Legionella killer al Policlinico di Bari i dirigenti si accusano a vicenda. Linchiesta Missive su missive e intanto la gente moriva

Legionella killer al Policlinico di Bari, i dirigenti si accusano a vicenda. L’inchiesta: “Missive su missive e intanto la gente moriva”

La Republica News
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Il direttore generale (adesso sospeso) del Policlinico, Giovanni Migliore, ha detto che “la direzione sanitaria aveva competenza specifica sul problema legionella”. La direttrice sanitaria Matilde Carlucci sostiene che il suo vice, Giuseppe Calabrese, non le aveva parlato delle diffide della Asl a bonificare i reparti in cui era comparso il batterio. Secondo il direttore dell’Area tecnica, Claudio Forte, “i trattamenti antilegionella erano individuati dalla Direzione sanitaria”.
E la direttrice amministrativa Tiziana Di Matteo dice che il suo settore “non aveva competenza sulla bonifica”. Si sono accusati a vicenda i vertici dell’azienda universitaria, nel tentativo di scongiurare la sospensione arrivata il 9 dicembre, al secondo step dell’inchiesta sui decessi di quattro pazienti che il 24 novembre ha portato al sequestro dei padiglioni Chini e Asclepios.

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Tre mesi di stop per Migliore, Carlucci e Forte: resta al suo posto soltanto Di Matteo – che per il gip Giuseppe De Benedictis “non ha avuto corresponsabilità” – e un’altra sospensione pende sulla testa di Calabrese, positivo al Covid e non interrogato. La Regione ha nominato commissario Vitangelo Dattoli, attuale commissario del Policlinico Riuniti di Foggia, mentre la Procura ha disposto il sequestro dei telefoni di Di Matteo e di alcuni degli indagati.
L’ordinanza di De Benedictis è un concentrato di accuse durissime ai vertici aziendali, una demolizione su tutta la linea della loro difesa e anche della documentazione prodotta. Comprese le consulenze del professor Alessandro Dell’Erba, medico e legale e coordinatore del Rischio clinico, depositate da Migliore per dimostrare che la legionella non ha causato i decessi di Gennaro Del Giudice, Domenico Martiradonna, Francesca Nuzzolese e Vincenzo Ficco. Relazioni che il giudice definisce “del tutto inutili”, mentre ritiene attendibili i consulenti dei pm, che per Del Giudice parlano di “elevata probabilità logica” del contagio ospedaliero, per Martiradonna di “broncopolmonite bilaterale dovuta a vari batteri tra cui la legionella” e per Ficco di “polmonite da aspergillo e legionella”.
Per Nuzzolese, addirittura, la legionella viene indicata come “causa esclusiva della morte”. E poiché le analisi dell’Arpa hanno riscontrato la presenza del batterio nei reparti e quelle dell’Asl non hanno trovato la legionella in casa delle vittime, per il giudice è pacifico che il contagio sia ospedaliero e non comunitario, come hanno cercato invece di dimostrare gli avvocati degli indagati.
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Nell’ordinanza viene passata in rassegna la normativa sulla legionella, che con le Linee guida regionali del 2015 rendeva obbligatoria l’adozione dell’Analisi del rischio, del Piano di sicurezza delle acque e del Registro delle manutenzioni. E in base alla quale “se in due anni in un ospedale si verificano più di due casi di infezioni sospette, il reparto va chiuso”. Tale questione è alla base della sospensione: “La chiusura dei padiglioni Chini e Asclepios era necessaria” e i vertici del Policlinico “non hanno voluto compiere questa scelta”.
Nello stesso tempo non hanno preso provvedimenti concreti per bonificarli ma hanno fatto programmi e costituito task force, al punto che “mentre emanavano missive su missive, la gente moriva”. Fino a che i carabinieri del Nas non sono arrivati in azienda e la direzione ha capito che era meglio darsi da fare. Dal mese di gennaio a settembre i reparti sono rimasti operativi, fino a quando l’Asl ha imposto la chiusura del Frugoni. Anche quell’intervento, però, secondo il giudice è stato “tardivo e insufficiente” .



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