Lo spirito di Ibrahimovic che ha trasformato il Milan. Il prossimo passo è il rinnovo

La Republica News

Poiché il calcio si presta agli slogan, la semplificazione più scontata del derby con cui il Milan ha interrotto la quadriennale astinenza di vittorie sull’Inter è che Ibrahimovic, dopo avere battuto il coronavirus, abbia appunto battuto anche l’Inter proprio perché non lo spaventa niente e nessuno. Il corollario è stato simbolico: per colpa delle restrizioni legate al coronavirus non ha poi potuto firmare autografi, né prestarsi al rito dei selfie. Una trentina di tifosi aspettavano fuori dai cancelli di San Siro il van col loro idolo a bordo e lui non ha potuto abbassare il finestrino: si è limitato a una benedizione accennata dietro il vetro, oscurato sì ma non abbastanza per impedire il riconoscimento del noto profilo e i conseguenti cori di esultanza. La scena – la star che benedice la folla – era a suo modo hollywoodiana.Milano never had a king, they have a GOD pic.twitter.com/LmQxt0XnwG— Zlatan Ibrahimovi? (@Ibra_official) October 18, 2020Del resto Ibra – che su twitter ha risposto al post fatto da Lukaku dopo il successo in rimonta nel derby dello scorso febbraio (“c’è un nuovo re in città”) scrivendo “Milano non ha mai avuto un re, ha un Dio” -, da quando è tornato dalle due stagioni a Los Angeles, non disdegna i riferimenti californiani. Dopo essersi paragonato in quanto campione di straordinaria longevità al personaggio di Francis Scott Fitzgerald, Benjamin Button che nasce vecchio e muore giovane, dopo la doppietta nel derby ha argomentato come l’attuale successo sia figlio proprio dell’esperienza americana: chiusa la parentesi per lui interlocutoria al Manchester United, era andato ai Los Angeles Galaxy per sentirsi “vivo e per ripartire da zero” e dalla Hollywood del calcio è dunque poi ripartito verso l’Europa, complice un discorso chiarificatore col suo agente Mino Raiola, uomo di innegabile pragmatismo, nonché moltiplicatore di ingaggi: “Mino mi disse che sarebbe stato troppo facile chiudere la carriera in America e che avrei dovuto rimettermi in gioco in Europa. Bene, risposi io: dov’è che hanno più bisogno di me?”.Serie A


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