LInter le difficolta di Suning e i meriti di Conte. Avanti tutta per la cessione

L’Inter, le difficoltà di Suning e i meriti di Conte. Avanti tutta per la cessione

La Republica News
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Che la situazione societaria all’Inter fosse complicata, Antonio Conte lo sapeva già la scorsa estate. Lo ha detto lui dopo aver travolto la Juventus, nella miglior partita della sua Inter in un anno e mezzo: “Mi auguro che tutto si possa risolvere nel migliore dei modi. Lo sapevo già ad agosto che c’erano delle problematiche, continuano a esserci. Speriamo che tutto vada per il meglio, per il bene dell’Inter e per noi”.

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In vetta nonostante tutto

Aspettando Cagliari-Milan, partita a cui i rossoneri arrivano con mezza squadra titolare fuori uso, l’Inter è virtualmente prima in classifica a pari merito. Il fatto che sia arrivata dov’è, nonostante dirigenti e allenatore conoscano da mesi le difficoltà economiche di Suning, dà merito agli uni e all’altro. I primi hanno saputo trattare con le controparti (club, agenti, gli stessi giocatori) per evitare che la mancanza di liquidità si traducesse in paralisi dell’attività sportiva. Il secondo, Conte, è stato in grado di tenere insieme il gruppo nonostante tutto. E di portarlo in alto. Lo sa e lo dice: “Ci danno per favoriti? Immaginate se avessimo potuto fare mercato da agosto a oggi. Ora saremmo strafavoriti”.

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Il vertice di Villa Bellini

Il fatto che all’allenatore fosse già chiaro cinque mesi fa che la cassa di Suning era vuota, almeno per quanto riguarda il cash da spendere nel calcio, aiuta a contestualizzare le vicende della scorsa estate. Quando il 25 agosto scorso si sono incontrati a Villa Belini Zhang, Conte, gli ad Marotta e Antonello, e il direttore sportivo Piero Ausilio, il quadro sulla situazione finanziaria del club cominciava a essere chiaro a tutte le parti: quelli di luglio e agosto d’altronde sono stati i primi stipendi non versati ad allenatore e calciatori. In nome di un accordo, sarebbero dovuti essere corrisposti a settembre, invece oggi non sono ancora arrivati. Il saldo dovrà essere fatto entro il 16 febbraio, per evitare la penalizzazione in classifica.

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Il gruppo unito nonostante tutto

Nessuno, probabilmente nemmeno gli stessi calciatori, può dire con esattezza quanto possa avere influito finora sul morale e sui risultati della squadra il fatto di non siano stati corrisposti diversi stipendi, e che si siano rincorse voci sulle difficoltà finanziarie della proprietà. Quanta di quell’insicurezza s’è trasferita nelle gambe dei giocatori, quando sono scesi in campo per cercare di superare il girone di Champions? E quanto ha influito la situazione societaria sul nervosismo dell’allenatore, che dopo la finale di Europa League persa in Germania parlava della propria esperienza in nerazzurro al passato, come fosse finita? Era il 21 agosto. È probabile che allora Conte avesse già un’idea della situazione (non è sceso nel dettaglio per quanto riguarda le date) ma che il quadro completo gli sia stato rappresentato da dirigenti e proprietà a Villa Bellini quattro giorni dopo.

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I prossimi mesi

Le vicende societarie dell’Inter sono destinate a restare nei pensieri dei giocatori ancora per qualche mese almeno. La trasformazione è in atto, e lo stesso Conte lo ha detto chiaramente: “Sarebbe una grossa bugia dire che non ci interessi”. Il fondo BC Partners sta spulciando i conti per decidere quanto offrire, e per che quota societaria. Altri soggetti finanziari sono pronti a farsi avanti se la trattativa in esclusiva con BC non dovesse andare in porto. Con ogni probabilità, comunque, presto l’Inter avrà nuovi proprietari. “Ma sono stato chiaro con i calciatori, dobbiamo lavorare e basta”, dice Conte. Il suo compito, con l’aiuto dei dirigenti, sarà continuare a tenere dritta la barra del timone fino alla fine del campionato. Nella pattuglia delle squadre di testa, l’Inter è quella che sta fisicamente meglio. Ed è la sola che potrà concentrarsi solo su Coppa Italia e scudetto, dopo l’esclusione dalle competizione europee. E Conte è l’uomo giusto al posto giusto: fra gli allenatori italiani in attività, hanno vinto più trofei nazionali (fra Italia e altri Paesi) solo Ancelotti, Mancini e Allegri. Nessuno di loro oggi allena in Serie A. “Il lavoro di un anno e mezzo si vede. Dobbiamo imparare a sentire il sangue e dobbiamo imparare ad ammazzare calcisticamente l’avversario”, ha detto, dopo avere tramortito la Juve.



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