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Le primarie al veleno di Bologna, la renziana “di sinistra” contro il Pd

La Republica News
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“Eravamo amici e penso che lo siamo ancora”, dice a un certo punto Matteo Lepore. Il candidato del Pd alle primarie del centrosinistra ha alle spalle il murales che agli orti urbani della Pescarola immortala Giacomo Bulgarelli, centrocampista e capitano del Bologna ai tempi dello scudetto del 1964. Parla di Isabella Conti, l’outsider, la sfidante, l’ex compagna di scuola con cui il giorno prima ha litigato in mezzo a un mercato infiammando una contesa già aspra. Lei con dietro una telecamera a dirgli: “Mi hai diffamata parlando di cene inesistenti con imprenditori che non vogliono rispettare il contratto nazionale di lavoro”. Lui a replicare: “Parliamo di temi, non facciamo sceneggiate”. Per dire poi: “E quando ha detto che non ho spina dorsale? Che sono colluso coi poteri forti? Non è diffamazione questa?”.

centrosinistra

Comunali, la lettera aperta di Isabella Conti: “Donne progressiste in politica non siano le ancelle di nessuno. Ora alziamo la voce”

E’ come se ci fosse qualcosa di personale in un duello che è – finalmente – vero. Non sono primarie che confermano una scelta già fatta, quelle di Bologna. Sono, con orgoglio, un laboratorio per il Pd e per la strada che intende percorrere. Lepore ha messo insieme una coalizione che tiene insieme la sinistra di Emily Clancy (Coalizione civica), la lista Coraggiosa di Elly Schlein, i dirigenti del Pd locale, le Sardine, perfino la promessa di un appoggio esterno del Movimento 5 stelle, per quanto – come sempre – diviso.

Alla Pescarola, zona di case popolari e di parco e di orti dove ogni tanto un anziano entra a prendere le zucchine per la minestra, “casa di Andrea e Piero” – dice la consigliera comunale Federica Mazzoni che è lì per presentare l’assessore e candidato – Lepore parla davanti a qualche decina di cittadini venuti ad ascoltare. Di diritto al riposo contro i rumori dell’aeroporto, di fragilità – sociali, fisiche – che non devono diventare uno stigma, ma devono essere accolte e soccorse. Di medicina del territorio, psicologi e fisioterapisti di comunità, un parco ciclabile in ogni quartiere, mobilità sostenibile. E quindi il tram, nonostante le proteste della signora bionda con la maglietta Levis che dice: “E’ una soluzione vecchia che devasta la città”. E quindi “convincere, non costringere, le persone a non usare l’auto privata. Per questo serve la ferrovia urbana che dobbiamo farci finanziare, perché il trenino non può passare ogni ora, deve passare ogni 5 minuti”. 

Sono con lui la maggior parte di quelli accorsi qui. Perché “la candidatura di Conti – sostiene Angela Iacopetta, accento francese, ma abitante del quartiere da sempre – è un cavallo di Troia che ha l’unico scopo di spaccare la sinistra”. Perché, sostiene la consigliera Mazzoni, “se voi lo sentite Matteo non parla mai di io, ma di noi. E’ profondamente radicato in un noi”.

Così risponde a tutti, Lepore. La barba chiara che comincia a imbiancare, gli occhi azzurri dietro a una montatura leggera, il telefonino che quando squilla manda la musica del vecchio cartone Disney di Robin Hood. Mentre buttati dietro, sul sedile della macchina con cui porta a scuola Irma, 5 anni, e non ancora Orlando, che ha 4 mesi, ci sono l’ultimo libro di Enrico Letta, Anima e cacciavite, e Un’amicizia di Silvia Avallone.

La mascherina fucsia, lo racconta a ogni comizio, gliel’ha prestata per la prima volta la moglie dicendo: “Così dimostri di essere contro ogni pregiudizio”. E lui ne ha fatto un marchio e una bandiera.

Anche su questo lo ha attaccato, Isabella Conti. “E’ troppo facile eh, non è che indossi una mascherina rosa e puoi sapere cosa significhi essere donna. Io che ho visto la prostituzione, gli aborti clandestini, le ragazze abusate, non posso accettarlo”.

Hanno quasi la stessa età, 40 anni lui, 38 lei. Non erano solo allo stesso liceo classico, il Galvani, quello di Pier Paolo Pasolini, un po’ più snob del “comunista” liceo Minghetti. Erano anche nella stessa sezione e chissà se la rivalità era già iniziata a scuola. Di certo, adesso si sente. Sono stati entrambi nella sinistra giovanile (lei uscita presto, in polemica con i fondi alle scuole paritarie del governo D’Alema). Entrambi consiglieri comunali, lui a Bologna, lei a San Lazzaro, il paese alle porte della città di cui è diventata sindaca nel 2013. Mentre Lepore diventava assessore della prima giunta Merola e veniva riconfermato – con la delega della Cultura – nella seconda.

C’entra Matteo Renzi, in questa storia. C’entra perché fu lui, da segretario del Pd, a sostenere Conti quando lei si mise contro il partito locale per cancellare un appalto reso famoso come “la colata di Idice”. Subendo pressioni che denunciò in procura. Ricevendo cause legali per ora vinte, 48 milioni richiesti al comune da uno degli imprenditori che perse l’affare (il ricorso è al Consiglio di Stato). 4 richiesti a lei personalmente, ma la sentenza passata in giudicato l’ha assolta e le è anche valsa 40mila euro di spese legali.

