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Legge Zan contro l’omofobia: critiche a sinistra, nasce il contro-manifesto

La Republica News
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ROMA – La legge contro l’omofobia divide trasversalmente gli schieramenti politici, i partiti, le associazioni. Nel centrodestra, contrario fino all’ostruzionismo parlamentare, inizia a sgretolarsi il fronte. E a favore del disegno di legge che porta il nome del deputato dem e attivista lgbt Alessandro Zan, si esprimono il governatore leghista del Veneto, Luca Zaia, mentre Forza Italia si spacca e litiga.  

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Dubbi e contrarietà crescono però anche a sinistra. E personalità del femminismo, intellettuali, esponenti di Arcilesbica hanno sottoscritto un documento in cui si chiede di “cambiare il ddl Zan”, perché confuso e ideologico. “E’ una legge scritta male che porta a interpretazioni e applicazioni controverse che riducono i diritti e non ne consentono la piena tutela”: è scritto.

A sottoscrivere il contro-manifesto – che si propone di combattere l’omofobia – ci sono tra gli altri femministe storiche come Alessandra Bocchetti, la regista Cristina Comencini, Emma Fattorini, l’ex parlamentare dem Teresa Armato, Francesca Izzo, il consigliere regionale lombardo del Pd Fabio Pizzul, lo storico Beppe Vacca, l’ex sindacalista Giorgio Benvenuto, alcuni esponenti di Italia Viva, Aurelio Mancuso, ex presidente di Arcigay e capofila delle battaglie omosex. La premessa è: non siamo uguali alla destra, noi vogliamo che sia votata e al più presto una legge contro l’omofobia, ma non questo testo. 

La ragione? Il manifesto spiega: “Una legge attesa da decenni è stata trasformata in una proposta pasticciata, incerta sul tema della libertà d’espressione, offensiva perché introduce l'”identità di genere”, termine divenuto il programma politico di chi intende cancellare la differenza sessuale per accreditare una indistinzione dei generi”.

Mancuso sottolinea questo punto, che sta nell’articolo 1 del ddl Zan in cui si parla sia di “sesso biologico e anagrafico” che di “identità di genere”. Ebbene, ritengono i firmatari del “contro manifesto”, discutiamo di stereotipi di genere, includiamo ovviamente, ma non stravolgiamo le cose: si riconosca certo la transessualità, sapendo però che c’è il sesso biologico e che non ci si può autoproclamare uomo o donna, senza tenerne conto.  

“Nessuna discriminazione, figuriamoci! Però la norma deve essere determinata”, sostiene Mancuso. In pratica si devono introdurre termini precisi come transessualità e transgender, ma il generico “orientamento di genere” fa scivolare verso l’ideologismo opposto. Non solo. Sempre Mancuso: “Sulla libertà d’opinione da tutelare farei un supplemento di riflessione. Non credo inoltre che c’entri avere introdotto in questo testo il riferimento alla misoginia. Ma soprattutto c’è un problema: va condannata la maternità surrogata”. 

Dice il manifesto della sinistra anti ddl Zan: “E’ un articolato che mischia questioni assai diverse fra loro e introduce una confusione antropologica che preoccupa. Fra le conseguenze vi sono la propaganda di parte, nelle scuole, a favore della maternità surrogata e l’esclusione di ogni visione plurale nei modelli educativi”.  

In verità nel ddl Zan non si parla di maternità surrogata, su cui ieri è stata peraltro depositata alla Camera una proposta di legge per la maternità surrogata solidale su iniziativa di Marilena Grassadonia e firmata dalla grillina Guia Termini, da Nicola Fratoianni di Sinistra italiana, da Riccardo Magi di +Europa.

Semplicemente il ddl Zan prevede campagne nelle scuole contro l’omofobia affidate alle associazioni. Mancuso rincara: “Va introdotta la stessa clausola che c’è nella legge regionale anti omofobia dell’Emilia Romagna, ovvero che le associazioni a favore della maternità surrogata non possano partecipare alle campagne scolastiche”. Il “contro manifesto” anti omofobia della sinistra ha raggiunto oltre 250 firme. 



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