Le vigne urbane conquistano (anche) l’America: “All’inizio ci prendevano per matti”

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SIENA. Tra i grattacieli, accanto alle mura di cinta, nei chiostri di città, vicino ai giardini pubblici. Le vigne urbane sono angoli bucolici fra il brulicare della routine cittadina. E rappresentano una realtà in crescita. Nata nel 2019 da un’idea del giovane produttore torinese Luca Balbiano, la Urban Vineyards Association (U.V.A.) riunisce le vigne urbane allo scopo di tutelare il patrimonio enoico, ma anche paesaggistico e culturale. E non solo italiano, dal momento che l’associazione ha attualmente all’attivo 11 membri, dei quali tre francesi e uno statunitense. L’idea piace, sia per la rete di relazione e interazione tra questi singolari produttori, sia perché offre uno spaccato a dir poco inusuale di un mondo – quello del vino -, tradizionalmente legato alla campagna e ai lunghi filari a perdita d’occhio. Di U.V.A., infatti, fanno parte piccole realtà, alcune nate senza finalità di lucro, e c’è da scommettere che l’elenco dei soci si allungherà negli anni a venire.

(@Rooftop Reds)  “Stiamo lavorando a molti progetti che mirano a fare sinergia vera – ha annunciato Luca Balbiano nel corso del recente incontro svoltosi a Siena per la presentazione dei due nuovi soci di Catania e New York -. La nostra attività è il simbolo di cooperazione internazionale, un evento di questo tipo e l’esistenza stessa dell’associazione non sarebbero possibili senza la collaborazione tra persone. Ne è prova la scelta di Siena per l’annuncio dei nuovi arrivati, città gemellata con Avignone a cui è legata da un rapporto particolare. Ma nella nostra associazione si parlano più lingue e questo è uno degli aspetti più interessanti. All’inizio il progetto sembrava un’idea folle, le vigne di città non erano presenti nelle mappe, non se ne parlava. Per noi, a pochi anni dalla nascita di U.V.A., poter vantare realtà importanti dal punto di vista storico e così sparse nel mondo era un sogno. Per questo New York è stata una grande conquista. Ho saputo per caso di una vigna nel rooftop di un grattacielo e ho voluto conoscere le persone ideatrici del progetto”.

Proprio la new entry “Rooftop Reds” rappresenta una delle realtà più insolite di U.V.A., trattandosi di un piccolo vigneto di 50 viti impiantato nel 2013 sul tetto di un grattacielo a Brooklyn, dopo l’analisi di esempi di agricoltura urbana sul tetto già presenti in città. “Ho studiato enologia al Finger Lakes Community College – ha raccontato Devin Shomaker -, ricordo che al tempo quando parlavo del mio progetto mi prendevano per matto. L’obiettivo era portare la gente sul rooftop di un grattacielo per ammirare la vigna da vicino e far degustare vini prodotti a km zero, un concetto inusuale a Ny. Oggi siamo all’ottavo anno di lavorazione e abbiamo all’attivo 5 vendemmie: il calore che il cemento può generare in uno spazio urbano è efficace persino in una città fredda come la nostra. Alleviamo principalmente Cabernet franc, Cabernet Sauvignon e Merlot, dopo tutto il clima non è poi cosi diverso dalla Napa Valley”.

Bar con vigna sui tetti di Brooklyn (@Rooftop Reds)  Il tetto di 1.375 metri quadrati ospita il vigneto e il bar, ritenuto negli ultimi anni tra i migliori rooftop bar della città, ma sono numerose le attività organizzate, come lezioni di yoga e proiezioni di film. “Abbiamo sperimentato varie forme di gestione delle piante – ha spiegato Shomaker – inizialmente con sistema verticale, poi orizzontale per consentire una buona aereazione. Collaboriamo con la Cornell University che ci supporta per gli aspetti tecnici e possiamo ritenerci soddisfatti: dalla prima vendemmia del 2017 ad oggi abbiamo raggiunto un buon livello di zucchero e maturazione delle uve (22/23 brix), tanto lavoro che si traduce in una botte di vino ma è il progetto che conta. Non siamo certificati bio, ma siamo assolutamente allineati. Essendo molto in alto, lo spazio è particolarmente ventilato, in questo modo aiutiamo il pianeta con diminuzione di Co2 e utilizzo delle acque piovane che a New York sono copiose. Nel 2019 è partito il progetto pilota anche a Tokyo, seguito da mio fratello Thomas che vive lì e da Takanaka Corporation, lo studio di architettura più antico del Giappone autore di progetti come la Tokyo Tower”.

