Libertà, diritti e pandemia: così i giudici del mondo decidono sulle misure anti Covid

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IN AUSTRIA, il tampone rapido agli studenti e l’obbligo di mascherina non violano il diritto allo studio anche se può costringere parte degli studenti alla dad. In Australia, la limitazione agli assembramenti è lecita anche se impatta sulle celebrazioni religiose. In Zambia, il governo può limitare i comizi in campagna elettorale, ma non può usare il covid come scusa per limitare la par condicio in radio e tv.

Dire “tutto il mondo è paese” non è mai stato così vero come durante la pandemia di Covid-19. Governi, cittadini e giudici dalla Nuova Zelanda al Canada si sono trovati tutti ad affrontare – seppure all’interno di sistemi sociali, politici e giuridici differenti – la stessa emergenza. Con misure simili e sfide simili ai diritti. Tutti abbiamo rinunciato a porzioni della nostra libertà, che sia di movimento o di autodeterminazione nei provvedimenti sanitari o ancora nel diritto alla studio (fare la dad non è come andare a scuola, non c’è niente da fare).

Nasce da questa consapevolezza il progetto Covid-19 litigation, un database ad accesso libero che raccoglie tutte le sentenze e decisioni degli organi giudiziari di tutto il mondo. Nato per volontà dell’università di Trento e con la collaborazione dell’Oms, il progetto è coordinato dalla professoressa Paola Iamiceli, docente di Diritto privato all’ateneo trentino.

Le sentenza analizzate per continente (dal sito del progetto) 

I casi sono identificati attraverso una rete internazionale di giudici e studiosi costruita ad hoc, con il supporto di banche dati pubbliche e ricerche media trasversali ed estensive. È stato inoltre attivato uno strumento di crowd sourcing, che permette un coinvolgimento più ampio della comunità. “Stiamo lavorando da oltre un anno a questo progetto – racconta Iamiceli – e abbiamo coinvolto moltissime persone”. La banca dati sarà continuamente aggiornata per riflettere gli sviluppi del diritto di ogni giurisdizione. Una ricerca interattiva è resa disponibile in modo che gli utenti possano anche fornire suggerimenti per l’integrazione del database, la sua fruizione e utilità.

“In questi due anni – continua Iamiceli – ci siamo abituati a rinunciare a qualcosa dei nostri diritti. La pandemia ci mette di fronte a questa necessità, con un’intensità e una forza che non avevamo conosciuto. In ogni Paese legislatori e giudici stanno mettendo di fronte salute pubblica e diritti.

Rispetto al pre pandemia, ragiona la professoressa, sembra quasi che i diritti ‘minacciati’ dall’emergenza siano tornati di moda. “Perché i diritti non possono essere dimenticati nel medio e nel lungo periodo, è un bene vedere i cittadini che si fanno avanti per difenderli”. Ma attenzione: non stiamo parlando di no-vax o di chi nega l’esistenza dell’emergenza. Ma di una rinvigorita attenzione verso quelle che sono le nostre libertà fondamentali. “Questa pandemia ci ha anche ricordato l’esistenza di tanti diritti, l’importanza di alcune libertà, per la libertà religiosa, il diritto all’istruzione, alla privacy. Solo ora riusciamo ad apprezzarle”.

Le sentenza analizzate per tema: il maggior numero è legato alla libertà economica (chiusure esercizi commerciali), seguito dalla libertà di movimento  e dalla libertà di associazione (lockdown e quarantene) 

Non ci si può nascondere che molte delle tematiche no-vax si basano proprio su questa difesa della libertà. “dimensione individuale della salute e una dimensione collettiva. E secondo le norme e le costituzioni, la prima può essere limitata per la salute pubblica. Serve trovare un equilibrio tra libertà e solidarietà. E in tutte le decisioni analizzate dal database la solidarietà è preponderante”.

Eppure sembra strano che Paesi così diversi possano imparare l’uno dall’altro. L’India è molto diversa dagli Stati Uniti, che sono molto diversi dall’Italia. Continua Iamiceli: “Serve consapevolezza della diversità dei sistemi. Ma quello che si vede studiando le decisioni presenti nel database è che gli Stati e i giudici hanno usato principi diversi per affrontare problemi molto simili e alla fine hanno definito bilanciamenti molto simili. E in altri Paesi, ad esempio alcuni in Sud America, dove la consapevolezza dell’importanza di misure emergenziali era più bassa, sono proprio i giudici con le loro decisioni ad aver stimolato i governi ad affrontare i problemi, e adottare certe misure. Dove c’è stata più lentezza a volte sono state proprio le corti a contribuire. Anche in India ci sono molti esempi”.

L’obiettivo di questo progetto è fornire uno strumento di guida e di confronto per chi deve prendere decisioni, ma si rivolge indirettamente anche ai policy makers, che devono adottare questi provvedimenti. “E vedrete che inizieranno a crescere le richieste di risarcimento da parte di individui o gruppi per i danni subiti dalla limitazione delle proprie libertà. Con questo database vogliamo fornire strumenti anche a coloro che devono prendere decisioni per capire come le scelte sono valutate dai giudici e fornirgli elementi di riflessione”.

C’è stato un tempo, in cui il diritto romano era considerato una fonte unica, valida e sovranazionale. Per secoli l’Europa e non solo si è affidata alle norme di Roma come base delle decisioni giudiziali. La pandemia ci riporta lì. “O almeno ci stiamo provando”, chiosa ridendo Iamiceli.

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