Le stragi che hanno segnato il corso delle guerre

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Il bombardamento russo dell’ospedale di Mariupol, così come il colpo di mortaio delle forze di Mosca che ha sterminato una intera famiglia ucraina durante l’evacuazione di Irpin, sono stati descritti dal governo di Kiev come “crimini di guerra”. Quella dei massacri di civili o militari durante un conflitto è purtroppo una lunga storia. Talvolta queste atrocità hanno scioccato il mondo e segnato una svolta nella guerra. Da My Lai a Sarajevo, ecco un sommario elenco sulle principali stragi dell’ultimo secolo.

Prima guerra mondiale

Chiamata anche la Grande Guerra, il conflitto del 1914-’18 è considerato uno dei più sanguinosi di tutti i tempi: si stima che abbia fatto 36 milioni di vittime, di cui 16 milioni di morti e 20 milioni di feriti, tra militari e civili. I massacri compiuti sono stati innumerevoli. Tra i più ricordati figurano il cosiddetto “stupro del Belgio”, quando l’esercito tedesco, sperando di ottenere una rapida vittoria contro la Francia, attaccò il paese neutrale immediatamente a nord, uccidendo in pochi giorni più di 6 mila civili belgi, a volte in grandi gruppi, con raffiche di mitragliatrice: a volte furono distrutti interi villaggi, come Lovanio che fu bruciato e 248 dei suoi cittadini vennero trucidati. Un altro attacco considerato crimine di guerra fu il bombardamento delle città costiere inglesi di Scarborough, Hartlepool e Whitby, il 16 dicembre 1914, che causò 137 morti e 592 feriti, in maggioranza civili: un evento che creò un’ondata di indignazione in Gran Bretagna contro la Germania, influendo sull’atteggiamento di Londra nel conflitto. Conseguenze impreviste vennero anche dalla decisione tedesca di condurre una guerra senza restrizioni per mare, affondando numerosi mercantili senza permettere all’equipaggio di mettersi in salvo: l’obiettivo era spezzare la volontà del popolo britannico di continuare il conflitto, ma ebbe l’effetto non voluto di portare gli Stati Uniti nel conflitto, cambiandone le sorti.

Guerra sino-giapponese

Il massacro di Nanchino è stato una serie di crimini di guerra commessi dall’esercito giapponese tra il dicembre 1937 e il gennaio 1938 in cui l’esercito di Tokyo uccise circa 300 mila persone di una città cinese, Nanchino appunto, che aveva occupato durante il conflitto. Le truppe nipponiche si macchiarono di stupri, saccheggi, incendi e dell’uccisione di prigionieri civili e militari, inclusi migliaia di bambini. L’inviato del Manchester Guardian, come si chiamava allora il quotidiano inglese, fu tra i primi a riportare le notizie dell’accaduto. Le stragi diventarono parte del Processo di Tokyo, uno dei procedimenti giudiziari, insieme al Processo di Norimberga, in cui furono giudicati i crimini commessi da giapponesi e tedeschi nella Seconda guerra mondiale.

Seconda guerra mondiale

Anche per la guerra del 1939-’45 le perdite sono state così alte, circa 25 milioni di civili uccisi, 6 milioni di ebrei sterminati nei lager nazisti e 15 milioni di soldati morti, che è arbitrario citare un massacro invece di un altro. La Shoa è universalmente giudicata lo sterminio più abominevole della storia, ma non si svolse in un singolo atto. Tra i suoi episodi più odiosi viene citato il massacro nazista a Babij Jar, nei pressi di Kiev, in cui trovarono la morte 33 mila ebrei: è stato rammentato nei giorni scorsi perché un bombardamento russo ha distrutto il memoriale che lo ricorda. Un altro momento drammatico fu la rivolta del ghetto ebraico di Varsavia, in cui i nazisti fecero perire almeno 13 mila persone e deportarono i 42 mila sopravvissuti nei campi di concentramento, da cui la maggioranza non uscì viva. In Italia ricordiamo le stragi nazifasciste alle Fosse Ardeatine, 335 morti, e a Marzabotto, 1830 morti. Alcuni storici e commentatori fanno rientrare nella categoria dei massacri anche le bombe atomiche americane su Hiroshima e Nagasaki, che fecero rispettivamente 60 mila e 80 mila vittime, che ebbero un duplice effetto: misero fine alla guerra con il Giappone e aprirono l’era atomica.

Guerra di Corea

Nel conflitto del 1950-’53 tra Corea del Nord, appoggiata da Cona e  Unione Sovietica, e Corea del Sud, appoggiata dagli Stati Uniti e loro alleati, spiccano particolarmente due eventi: il massacro di Tunam, un crimine di guerra in cui 30 soldati dell’esercito statunitense, gravemente feriti e disarmati, vennero uccisi dalle forze nord-coreane nel luglio 1950; e il massacro della Collina 303, un altro crimine di guerra compiuto da soldati nord-coreani che il mese seguente, a seguito di una piccola schermaglia, fucilarono 41 prigionieri americani. Entrambi gli episodi vennero processati e condannati dopo la guerra, ma non influirono direttamente sull’andamento del conflitto.