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Non meno interessante la realtà della seconda new entry: a Catania, Etna Urban Winery è un progetto che parte da lontano, recuperando un vigneto produttivo da 3 secoli, poi abbandonato negli anni Sessanta. “Quando nel 2018 abbiamo deciso di recuperarlo, il vigneto situato alle pendici dell’Etna versava in uno stato di completo abbandono – ha raccontato Nicola Purrello -. Questo luogo è stato fondato dal bisnonno del mio bisnonno e si è tramandato di padre in figlio fino a me, che rappresento l’ottava generazione. Ci siamo trovati circondati dalla città dove prima era solo campagna, abbiamo dovuto rimboccarci le maniche e, ripristinando la cantina, abbiamo cercato di preservarne l’architettura originaria. Dopo 50 anni di abbandono, tra rovine e piante infestanti c’era di tutto; ad oggi abbiamo ripulito solo il 20 per cento dello spazio e reimpiantato un ettaro di vigna con vitigni autoctoni per dare continuità con quello che è stato fatto dalle generazioni precedenti. Dopo 5 anni di sacrifici e investimenti siamo arrivati alla prima vendemmia. Come? Lanciando tre campagne di foundrising internazionale, trovando chi fosse disposto a pre acquistare il vino sposando il nostro progetto di recupero di una tradizione storica. Siamo in 7 cugini, ci definiamo stoici, non eroici come spesso vengono chiamati i viticultori di montagna”.

Angoli di paradiso fra routine e grattacieli: la mappa europea delle vigne urbane

Se i nuovi soci di U.V.A. hanno storie interessanti da raccontare, quelli “storici” non sono da meno. A Venezia, l’associazione Laguna nel Bicchiere coltiva la vigna nell’isola di San Michele, il cimitero a cielo aperto dove oltre alle lapidi scorrono filari di Malvasia e Dorona. “L’idea nasce più di 30 anni fa in una scuola media – ha spiegato Renzo De Antonia -, quando un professore decide di far scoprire la vigna agli studenti. Poi, 15 anni fa, quando abbiamo saputo che i frati del convento di San Michele avevano deciso di spostarsi, abbiamo chiesto al Comune l’affidamento della vigna esistente e abbiamo formalmente creato l’associazione per poter fare la domanda. Abbiamo una vigna anche a Sant’Elena, la parte di Venezia più vicina al Lido e ce ne sarebbe anche una terza, diciamo incerta. È situata nel giardino di una casa di riposo, ma da due anni non ci possiamo andare per via del Covid, chissà come sarà ridotta”. Anche a Parigi sacro e profano si fondono a Clos Montmartre, vigna di 1700 piante su 1500 metri quadri situata dietro il Sacro Cuore, dal 1934 curata dall’associazione presieduta da Eric Sureau. “In quel luogo dovevano costruire un edificio – ha ricordato Sureau -, noi siamo riusciti a recuperare la vigna, creando anche un posto adatto ai bambini; è proprio ai progetti sociali e per l’infanzia che sono destinati tutti i proventi derivanti dalla vendita delle 2500 bottiglie prodotte e dalla festa della vendemmia, grande appuntamento annuale che ha saltato solo l’edizione 2020 a causa Covid”.

La vigna urbana di Venezia  Infine a Siena, città “padrona di casa” della convention, Luigi Alberto Fumi Cambi Gado, vice presidente U.V.A. e titolare dell’azienda Castel di Pugna segue il progetto dei vigneti senesi Senarum Vinea. “Il progetto viene da lontano – ha spiegato -, l’ho sposato 15 anni fa con la mia azienda ed è nato per recuperare le viti in via di estinzione, preservandole, catalogandole e creando un percorso più scientifico che produttivo. Grazie al Comune di Siena siamo anche riusciti a produrre un vino, passando dalla teoria alla pratica per ripristinare all’interno delle mura cittadine alcuni filari. Vogliamo ricreare un habitat sulla falsariga di Montmartre a Parigi, quando abbiamo recuperato i vitigni in città, la mia azienda si è prestata per fare un innesto nelle nostre vigne e, da alcune prove di micro vinificazione, abbiamo avuto risultati interessanti e ci siamo rivolti all’Università per fare lo stesso all’interno della città muraria”.

Le vigne di Urban Vineyards Association:

Parigi – Clos Montmartre

Lione – Clos des Canuts

Avignone – La Vigna dei Papi

Milano – La Vigna di Leonardo Da Vinci

Catania – Etna Urban Winery

Torino – Vigna della Regina

Siena – Senarum Vinea

Venezia – Laguna nel Bicchiere e San Francesco della Vigna

Palermo – Vigna dell’Orto Botanico

New York – Rooftop Reds

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