L’isola del possibile

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La prima cosa bella di giovedì 24 giugno 2021 è l’isola delle possibilità. Da due giorni mi trovo su un’isola covid free e penso che soltanto questa conformazione geografica possa favorire l’utopia. Se tutti si sono vaccinati subito senza storie né eccezioni è stato non soltanto per recuperare la stagione, ma per riprendersi la vita comune.

Le isole coltivano le anomalie della storia e non sto pensando tanto a Cuba, dove non posso tornare perché persona non grata, quanto a Tristan da Cunha, che si è inventata regole di vita diverse da tutto il resto del mondo.

Un’isola è un universo a parte, un esperimento, una verità nascosta. Di Hoellebecq amo più i titoli di tutto quanto il testo, quindi: La possibilità di un’isola. Di far avanzare la storia. Il resto è terra, ferma. Le persone più innovative mai esistite sono state isole, si potevano raggiungere, ma per periodi limitati e non le potevi saldare a niente. Neppure tra loro: le parti di un arcipelago non si sfiorano.

E’ ridicolo ogni ponte per collegarsi, meglio il pudore dei tunnel. Nelle isole sono morti i grandi, ma finalmente, altroché imperi e due mondi, avevano trovato casa.  

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