L’orso marsicano è tornato, la gioia della guida: “Ringrazio la natura per questo incontro”

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“All’inizio ho provato stupore e timore, ma quando mi sono sentito a distanza di sicurezza ha preso il sopravvento la felicità”. Filippo Monachesi ha 47 anni ed è una guida ambientale escursionistica del Parco nazionale dei monti Sibillini. Il 10 ottobre, nel tardo pomeriggio (“ma prima del tramonto”), ha incontrato un orso mentre con un collega faceva un sopralluogo. In quel momento però era solo: “L’orso non si era accorto di me perché era sopravvento e quindi non aveva avvertito il mio odore e continuava a venire nella mia direzione. Io allora ho iniziato a indietreggiare e quando mi sono sentito a distanza di sicurezza ho tirato fuori il cellulare e ho iniziato a filmare, sempre continuando a indietreggiare lentamente, con calma”. Il punto esatto dell’avvistamento non può essere rivelato per motivi di sicurezza: “Si potrebbero innescare – dice Filippo – comportamenti non corretti di emulatori che potrebbero rappresentare un pericolo per loro stessi e per l’orso”. Dal parco dei Sibillini, gruppo montuoso dell’Appennino umbro-marchigiano, l’orso mancava da 10 anni esatti. Alla domanda “Cosa si prova a vedere un orso così da vicino?” Filippo risponde: “Gratitudine. Dico grazie alla natura per avermi fatto fare questo incontro inaspettato”. Ma raccomanda a tutti di rispettare i corretti comportamenti nel caso ci si trovasse davanti a questo animale: “Occorre innanzitutto mantenere la calma e cominciare a indietreggiare lentamente, senza scatti e movimenti nervosi. Può capitare, come si vede nel video, che l’orso si alzi in piedi sulle zampe posteriori. Potrebbe sembrare un atteggiamento aggressivo ma in realtà è solo un modo che ha l’orso per vedere meglio e capire se la situazione può essere pericolosa. L’orso, infatti, ha udito e olfatto molto sviluppati, ma la vista non è il suo punto forte. Non bisogna quindi lasciarsi intimorire e cominciare a correre perché potrebbe innescare reazioni imprevedibili nell’animale. Quindi è importante non avvicinarsi, magari per fare delle riprese migliori, non correre, non tirare sassi o mettere in atto qualsiasi comportamento che possa innervosire l’animale, che di per sé è pacifico e non attacca l’uomo”.

A cura di Sofia Gadici

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