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Lockdown, troppo tempo davanti agli schermi: come proteggere gli occhi da disturbi e affaticamento

La Republica News
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Gli occhi oggi più che mai sono diventati l’elemento del volto che ci distingue gli uni dagli altri, unica parte lasciata libera dalla mascherina. Eppure sono sempre più esposti agli schermi del computer, dello smartphone e della tv. Tra smartworking per gli adulti, didattica a distanza per i ragazzi e un lockdown che ha ridotto al limite i rapporti sociali, la tecnologia ha rappresentato e rappresenta una finestra sul mondo, dal lavoro alla scuola, allo svago. Parallelamente all’aumento del tempo trascorso davanti al video, crescono i disturbi della vista. Un recente studio inglese ha calcolato che mentre nel 2016 nel Regno Unito si trascorrevano 2-3 ore al giorno davanti ai videoterminali, oggi quel tempo si è più che raddoppiato, arrivando a 6-7 ore.

La malattia dell’occhio secco

“Al crescere del tempo trascorso davanti agli schermi crescono i disturbi della vista, in particolare la malattia dell’occhio secco, ossia l’asciugarsi del cosiddetto film lacrimale che riveste l’occhio e che ci protegge da agenti esterni, batteri, infezioni” spiega Stefano Barabino, responsabile del Centro superficie oculare e occhio secco dell’Ospedale Sacco – Università di Milano. “Questo film è formato dal liquido prodotto dalle ghiandole lacrimali e viene distribuito sull’occhio grazie all’ammiccamento, ossia lo sbattere delle palpebre, che normalmente avviene ogni 3-5 secondi. Davanti allo schermo l’ammiccamento si riduce drasticamente, quindi quel film evapora e l’occhio si secca, appunto. Quello che si avverte è irritazione, fastidio, bruciore”.

I consigli

L’occhio secco è una vera e propria patologia che si può facilmente risolvere se dipende da situazioni contingenti, come lo stare davanti al video troppo a lungo, e non da altre patologie (come quelle che attaccano il sistema immunitario) o condizioni. “Abbiamo notato che mentre prima era un disturbo tipico delle donne in menopausa, ora la fascia di età si è abbassata notevolmente e riguarda anche studenti e giovani insegnanti” continua l’esperto. “Come prevenzione occorre innanzitutto che l’ambiente in cui si lavora o si studia sia abbastanza umido, quindi attenzione all’aria condizionata o al riscaldamento troppo alto. Può essere utile seguire la cosiddetta tecnica del 20-20-20: 20 minuti di lavoro e 20 secondi guardando a una distanza di 20 piedi, ossia circa sei metri. Un’altra soluzione, decisamente più costosa, è quella di usare i sostituti lacrimali, gocce che si trovano in farmacia o parafarmacia e che alleviano i disturbi”.

Giovani e miopia

A pagare il conto più salato in questo momento, anche sul fronte della salute dell’occhio, sono dunque i più giovani, soprattutto quelli in fase di sviluppo. Secondo il report dell’Oms trascorrere troppo tempo davanti agli schermi aumenta la probabilità di diventari miopi. “Come oculisti abbiamo osservato un aumento deciso dei casi di miopia: solo ieri ho visitato 4 ragazzi che non erano miopi e lo sono diventati in questi mesi. Probabilmente uno di loro lo sarebbe diventato comunque ma gli altri tre no” continua Barabino.

Lenti a contatto: no al fai da te

Un altro disagio relativo a questa fase e particolarmente sentito da chi indossa gli occhiali da vista è la mascherina: il calore del fiato fa appannare le lenti. Per quanto si ricorra a soluzioni di ogni tipo, dalle salviettine e spray “anti-fog” alle mascherine ad hoc, il problema rimane. Alcuni cercano di risolverlo ricorrendo alle lenti a contatto. Ma anche qui occorre adottare qualche piccola accortezza per non rovinarsi gli occhi, in primis evitare il fai da te, acquistando lenti sul web senza aver fatto una visita specialistica. “Bisogna sempre considerare che per quanto oggi le lenti a contatto siano dei prodotti molto sofisticati che hanno raggiunto degli alti livelli di biocompatibilità, restano sempre dei corpi estranei che vanno messi sopra l’occhio” dice Barabino. “Per esempio se l’occhio è infiammato si corre il rischio di sviluppare un’infezione. Stesso rischio si corre se non si conservano bene le lenti, curandone la sterilità, un errore che fanno soprattutto i giovani. Bisogna inoltre che l’occhio non sia secco per non graffiare la superficie: in tal caso si deve ricorrere al sostituto lacrimale. Insomma, non dico che si debba fare come negli Stati Uniti dove le lenti a contatto si possono acquistare solo dietro presentazione del certificato annuale dell’oculista, ma chiedere consiglio almeno all’ottico su quali utilizzare e come usarle, evita di provocarsi danni ben più gravi di un occhiale appannato”.



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