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Libia, l’impianto Eni a Mellitah assediato dai miliziani. Gli operai: “Bloccati dentro da due giorni”

La Republica News
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TRIPOLI – Una protesta armata davanti ai cancelli dell’Oil&Gas Complex di Mellitah, un’ottantina di chilometri a ovest di Tripoli verso il confine tunisino, ha nuovamente paralizzato l’installazione energetica più importante della Libia: “Per il secondo giorno consecutivo – scrivono in un comunicato i sindacati del complesso industriale, partnership tra Eni e la compagnia petrolifera nazionale libica Noc, da cui parte il gasdotto Greenstream che collega l’Africa alla Sicilia – miliziani armati provenienti da Zuwara hanno bloccato l’entrata e l’uscita dallo stabilimento”.

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“Chiediamo che rimuovano immediatamente l’assedio – prosegue il comunicato – e li riteniamo completamente responsabili di mettere in pericolo la vita dei lavoratori a cui impediscono di entrare e di uscire. Al governo di unità nazionale chiediamo di prendere le misure necessarie a far cessare le proteste armate davanti allo stabilimento”.

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L’azione dei miliziani era scattata martedì mattina dopo l’arresto di un capo della milizia per ordine della procura. L’uomo è ritenuto responsabile dei traffici illeciti nella zona di Zuwara, una delle più attive in Libia per il traffico di esseri umani e il contrabbando. Da Zuwara partono molti dei barconi malconci carichi di migranti che pagando somme considerevoli ai trafficanti salpano in direzione delle coste italiane.

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L’arresto dell’uomo, avvenuto all’alba di martedì poco prima che il premier italiano Mario Draghi atterrasse a Tripoli, è stato eseguito su mandato della Procura generale. In manette è finito il brigadiere generale Imad al-Din Masoud, responsabile della sicurezza del direttorato di Zuwara. La mattina stessa i miliziani ai suoi ordini, che in questa zona del Paese hanno di fatto il controllo del territorio, hanno definito l’azione “un rapimento” e si sono diretti per reazione verso il complesso di Mellitah, il compound strategico più importante della Libia in cui più volte, come per esempio lo scorso giugno, sono entrati armi in pugno minacciando, e talvolta effettuando, il blocco parziale o totale dello stabilimento se non avessero ottenuto il pagamento della tariffa richiesta per la protezione.

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Azioni del genere, normalmente messe in campo per alzare il prezzo della protezione, avvengono con una certa regolarità in tutti gli impianti petroliferi e di estrazione del gas presenti in Libia. Ed è noto come le milizie non siano estranee affatto ai traffici illeciti e al dramma dei migranti sfruttati e violati. Pochi chilometri più a est del complesso di Mellitah si trova Zawiya, un altro grande hub del traffico di esseri umani in cui fu arrestato Abdurahman al Milad, il famigerato comandante Bija: anch’egli “supervisore” della sicurezza nel polo petrolifero locale, aveva sulle spalle da un anno un mandato di cattura ineseguito del procuratore generale di Tripoli. Accusato dalla corte internazionale dell’Aja di crimini contro i diritti umani, è ritenuto il grande manovratore dei traffici di esseri umani nella sua giurisdizione.



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