L’ospedale dove non si può abortire diventa un caso politico in Piemonte

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Un’interrogazione urgente e indifferibile per saper cosa intende fare la Regione su un diritto fondamentale negato come quello di poter abortire perché tutti i medici sono obiettori. Lo presenta il consigliere regionale di Luv Marco Grimaldi che partendo dalla grave situazione di Ciriè, centro del Torinese, dove gli obiettori sono nove su nove: il cento per cento dei ginecologi dell’ospedale cittadino.  Uno dei 15 ospedali maglia nera in Italia, dove non c’è un solo medico che pratica l’aborto.

“La Regione fa di tutto affinché la 194 sia disapplicata. Nella scorsa legislatura abbiamo approvato una delibera dall’indirizzo chiarissimo, del tutto disattesa dall’attuale maggioranza”, attacca Grimaldi, che ricorda le iniziative assunte su questo tema in passato a Palazzo Lascaris: “Ci eravamo non solo impegnati a individuare la percentuale di obiettori di coscienza presso le strutture sanitarie regionali e la loro distribuzione, ma abbiamo anche deliberato che le aziende sanitarie locali, nelle zone con una concentrazione di obiettori di coscienza superiore al 50 per cento, dovessero ricorrere a procedure di mobilità del personale. E se  ciò non fosse stato sufficiente, che potessero bandire concorsi riservati a medici specialisti che pratichino l’interruzione di gravidanza”.

La vicenda dell’ospedale di Cirié, prosegue Grimaldi “mostra quali siamo gli effetti  non solo di una tendenza purtroppo in aumento  fra i medici, ma dell’attuale indirizzo della Regione, che da quando è in carica  non solo si è dimenticata di far applicare la legge 194, ma ha fatto di tutto per ostacolare l’autodeterminazione e la libertà delle donne, fino all’ingresso delle associazioni Pro Vita nei consultori”

Sulla vicenda di Ciriè il direttore generale  dell’Asl To4 Stefano Scarpetta si è affrettato a chiarire che Il servizio è garantito in altri ospedali dell’Asl, come Ivrea e Chivasso. In tutto il Piemonte sono 161 gli obiettori su 364 ginecologi, chiarisce Silvio Viale, convinto  però che sarebbe assai preferibile avere degli hub dove si pratica un numero alto di aborti, piuttosto che avere un presidio dove si fanno pochissimi interventi all’anno. Il Sant’Anna è senza dubbio uno di questi, il 75% del numero totale di interruzioni di gravidanza in tutta l’area del Torinese si fa qui, il 47% del Piemonte.

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