Le lacrime di Giorgio Armani per i bambini ucraini. Sfila in silenzio, in prima fila Liliana Segre

Pubblicità
Pubblicità

“Per rispetto delle persone coinvolte tragedia in corso, la sfilata andrà in scena senza musica”. È con questo annuncio che si apre lo show uomo e donna di Giorgio Armani, nel Teatrino Armani di via Borgonuovo. E, in effetti, in sala si sente solo il rumore dei tacchi sulla passerella e il tintinnare dei cristalli sui vestiti. Un momento emozionante, il primo in questa fashion week che affronta direttamente il dramma dell’invasione russa in Ucraina, e la cui intensità pochi minuti dopo aumenta ancora di più, quando lo stilista incontra i giornalisti per spiegare le ragioni del suo gesto.

Le parole (e le lacrime) di Giorgio Armani

«Era tutto pronto, ma poche ore fa ho deciso di fare così. Ho pensato a come potessi segnalare i battiti del mio cuore per questi bambini…». La voce gli si spezza, e gli scappa un singhiozzo. Gli occhi sono visibilmente gonfi di lacrime, ma lui si ricompone e prosegue. «Noi siamo presenti, certo, ma non abbiamo voglia di festeggiare. E vi dirò che l’assenza della musica l’avete avvertita voi in sala, ma si percepiva anche in backstage. Ho visto i modelli molto commossi e molto colpiti, e questo credo che alla fine abbia anche aiutato gli abiti, molto». Si ferma, tira un respiro, e conclude, quasi sorpreso: «Che scemo, mi sono messo a piangere!».

La senatrice Liliana Segre in prima fila

Tra le star in sala, da Anne Hathaway ad Alexander Skarsgård, c’è una presenza insolita in un simile contesto, Liliana Segre. «Ci siamo conosciuti alla Scala lo scorso dicembre, e lei ha espresso il desiderio di assistere a una mia sfilata. Il che ovviamente mi onora, anche se magari non tutto la convincerà: immagino che ci siano pezzi che lei non si vedrebbe mai addosso…». Alla domanda se ha avuto modo di parlare oggi con la senatrice, lo stilista spiega che «Avrei moltissime domande da farle, ma non credo che gliele farò». Quali sarebbero allora, queste domande? «Quando sono a casa, e in tv passano un documentario sull’Olocausto, è più forte di me, devo guardarlo: devo rendermi conto di cosa abbiano patito quei poveri esseri umani, è il mio modo di partecipare al loro dolore, anche solo da casa mia, davanti a una televisione».

Storie

La donna dell’anno di D: Maurizio Molinari intervista Liliana Segre

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source