Guerra del Vietnam

Fra i fatti più efferati della guerra del Vietnam (1955-1975), figura il massacro di My Lai: una strage di civili nordvietnamiti inermi compiuta da soldati americani agli ordini del tenente William Calley nel marzo 1968: 504 persone persero la vita, per lo più anziani, donne e bambini. Fu un giornalista americano destinato a diventare famoso per i suoi scoop, Seymorh Hersh, a scoprire il massacro e a denunciarlo per primo. Il tenente Calley fu in seguito condannato all’ergastolo da una corte americana, ma il giorno dopo il presidente Nixon con un atto di indulgenza trasformò la pena in arresti domiciliari e dopo tre anni l’ex-ufficiale fu rilasciato. La strage di My Lai tuttavia ebbe enorme risonanza nell’opinione pubblica americana, contribuendo all’opposizione alla guerra, al ritiro americano e ala vittoria del Vietnam del Nord comunista.

Guerre civili centroamericane

Le guerre civili del Centro America negli anni Ottanta videro contrapposti regimi militari sostenuti dagli Usa con movimenti di liberazione di ispirazione marxista sostenuti da Cuba. Ci sono stati molti massacri nel corso di questi conflitti che si sono trascinati a lungo in Nicaragua, Salvador, Guatemala e altri paesi della regione, ma uno dei più efferati e carichi di conseguenze fu la strage di sei sacerdoti gesuiti e altre due persone, uccisi nel 1989 da un commando dell’esercito salvadoregno perché considerati complici dei guerriglieri. Furono tutti assassinati dopo avere subito torture e sevizie. Il loro omicidio ebbe enorme eco internazionale e accrebbe le pressioni per un cessate il fuoco in Salvador, diventando una delle svolte che portarono a un accordo di compromesso e alla fine della guerra.

Guerra nella ex-Jugoslavia e nel Kosovo

Il massacro di Srebrenica è stato un genocidio di oltre 8 mila musulmani bosniaci, tra cui molti ragazzi, avvenuto nel luglio 1995 nella città omonima, durante la guerra in Bosnia ed Erzogovina. Fu un shock per il mondo: dall’epoca dell’Olocausto non si vedevano stragi del genere in Europa. Il massacro fu perpetrato da unità serbo bosniache guidate dal comandante Ratko Mladic, in quella che era all’epoca una zona protetta dell’Onu sotto la tutela di un contingente olandese. Oltre a portare in seguito alla condanna di Mladic e del presidente della repubblica Serba di Bosnia, Radovan Karadzic, da parte del tribunale internazionale dell’Onu, l’eccidio di Srebrenica diede una svolta decisiva al conflitto nella ex-Jugoslavia. Era stato preceduto e fu seguito da altri due massacri a Markale: dei bombardamenti compiuti dall’esercito serbo-bosniaco nel febbraio 1994 e nell’agosto 1995 che ebbero come obiettivo i civili che frequentavano il mercato cittadino di Markale durante l’assedio di Sarajevo. Il primo causò 68 morti e 144 feriti, il secondo 43 morti e 75 feriti. Dopo l’ultimo dei due attacchi e sull’onda dello sdegno internazionale per la precedente strage di Srebrenica, la Nato si convinse a intervenire nel conflitto con attacchi aerei contro le formazioni serbo-bosniache, che portarono alla fine dell’assedio di Sarajevo e ai negoziati di pace di Dayton nel novembre 1995. Ma le guerre nei Balcani sono continuate e nel 1999 c’è stato un altro massacro di civili: un omicidio di massa in cui hanno perso la vita 45 persone di etnia albanese, massacrate dalle forze speciali serbe durante la guerra del Kosovo. Denunciato dalla comunità internazionale, l’eccidio di Racak, il nome della località in cui ebbe luogo, diventò una delle principali accuse contro il leader serbo Slobodan Milosevic davanti al tribunale internazionale dell’Aia per i crimini di guerra e accelerò l’intervento della Nato per fermare il genocidio della popolazione kosovara di etnia albanese. Ancora oggi molti da parte serba negano che i morti fossero civili, nonostante numerose testimonianze indichino il contrario.

Guerra in Afghanistan

La lista dei massacri nel paese soprannominato “la tomba degli imperi” è lunga come le guerre che vi sono state combattute, prima dal British Empire, quindi dall’Unione Sovietica, infine dall’America: include repressioni delle forze nazionali contro i ribelli, attentati terroristici, bombardamenti sovietici o americani che hanno colpito l’obiettivo sbagliato facendo vittime civili. Uno dei massacri che, come nella guerra del Vietnam, hanno contribuito a fare crescere negli Usa l’opposizione alla guerra è stato quello commesso l’11 marzo 2012 da un singolo soldato americano, il sergente Robert Bales, nella provincia di Kandahar: uccise 16 civili afghani e ne ferì altri sei, nove delle vittime erano bambini, vari corpo furono poi bruciati. L’anno dopo Bales è stato condannato all’ergastolo negli Usa. Una delle ultime stragi è stata quella all’aeroporto di Kabul il 26 agosto 2021, che ha fatto 183 morti e 200 feriti, accelerando il caotico ritiro delle forze Usa e Nato. Un ritiro che secondo molti osservatori ha spinto sei mesi più tardi Vladimir Putin a invadere l’Ucraina, convinto che l’America fosse troppo debole per rispondere, e a commettere le stragi di Mariupol e Irpin. Da un massacro all’altro, la guerra continua.

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