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L’operazione top secret Usa in Libia: portato via un “Pantsir S-1” russo fornito ad Haftar dagli Emirati

La Republica News
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Una missione segreta, condotta in un silenzio che ha resistito per mesi. Nello scorso giugno gli americani hanno prelevato un semovente contraereo hi tech russo, catturato in Libia dalle truppe del governo di Tripoli. Il Pantsir S-1 – che la Nato chiama Sa-22 Greyhound ossia levriero – è stato portato con un cargo militare C-17 nella base tedesca di Ramstein e poi probabilmente trasferito negli Stati Uniti.

Il ruolo degli Emirati arabi 

I semoventi erano stati forniti dagli Emirati arabi all’armata del maresciallo Haftar, rivelandosi inizialmente determinanti per l’assedio alla capitale libica lanciato nel 2019. Poiché Tripoli non ha personale addestrato per utilizzarli, si ritiene che i primi fossero gestiti da militari emiratini. Una seconda consegna di Pantsir – sempre tramite gli Emirati o direttamente arrivati da Mosca – è invece stata condotta sul campo dai ben più capaci mercenari della Wagner, la compagnia privata strettamente legata al Cremlino.

Stando all’intelligence statunitense, i contractor russi grazie ai Pantsir sarebbero riusciti ad abbattere un drone Predator americano e uno italiano, impegnati a sorvegliare in maniera discreta il fronte dei combattimenti tra i due eserciti rivali libici. Due brutti colpi, che avevano obbligato i costosi ricognitori teleguidati occidentali a tenersi lontani dalla zona degli scontri.

Il Pantsir infatti è un sistema molto efficace, che ha una coppia di cannoncini da 30 millimetri e sei missili terra-aria: può abbattere jet ed elicotteri in un raggio di oltre trenta chilometri. Può essere anche usato in maniera automatica: una volta attivato, il radar di bordo individua i bersagli e – se non li riconosce come “amici” – apre il fuoco.

L’intervento dei droni turchi

Dopo i successi sul campo, nella primavera del 2020 per motivi non chiariti i mercenari di Mosca si sono ritirati, aprendo la strada alla disfatta delle forze di Haftar. Senza gli esperti “soldati privati” russi i Pantsir sono stati facilmente contrastati dai droni turchi di ultima generazione. E, grazie anche ai massicci aiuti di Ankara, i miliziani di Tripoli sono partiti all’offensiva, riconquistando il territorio perso in mesi di guerra. Nella fretta di ritirarsi, le truppe della Cirenaica hanno abbandonato diversi semoventi contraerei: uno è stato addirittura fatto sfilare nelle strade della capitale tra la folla che festeggiava la vittoria.

L’operazione top secret del Pentagono – rivelata oggi dal Times di Londra sulla base anche delle ricerche del giornalista tunisino Samer Al-Atrush – aveva due obiettivi. Il primo era evitare che il semovente finisse nelle mani di terroristi islamici.

 

“Il topo” alleato di al Serraj

Il Pantsir infatti sarebbe stato catturato il 18 maggio 2020 da uno dei signori della guerra libici, Mohamed Bahroun detto “Il topo”: il giovane comandante di una milizia alleata con il governo del presidente al Serraj, ma in ottimi rapporti con trafficanti di armi e formazioni fondamentaliste. Le preoccupazioni per la sorte del sistema missilistico hanno spinto il ministro degli Interni di Tripoli Fathi Bishaga a intervenire: con un raid armato, il mezzo è stato trasferito nella base di Zuwara. Dove gli americani lo avrebbero poi preso in consegna e portato via.

Il secondo scopo della missione statunitense è quello di esaminare nel dettaglio la tecnologia del Pantsir. Per quanto non si tratti di un’arma avanzata, si è dimostrata molto valida nei combattimenti in Siria e in Libia. E, dopo l’abbattimento dei due Predator made in Usa, per il Pentagono è diventato fondamentale capire come disturbarne radar e missili per proseguire con i voli dei suoi droni spia più diffusi.

Un ufficiale russo interpellato dal Times sostiene che Mosca non è preoccupata: i sistemi forniti agli Emirati appartengono a un modello tecnologicamente inferiore a quello usato dall’esercito russo. E gli apparati più delicati – quelli per l’identificazione automatica dei velivoli “amici” – sarebbero stati smontati prima di abbandonare i mezzi in Libia.

Allo stesso tempo, come sottolinea il Times, l’operazione statunitense potrebbe anche avere un riflesso politico importante: dimostrare l’inaffidabilità degli emiratini, che hanno messo a disposizione di un alleato discutibile come il maresciallo Haftar armamenti ad alta tecnologia. Non è un caso se la notizia del Pantsir trafugato dagli americani sia trapelata immediatamente dopo la decisione dell’amministrazione Biden di sospendere la vendita degli F-35 – l’aereo più moderno esistente al mondo – agli Emirati. Un contratto fortissimamente voluto da Donald Trump, che adesso verrà rivisto alla luce della nuova strategia della Casa Bianca per il Medio Oriente.  



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