L’Onu: “Limitare il riscaldamento climatico non basta, bisogna adattarsi. Alcuni danni sono irreversibili”

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È un inseguimento: l’impatto del cambiamento climatico corre, i decisori politici che cercano di arginarlo varano misure che restano sempre indietro. La sesta edizione del Rapporto 2021 sul gap di adattamento: la tempesta in arrivo firmato dall’Agenzia per l’ambiente dell’Onu (Unep) sottolinea che quella corsa l’abbiamo già persa perché alcune conseguenze della crisi climatica in atto sono irreversibili: quindi, oltre a cercare di limitare il riscaldamento globale a 1,5 C°, sarà indispensabile adattarsi. Sono previsioni che prendono in considerazione anche gli ultimi impegni presi dalla comunità internazionale, ma spronano ad avere obiettivi ancora più ambiziosi, perché “sebbene una forte mitigazione sia la via verso impatti più bassi e costi più a lungo termine, aumentare l’ambizione nell’adattamento, in particolare per quanto riguarda il finanziamento e l’attuazione, è fondamentale per evitare che i divari esistenti si allarghino”.

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Più soldi e più azioni pratiche, subito, perché seppure “i soldi ci sono”, come ha detto tre giorni fa il presidente del Consiglio Mario Draghi proprio in apertura del vertice di Glasgow, i finanziamenti e l’attuazione sono molto indietro. Di fronte alla velocità impressionante con cui il clima cambia, è il messaggio che il Rapporto Unep lancia durante le trattative della Cop26, le nostre reazioni sono oltre che in ritardo anche diseguali, soprattutto nella capacità di risposta. A questo ritmo, alcuni Paesi che gli effetti devastanti della crisi climatica li stanno già subendo rischiano di restare sempre più indietro. Nello specifico, l’agenzia Onu scrive che ci sono prove che indicano come l’obiettivo di rimanere entro +1,5 gradi centigradi entro fine secolo sarà probabilmente mancato, ma anche se lo centriamo alcuni impatti del cambiamento climatico sono già irreversibili e ci accompagneranno per molti decenni.

Le politiche di adattamento, indica ancora il Rapporto, devono prevedere interventi prioritari in vari settori, per prevenire e contenere i danni provocati dagli eventi meteo estremi causati dai cambiamenti climatici. Tra gli ambiti dove tali interventi sono più urgenti la gestione del territorio con attenzione alla biodiversità, la razionalizzazione e conservazione dei sistemi idrici, l’elaborazione di mappe di pericolosità e gli interventi per contrastare le ondate di calore, soprattutto in ambienti urbani. Insieme agli strumenti per adattarsi ai cambiamenti già in atto, servono poi  politiche di mitigazione per non accelerare ancor di più l’impatto e la priorità e ridurre l’emissione dei gas serra.

Il report

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L’Unep ricorda che “il 2021 è stato l’anno in cui il cambiamento climatico si è manifestato chiaramente come una seria minaccia per l’umanità, non solo a lungo termine, ma nel qui e ora” e rileva che “gli impatti climatici colpiscono il mondo con una nuova ferocia”. L’Agenzia per l’ambiente ricorda che, sempre quest’anno, il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (Ipcc) ha avvertito che esiste una maggiore possibilità di un aumento della temperatura globale superiore a 1,5 gradi centigradi entro i prossimi due decenni. Gli attuali contributi determinati a livello nazionale (Ndc), cioè gli impegni di ciascuno Stato, come previsti dall’accordo di Parigi puntano al momento verso un riscaldamento globale di 2,7 gradi centigradi entro la fine del secolo. Quindi, “anche se il mondo cerca di intensificare gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra – sforzi che non sono ancora neanche lontanamente abbastanza incisivi – la crescita degli impatti climatici sta superando di gran lunga il nostro sforzo per adattarvisi” avverte l’Agenzia per l’Ambiente dell’Onu.

Il Rapporto fa poi un esempio concreto su come i “soldi che non sono un problema” non sono stati usati “in modo intelligente e velocemente”, sempre per citare Draghi. “I pacchetti di stimolo alla ripresa dopo il Covid-19 presentano una finestra di opportunità per intervenire con misure verdi e resilienti, ma queste non vengono attualmente realizzate”, rimarca l’Unep, precisando che 16.700 miliardi di dollari di stimolo fiscale sono stati distribuiti in tutto il mondo, ma solo una piccola parte di questi incentivi sono stati indirizzati all’adattamento, cioè a interventi per prevenire i danni degli eventi meteo estremi (come siccità, tempeste, incendi, alluvioni) favorendo quindi anche la crescita economica verde. Quindi “l’occasione è stata ampiamente persa”, dice l’Unep.

Meno di un terzo dei 66 Paesi presi in esame fino a giugno 2021 hanno studiato misure per affrontare i rischi climatici, dice il rapporto. Circa il 79% dei Paesi ha adottato almeno uno strumento di pianificazione dell’adattamento a livello nazionale, come un piano, una strategia, una politica o una legge. Si tratta di un aumento del 7% dal 2020, calcola l’Unep, ancora troppo poco vista l’emergenza in atto. Il 9% dei Paesi che non dispongono di uno strumento di questo tipo ne sta sviluppando uno. Almeno il 65% dei Paesi, osserva il rapporto, dispone di uno o più piani settoriali e almeno il 26% dispone di uno o più strumenti di pianificazione subnazionale. Nel frattempo, l’attuazione delle azioni di adattamento continua a crescere lentamente. I dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), ricorda l’Unep, rivelano che i primi dieci donatori a livello globale hanno finanziato più di 2.600 progetti con un focus principale sull’adattamento tra il 2010 e il 2019. Anche i progetti stanno diventando più grandi, e molti attirano finanziamenti superiori a 10 milioni di dollari.

I costi stimati per l’adattamento ai cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo sono da cinque a dieci volte superiori agli attuali flussi finanziari pubblici (quasi 80 miliardi nel 2019) e i dati disponibili indicano che il divario finanziario per l’adattamento si sta ampliando. Secondo l’Adaptation Gap Report 2021 i nuovi costi – rispetto a quelli del rapporto del 2016 – solo per i Paesi in via di sviluppo si avvicinano alla parte più alta della forchetta 140-300 miliardi di dollari all’anno entro il 2030 e 280-500 miliardi di dollari all’anno entro il 2050.

Riscaldamento globale

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Il Rapporto dell’Unep, dal punto di vista delle misure finanziarie annunciate in questi giorni alla Cop26 rappresenta dunque un monito importante: ben vengano gli annunci su migliaia di miliardi di dollari in possibili finanziamenti o alleanze globali di investitori privati: occorre però che tutti i soldi promessi siano effettivamente resi disponibili e che i progetti per mitigare gli effetti del riscaldamento climatico diventino realtà al più presto.

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