (“di qualità”), come i titoli di Stato, il dollaro, l’oro.

Tornano intanto a salire le quotazioni del petrolio, in una settimana che – secondo i calcoli di Bloomberg – per le materie prime si avvia a conclusione con rincari che non si vedevano dal 1974, tempi della crisi petrolifera. Dopo il calo di ieri sera seguito ai picchi raggiunti durante la giornata che avevano portato il greggio ai massimi dal 2013, il barile torna in forte aumento a New York, dove le quotazioni del Wti aggiungono il 3,6% e salgono sopra 111 dollari, mentre il Brent si porta oltre 114 dollari. Alta tensione anche sul gas, che è partito in ribasso, poi ha aggiornato il suo record a 208 euro per megawattora alla piazza di Amsterdam e quindi in serata si è riportato sotto la soglia di 200 euro. Ieri è stato riportato lo stop ai flussi da Est al gasdotto Yamal, oggi Gazprom fa sapere che “sta inviando gas naturale in Europa via Ucraina in linea con le richieste, con flussi che raggiungono 109,5 milioni di metri cubi.

Sale, con i beni rifugio, l’oro con il prezzo spot che si stabilizza poco sotto quota 1.940 dollari l’oncia. Si apprezzano anche i Treasury americani, tradizionale punto d’appoggio degli investitori per i momenti di volatilità: il rendimento (che si muove all’opposto del prezzo) scivola sotto l’1,8%.

Chiusura in netto calo, questa mattina, per la Borsa di Tokyo che ha accusato una flessione del 2,23%, a quota 265.985,47 punti. Male anche il più ampio indice Topix che ha segnato un’ultima posizione a 1.844,94 punti, in calo dell’1,96% rispetto al riferimento precedente. Le azioni asiatiche sono ai minimi dal 2020, nota la Bloomberg: oggi in rosso anche Shanghai (-0,96%) e Shenzhen (-1,28%).

Nel comparto valutario l’euro crolla in chiusura, affondato dall’escalation della guerra in Ucraina e dall’avvicinarsi della stretta monetaria della Fed. Il cambio contro il dollaro ha terminato la sessione a circa 1,0915, sui minimi da maggio 2020, con una perdita di quasi l’1,5% per la divisa europea. Sfiora invece il 2% la svalutazione nei confronti dello yen, con il cross a 125,35. Il rapporto con il franco svizzero è sceso al minimo dal 2015 a 1,0020, mentre quello con la sterlina è precipitato a 82,60 pence, come non accadeva dai tempi del referendum sulla Brexit nel 2016. Il biglietto verde si tiene forte sul rublo in area 116, mentre con la fuga dagli asset rischiosi paga anche il Bitcoin che dopo i recenti rialzi scivola verso 40mila dollari.

Nelle ultime ore si registrano le decisioni di Moody’s e Fitch di declassare il rating sul debito di Mosca a livello “spazzatura”, alla quale si è unita anche S&P. Durissimo il report sull’economia russa di Jp Morgan, che stima un crollo del Pil del 7% quest’anno ed evoca un collasso che potrebbe superare, per gravità, quello visto dopo il default del debito nel 1998. Intanto sale il pressing ancora a livello internazionale, con la pressione per impedire a Mosca di beneficiare della sua allocazione di Diritti speciali di prelievo da parte del Fondo monetario internazionale. Secondo la Reuters, tanto gli Usa che l’Ue vorrebbero tagliare la Russia fuori dal Fmi: ha ricevuto lo scorso anno una nuova allocazione di 17 miliardi di dollari in Dsp, ma per spenderli deve trovare un partner pronto ad accettarli e fornire in cambio valuta. In Italia, intanto, la Banca d’Italia attraverso la Uif – Unità di informazione finanziaria – ha chiesto agli istituti di comunicare quanto prima nominativi e consistenze dei rapporti finanziari congelati a seguito delle sanzioni.

Lo spread tra Btp e Bund tedesco chiude la giornata in rialzo a 165 punti base, con il rendimento che scende però all’1,55%: i capitali che si spostano verso i beni-rifugio premiano di più il Bund e quindi il differenziale si allarga.

Tra i dati macro di giornata si registra il report sul lavoro Usa, che supera le attese: il mercato americano ha creato 678mila posti a febbraio, ben oltre i 400mila messi in conto dagli analisti. Il tasso di disoccupazone è sceso dal 4 al 3,8%.

In Europa, le esportazioni e le importazioni tedesche sono scese inaspettatamente nel mese di gennaio, condizionate dalle persistenti strozzature alle forniture nel settore manifatturiero: le importazioni sono diminuite del 4,2%, rispetto a una previsione media per un aumento del 2,0%. Le esportazioni sono scese del 2,8% dal +1,2% precedente. Il surplus commerciale è aumentato a 9,4 miliardi di euro (10,36 miliardi di dollari) da un 8,1 miliardi di euro rivisto al rialzo il mese precedente.

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