Le luci a Led provocano un “effetto hangover” alle piante

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Le aree urbane non sono certo ambienti accoglienti per le piante. La povertà del suolo, l’inquinamento e la natura artificiale tutto intorno hanno in parte selezionato nel tempo le specie che possono crescere in città. Anche l’illuminazione pubblica ha un effetto negativo sulla vegetazione. E non stiamo parlando delle lampadine ad arco dei lampioni del secolo scorso ma dei sistemi a Led, la più efficiente tra le tecnologie disponibili in termini di risparmio energetico.
 

Circa il 60% dei Comuni italiani negli ultimi anni ha sostituito i vecchi impianti con queste nuove sorgenti più sostenibili. Ma per alcuni alberi come platani e tigli, molto diffusi nei viali alberati di tutta Italia, queste lampadine a basso consumo hanno uno spettro luminoso con un picco nella regione blu che ne rallenta i riflessi. L’effetto è simile a quello dei postumi di una sbronza. Vicino a una fonte luminosa l’attività di fotosintesi dell’albero prosegue anche dopo il tramonto. Ma al mattino, dopo una notte da leoni, le foglie faticano ad assorbire anidride carbonica. Mentre negli esemplari di platani e tigli che vivono alla luce naturale questo fenomeno non avviene. Lo ha rivelato una ricerca dell’Università di Pisa pubblicata in questi giorni sulla rivista internazionale Science Of the Total Environment.
 

Ma se le luci a Led non sono adatte quali sono le alternative?

Lo studio ha confrontato 15 esemplari per ciascuna specie, cinque in condizioni di luce naturale e i rimanenti esposti a un sistema di illuminazione a LED a trenta centimetri dalla chioma. “Sia il tiglio che il platano hanno risentito della luce artificiale con quello che abbiamo chiamato un effetto simile all’hang-over – spiega Ermes Lo Piccolo, ricercatore di arboricoltura e tra gli autori dello studio – Ma questa tecnologia di illuminazione ha un effetto negativo in più sul platano perché ne ritarda la quiescenza autunnale”.

I platani, come molte altre piante chiamate decidue, in autunno perdono le foglie ed entrano in una sorta di letargo vegetale in attesa della primavera. “Gli alberi di questa specie che crescono più vicini alle sorgenti luminose, al contrario, mantengono una parte della chioma anche durante la stagione fredda – aggiunge – così diventa più vulnerabile alle gelate e, in caso di nevicate cospicue, può risentirne la stabilità stessa dell’albero”.

Ma come si può intervenire sull’illuminazione pubblica per proteggere questi alberi senza rinunciare al risparmio energetico? Le Università di Pisa e Firenze hanno presentato, nell’ambito del programma del ministero riservato ai progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale (PRIN) un programma di studio dal titolo StreeTLAMP per sviluppare una nuova tecnologia a LED con uno spettro luminoso accettabile anche per le piante che vivono negli ambienti urbani. “L’alternativa – conclude Lo Piccolo –  è selezionare sul lungo periodo quelle specie, come il platano comune, che risultano più sensibili alla luce artificiale per progettare in modo diverso le città”.

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