Licenziamenti, Landini: “La partita non è chiusa. Il governo ha ascoltato un po’ troppo Confindustria”

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MILANO – Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, non depone le armi sul tema dei licenziamenti e su Rai Radio 1 commenta la nuova impostazione sintetizzata dal governo sul blocco degli stessi e sulla cassa integrazione con un laconico: “Per noi la partita non è chiusa”. 

Nella serata di ieri, Palazzo Chigi ha trovato una mediazione tra le opposte posizioni confindustriali e sindacali e ritoccando nuovamente il pacchetto-Orlando: il blocco dei licenziamenti resta fissato al 30 giugno, per le grandi imprese, e al 31 ottobre per le piccole. Salta la scadenza intermedia, quella proroga al 28 agosto per le aziende che avessero chiesto la cig Covid dall’entrata in vigore del decreto Sostegni bis entro la fine del prossimo mese. Confermata invece la possibilità per le grandi imprese di utilizzare la cassa integrazione ordinaria, dal primo luglio, senza dover pagare le addizionali fino alla fine del 2021 con l’impegno a non licenziare per tutto il periodo in cui ne usufruiscono. E dunque potenzialmente fino a fine anno: un bonus da poco più di 160 milioni di stanziamento.

Landini: “Sugli appalti una scelta indecente, pronti allo sciopero generale”

Su questa impostazione, secondo il leader della Cgil “vi è il rischio che dal primo luglio vi saranno migliaia di persone senza lavoro” e questo perchè il governo ha “ascoltato un po’ troppo Confindustria. Il governo – ha aggiunto – ha scelto di prendere una decisione che non ci convince: intendiamo proseguire per portare a casa maggior tutela per le persone che lavorano”. Per il sindacalista, “il messaggio che si manda ascoltando Confindustria è che i problemi si risolvono con la libertà di licenziare”.

Sul dettaglio del provvedimento, atteso con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell’ultimo decreto Sostegni, aggiunge: “I testi non li abbiamo ancora visti. Ci sono aiuti alla imprese, ma l’impresa può decidere se licenziare o no – ha rimarcato – Ma se hai aiuti pubblici e non hai costi aggiuntivi, l’utilizzo (di questi aiuti, ndr) deve avere il vincolo di non licenziare”.

Landini ha quindi rimarcato che “il decreto dovrà essere poi discusso in Parlamento. Siccome lo stesso Presidente del Consiglio dice che il confronto con le parti sociali è ancora aperto, bene, noi non vogliamo trovarci difronte a migliaia licenziamenti perchè non è questo il momento di aprire ulteriori fratture sociali nel Paese”.

Patuanelli difende Orlando: “Proposta chiara e condivisibile”

Dopo la difesa di Enrico Letta e di tutto il Pd al progetto del ministro Orlando, intanto, il titolare del Lavoro incassa anche il supporto del capodelegazione M5s, Stefano Patuanelli, su Facebook: “La proposta del Ministro Orlando in Consiglio dei Ministri è stata chiara: consentire alle aziende un’ordinata uscita dal blocco dei licenziamenti, tutelando in questa fase ancora delicata per l’economia del nostro Paese tanto i lavoratori quanto le imprese. Entrambi sono soggetti fragili in questa fase, non devono essere messe in contrapposizione né a livello politico, né su quello sociale. La proposta del Ministro Orlando, che ha ben spiegato durante il Consiglio dei Ministri le ragioni delle sue scelte, è chiara e condivisibile”. Un messaggio anche alla Lega, che ieri ha parlato solo con la sottosegretaria al Lavoro Tiziana Nisini, tenendo le posizioni di Confindustria, che ha accusato Orlando di “imboscata”.

Dl Semplificazioni e Codice degli appalti: la mappa dei partiti

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