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L’epidemiologa Stefania Salmaso: “Scordiamoci l’immunità di gregge e speriamo che l’estate non rallenti i vaccini”

La Republica News
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Estate in arrivo e casi in diminuzione, anche se leggera. Un altro calo di tensione dovuto alla bella stagione, nei confronti del Covid, non ci stupirebbe. E questa volta potrebbe coinvolgere le vaccinazioni. “I no-vax nel Nord-Est del Paese raggiungono anche il 18%” ha spiegato il generale Francesco Paolo Figliuolo nella sua intervista a Repubblica. “Nelle altre Regioni siamo intorno al 10-12%. Il fenomeno è statisticamente rilevante se si sale sopra al 5%, dunque c’è. Quella differenza si può assorbire, ma temo la stagione più calda: pensare che il rischio sia scampato potrebbe farci passare dal “me-vax” al no-vax. Bisogna fare attenzione all’effetto tana libera tutti”.  

Il generale Figliuolo: “Dopo gli over 65 vaccineremo i più giovani in vacanza e nelle scuole”

Il commissario per l’emergenza pensa anche di aprire dei centri vaccinali nei luoghi di vacanza e di organizzare open days in cui immunizzare chiunque si presenti, senza prenotazione. Ma quanto concreto è, e quanto può danneggiarci, il rischio dei no-vax? “Con il Covid, ancora non lo sappiamo, ma togliamoci dalla testa l’illusione di poter raggiungere a breve l’immunità di gregge” risponde l’epidemiologa Stefania Salmaso, dell’Associazione italiana di epidemiologia.  

Si avvicina il momento in cui avremo più dosi che persone disposte a vaccinarsi? 

“Questo è prevedibile, visto che gli arrivi delle fiale aumenteranno. Ma al momento non ci sono segnali di esitazione: finora ogni incremento dell’offerta ha incontrato un numero corrispondente di persone disposte a vaccinarsi. E’ difficile stimare quando inizierà il rallentamento, e distinguerei due fenomeni: quello dei no-vax è piuttosto limitato, ed è vero che ha delle punte nel Nord-Est del paese. Si manifesta in genere al momento di vaccinare i propri bambini e riguarda persone mediamente colte, che credono di saperne più degli altri e tendono a pensare che sia un elemento distintivo comportarsi in modo alternativo, mettendo in discussione e rifiutando quella che è una prassi consolidata. Per malattie per le quali l’obiettivo è effettivamente l’immunità di gregge, come ad esempio il morbillo, una quota di non vaccinati superiore al 5% è un problema. Poi c’è il fenomeno dell’esitazione vaccinale, che è più sfumato. Più che opporsi per principio alle vaccinazioni, gli esitanti tendono a rimandare, prolungando così il tempo in cui si rimane suscettibili. Il Covid però è una situazione talmente nuova e grave da rendere difficile ogni previsione di comportamento. Per ora la vaccinazione sembra essere molto richiesta: non sappiamo quanto grande si rivelerà la fetta degli esitanti o dei contrari. Molta disinformazione viaggia sul web presentata anche da parte di persone competenti solo all’apparenza”. 

Israele ha avuto all’inizio una rapidità di vaccinazione eccezionale. Ma ora sembra essersi quasi fermata poco sopra al 60% degli immunizzati con una dose. Gli Stati Uniti sono ancora sotto a questa percentuale ma da un paio di settimane hanno iniziato a rallentare. Come mai? 

“Difficile rispondere, tuttavia l’incidenza del virus in questi paesi sta rallentando. Oltre alla quota dei vaccinati, probabilmente gioca un ruolo importante anche l’elevata percentuale di persone immunizzate dall’infezione naturale”. 

Dati alti di esitazione mettono a rischio l’immunità di una popolazione? 

“Il Covid, in questo, è un caso a parte. I no-vax e gli esitanti hanno ripercussioni negative sulla società quando non vaccinano i loro figli perché ci allontanano dall’immunità di gregge. Ma al coronavirus il concetto di immunità di gregge non è in alcun modo applicabile”. 

Perché? 

“Un primo motivo è che i vaccini evitano i sintomi gravi della malattia, ma non bloccano completamente il contagio. Anche se osserviamo un rallentamento della circolazione, fra gli immunizzati, infettarsi dopo il vaccino non è impossibile. In Italia sono stati registrati  alcuni focolai nelle Rsa, tra gli ospiti che erano stati completamente immunizzati. La grande buona notizia è che non ci sono stati decessi”. 

Gli altri motivi? 

“L’immunità di gregge si ottiene quando i vaccinati sono dispersi in modo omogeneo nella popolazione  e chi è immune  fa da scudo ai pochissimi suscettibili perché interrompe la catena di trasmissione. Con il coronavirus invece stiamo immunizzando alcune categorie ben precise, lasciando scoperte le altre. Bambini e ragazzi, ad esempio, non hanno un vaccino indicato per la loro età e continueranno a sostenere la circolazione virale. Fino a quando sarà così, resteremo ben lontani dalla possibilità di usufruire dell’immunità di gregge. Le disuguaglianze socioeconomiche che abbiamo visto con il Covid si stanno riproponendo poi con la vaccinazione. Ci sono quartieri, paesi e sacche di popolazione più difficili da raggiungere con le dosi. E purtroppo sono spesso quelle più a rischio di malattia grave e di infezioni con varianti”. 

I no-vax e gli esitanti rischiano insomma di danneggiare la popolazione generale? 

“In assenza di immunità di gregge, chi non si vaccina crea almeno due danni alla società: il primo è in termini di costo delle cure, nel caso in cui contragga l’infezione in modo serio. In Italia, durante la prima ondata pandemica, si è stimato che un paziente Covid curato in ospedale costi tra i 9mila e i 22mila euro, a seconda della gravità. Il secondo danno è che i non vaccinati possono trasmettere più facilmente l’infezione e generare casi secondari. Per il momento la vaccinazione contro Covid protegge solo i singoli vaccinati. Non c’è altra garanzia per chi non ha ricevuto l’iniezione. I danni delle scelte individuali ricadono sulla collettività e soprattutto sui gruppi più vulnerabili, che magari non sono stati ancora raggiunti dall’offerta di immunizzazione”.



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