E’ per quel sostegno inaspettato (Conti aveva votato Bersani alle prime primarie contro Renzi, Civati alle seconde) che lei gli resta fedele e passa a Italia Viva. Ha lasciato gli incarichi dirigenziali, ora, si presenta come indipendente, ma le resta una certa insofferenza per quella che chiama “la ditta”. Per un sistema consolidato che sono molti, a Bologna, a contestare. E così, un po’ a sorpresa, sono con lei i Verdi. Intellettuali sempre critici coi dem come Gianfranco Pasquino e Pier Giorgio Ardeni, l’ex direttore dell’Istituto Cattaneo che dice: “Sono 22 anni, dalla candidatura Bartolini, che questo Pd a Bologna non ha capito niente. Governa con il suo sistema – partito, cooperative, Unipol – che tiene dentro chi ci sta. Non ha fatto  male, ma ha fatto ‘così così’. Come in tutte le situazioni di monopolio, si finisce per fossilizzarsi”. E quindi: “E’ ora di scuotere il sistema. Queste primarie sono un’opportunità per farlo dentro il recinto di centrosinistra”.

Ma qual è questo recinto? Perché le primarie del 20 giugno, a Bologna, sono – anche questa una novità – a geometrie variabili. Giancarlo Tonelli, direttore dell’associazione commercianti – per capirci, il ruolo che a suo tempo ricoprì l’ex sindaco di centrodestra Giorgio Guazzaloca – ha detto che sosterrà Conti. Andrà a votare nei gazebo del centrosinistra, quindi. Ma non esclude, se Conti perdesse, di candidarsi con il sostegno del centrodestra. C’è lui, con lei. Ci sono pezzi di Confindustria. C’è il mondo che si riconosce in Pier Ferdinando Casini, eletto a Bologna nelle liste del Pd renziano, ma con una storia targata Dc e poi centrodestra alle spalle. Quello dell’ex ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. 

Sotto alla finestra dello studio che fu di Lucio Dalla, davanti al muro dov’è disegnata – come un’ombra proiettata – l’immagine del cantante che suona il sax circondato dai gabbiani delle sue Tremiti, Isabella Conti scaccia le domande scomode con un sorriso. “Sono stata eletta sindaca di San Lazzaro la prima volta col 59  per cento, la seconda con l’81. Al primo turno. Quando mi vengono a dire ‘ti ho votata, ma non avevo mai votato a sinistra’, io rispondo ‘perché la sinistra non l’hai mai vista’”. Giura che dalle primarie non si sfila all’ultimo momento per fare la sua corsa, “io seguo le regole”. Che non intende farlo neanche dopo, nel caso perdesse di un soffio, per tentare una candidatura civica che potrebbe vincere. “Non sarà facile sostenere Lepore – ammette – ma non posso fare altrimenti”. Ricorda che con lei ci sono due assessori della giunta Merola, Marco Lombardo e Alberto Aitini, che al suo fianco è l’europarlamentare dem Elisabetta Gualmini. “Non mi faccio dare la patente di sinistra da nessuno”. Non solo per i nonni partigiani, quello materno, finito quasi morto in un fosso e salvato da un contadino. E quella paterna, “rossa rossa lei, staffetta partigiana a 17 anni con la sorella che ne aveva 15. Hanno scoperto che lo erano entrambe alla fine della guerra”.

Racconta di come ha integrato gli immigrati negli Sprar del suo comune, tenendoli occupati con piccoli lavori, corsi di lingua e di teatro, “ed è finita che festeggiamo il Ramadan tutti insieme con gli anziani che friggono le crescentine”. E di quel che ha fatto e San Lazzaro e vuole replicare a Bologna: “Asili nido gratis per tutti, ostetriche a casa per il primo mese dopo il parto. Che non solo aiutano e insegnano, ma sono ‘sentinelle’ pronte a intervenire e aiutare in caso di disagio”.

“I nidi gratis – spiega – perché non si tratta di babysitteraggio, è un pezzo fondamentale della formazione dei bambini. I benefici sono dimostrati da tutti gli studi. E quindi, se è scuola, deve essere gratuito per tutti”.

Lepore dice “nidi sì”, ricorda quanti ne sono stati creati a Bologna, 5060 posti “tra asili nido e scuola comunale”, ma “gratis sotto i 40mila euro di Isee, perché da noi chi ha di più aiuta gli altri che non ce la fanno”. Sono visioni diverse e concorrenti. Su questo come su molto altro.

Al tramonto, in una piazza Maggiore piena di ragazzi tornati agli aperitivi dopo la pandemia, Lorenzo Donnoli, Egle Beltrami e Francesco Gugliotta – tre delle Sardine che quella piazza l’hanno riempita a sostegno di Stefano Bonaccini alle Regionali – dicono perché sostengono con convinzione Lepore: diritti civili, legge Zan, cultura in periferia, i portici patrimonio Unesco, l’idea di una Bologna europea. “Come Barcellona! Quante volte è venuta Ada Colau a parlarne con lui?”. Lepore è in auto con Emily Clancy: stanno andando a girare insieme alcune piazze della città. Lei, rappresentante della sinistra che alla giunta Merola, in questi anni, si è opposta, considerandola fin troppo securitaria per una certa cultura degli sgomberi, per una insufficiente attenzione all’ecologia, dice ora: “Abbiamo scelto di scommettere su Lepore perché ha compreso che occorreva superare l’autoreferenzialità e la litigiosità del suo partito. Perché vuole uscire a sinistra da una crisi sociale e ambientale senza pari”.

E quindi la gara c’è. Lepore è forse, di certo si sente, avanti sull’avversaria. Ma dice Salvatore Vassallo, ex parlamentare pd e attuale direttore dell’Istituto Cattaneo, “dipende da quante persone vanno a votare”. La sfida è ancora tutta aperta. Per dirla con Cristina, affabile gestore di un albergo in centro: “Non van proprio d’accordo quei due. Son come due gatti rossi”.

In mezzo alla baruffa, c’è la sinistra e quel che ne sarà.   



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