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Londra: addio a Max Mosley, una vita sotto i riflettori tra scandali, nazisti, jet set e Formula 1

La Republica News
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LONDRA – “Sono nato in una famiglia piuttosto strana, a un certo punto me ne sono allontanato, ma il peso del mio cognome non mi ha mai abbandonato”. Adesso che se n’è andato per sempre a 81 anni, Max Mosley avrebbe potuto benissimo scegliere questa sua ben nota frase come epitaffio. Figlio del fondatore del partito fascista britannico, cresciuto senza i genitori, fatti internare da Churchill, durante la Seconda guerra mondiale, membro dei Teddy Boys, le gang giovanili bianche dei primi anni Sessanta, durante i disordini razziali a Londra di quell’epoca, poi laureato a Oxford, quindi pilota di Formula Due, a lungo presidente della Federazione Internazionale dell’Automobile (Fia) e in quanto tale uno dei patron della Formula Uno, quindi protagonista di un lurido scandalo di sesso mescolato ad accuse di antisemitismo a metà degli anni Duemila e però capace di fare causa al tabloid che lo aveva sbattuto in prima pagina e di vincerla, insomma instancabile personaggio del jet-set internazionale, ha sempre portato con sé la cattiva reputazione dei genitori, per quanto provasse a riabilitare in parte anche loro.

Suo padre, sir Oswald Mosley, fu un uomo politico e ministro sia nel partito laburista che in quello conservatore, ma rimane noto soprattutto per avere fondato la British Union of Fascist, le camicie nere britanniche. Sua madre, Diana Mitford, è stata una nota scrittrice e giornalista, a sua volta parte di una famiglia decisamente eccentrica, le cui sei sorelle furono così descritte da un celebre giornalista del Times: “Diana la fascista, Jessica la comunista, Unity l’amante di Hitler, Nancy la romanziera, Deborah la duchessa e Pamela l’esperta di pollame”.

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Erano entrambi aristocratici, imparentati con lo stesso premier Churchill che li fece rinchiudere: la cosa forse più incredibile è che, dopo essersi sposati in segreto a casa del gerarca nazista Joseph Goebbels, con Adolf Hitler in persona come ospite d’onore, dopo il conflitto continuarono a frequentare il bel mondo di Londra e di mezza Europa. Grandi scandali, grandi case di campagna, tanti soldi, una giovinezza e un’educazione in giro per l’Europa: Max cresce così.

Completati gli studi, anche Mosley junior vorrebbe fare politica, per un po’ all’ombra tenebrosa del padre, in seguito nel partito conservatore a cui vanno le sue simpatie, ma desiste appunto per l’ingombrante cognome. Allora getta il suo impegno nello sport, che lo ha attirato fin da ragazzo, dapprima correndo lui stesso come pilota, in Formula Due, con risultati discreti, 12 vittorie su 40 gare, successivamente come dirigente, fondando una squadra corse, scalando la federazione degli Automobil Club fino a diventarne il numero uno, lavorando insieme a Bernie Ecclestone nell’organizzazione della Formula Uno.

Rimane presidente della Fia dal 1993 al 2008, quando si dimette volontariamente (ma verrà poi reinsediato con un voto dei soci a grande maggioranza) per lo scandalo che sembra destinato a coprirlo di vergogna: il tabloid News of the World pubblica in prima pagina le foto di un’orgia sadomasochistica da lui organizzata a Londra con prostitute apparentemente vestite da gerarchi nazisti e da detenute dei lager. Mosley non si perde d’animo, denuncia il giornale per violazione della privacy, nega che il festino avesse connotati di apologia del nazismo o di antisemitismo e i giudici gli danno ragione, affermando che le giovani donne indossavano uniformi militari ma non del Terzo Reich e che non c’era alcun collegamento con i lager. Il News of the World e il suo editore Rupert Murdoch sono condannati a pagargli un milione di sterline di risarcimento danni e da allora Mosley si batte anche a livello europeo in campagne contro la diffamazione a mezzo stampa e per il diritto alla riservatezza. Se uno vuole fare un’orgia, ecco la sua morale, sono affari suoi, a patto che non violi alcuna legge.

Eppure la sorte non lo lascia tranquillo: nel 2009 il suo figlio primogenito Alexander muore per una overdose di eroina e Mosley decide di non ricandidarsi più a presidente della Federazione Internazionale Auto, lasciando il posto a un successore di suo gradimento, l’ex-amministratore delegato della Ferrari Jean Todt.

“È come avere perso un membro della propria famiglia, Max ed io eravamo come fratelli”, commenta Bernie Ecclestone alla notizia della sua morte. “Ha fatto un sacco di buone cose per le corse di automobili e per l’industria dell’auto. Era molto bravo ad assicurarsi che venissero costruite auto sicure”. Ma la cosa in cui forse è stato più bravo, la sua vera arte, era sopravvivere a tutto, a cominciare dal cognome che portava addosso.  



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