Letteratura Paolina Leopardi studiosa porta alla luce zibaldone sorella Giacomo Adnkronos 2

Letteratura: Paolina Leopardi, studiosa porta alla luce ‘zibaldone’ sorella Giacomo / Adnkronos (2)

Libero Quotidiano News
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13 dicembre 2020

(Adnkronos) – Paolina vi registrò anche i titoli dei libri letti fino a un anno prima di morire, arrivando a indicarne ben più di duemila: circa 43 libri all’anno per più di quarant’anni. L’elenco dei libri si apre con il romanzo di Madame de Staël “Corinne ou l’Italie”, vero e proprio best seller dell’epoca pubblicato nel 1807. Amò Stendhal del quale lesse tutte le opere. Amò in generale tutti i romanzi francesi, ma anche quelli italiani.
Forti emozioni le procurò la lettura de “Le mie prigioni” di Silvio Pellico: una “lettura deliziosa” che, scriveva a Marianna Brighenti, “mi ha fatto sentire che sono ancor viva, e che sono ancora capace di commuovermi. Io non ti dirò l’entusiasmo che ha prodotto in me quella lettura che ho fatto ieri notte, tutt’in un fiato, sempre piangente e palpitante e questa mattina il sole mi sembrava più bello, la natura più ridente, ed i pensieri miei avevano una tinta meno fosca”.
L’aspetto nuovo e poco indagato messo in risalto da Benucci è l’attività intellettuale di Paolina. Fu autrice di due opere: la prima traduzione in italiano del “Viaggio notturno intorno alla mia camera” (1832) di Xavier de Maistre e “Mozart” (1837), originale e prima ricostruzione in lingua italiana della vita del musicista. Nella prima opera fu l’idea del viaggio immobile, del quale ella stessa era un esemplare perfetto, a sedurre Paolina. Se pur privata nella vita di tutti i giorni della libertà fisica di poter viaggiare ed esplorare, Paolina accolse l’idea che con la mente si poteva volare via, al modo di una farfalla, come aveva scritto lo stesso de Maistre nell’abbozzo dell’opera “Le Prisonnier et le Papillon”. Nel secondo libro, che le restituisce un posto nel panorama delle scrittrici dell’Ottocento, il soggetto non fu scelta con casualità, perché probabilmente il testo rispecchiava la condizione di un familiare a lei molto caro. Spiega Benucci all’Adnkronos: “Forti infatti erano le analogie fra il genio Mozart e il genio di casa, il suo Giacomo: Mozart era un bambino prodigio, aveva un grande talento, studiava e suonava gli strumenti insieme alla sorella, era di salute cagionevole, aveva un rapporto conflittuale con il padre, manifestava avversione per il paese d’origine, soffriva spesso di condizioni economiche precarie, morì a soli trentacinque anni e il suo corpo finì in una fossa comune. Tutti elementi che potrebbero adattarsi alla perfezione alla vita e al destino del fratello”.



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