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Lotta al Covid, Porotto: “Studiamo uno spray che blocca il contagio nel naso”

La Republica News
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Vaccini, anticorpi monoclonali, ma non solo. Sul fronte delle strategie anti Covid si affaccia ora uno spray per impedire l’ingresso del virus nella cellula. Il campo degli spray anti-coronavirus è popolato da fake news e prodotti non testati. Quello messo a punto dalla Columbia University di New York e pubblicato su Science, da questo punto di vista, è un’altra cosa. Ha appena terminato le sperimentazioni sugli animali, quindi avrà bisogno di ulteriori test in animali e clinical trials sull’uomo. Ma per quel che riguarda la scienza ha le carte in regola per diventare, se le prove andranno bene, una soluzione in più contro il virus. A coordinare gli studi sono Anne Moscona e Matteo Porotto, un ricercatore originario di Genova che lavora da 21 anni a New York. Si occupa di patogenesi virale alla Columbia University. E, anche quando il Covid ha picchiato duro sulla Grande Mela, non ha perso un giorno di laboratorio. 

In questi giorni si parla molto di uno spray israeliano. Somministrato prima delle preghiere per il nuovo anno, avrebbe limitato i contagi a due fedeli su 83. Il vostro prodotto funziona in modo simile? 

“No, sono due approcci diversi. Lo spray israeliano funziona come barriera fisica. Si depone sulla mucosa del naso come una pellicola e impedisce il contatto del virus con le cellule. Noi usiamo le nostre conoscenze del meccanismo molecolare di infezione  per bloccare il processo di fusione, che è un meccanismo molto complesso, comune a molti eventi della biologia inclusa la fecondazione. Assomiglia un po’ a una danza del virus sulla superficie della cellula. Noi blocchiamo uno dei ‘passi’ della spike che si ripiega su sé stessa. Questo basta a evitare il contagio”. 

Coronavirus, l’ingresso nella cellula e l’azione dello spray nasale per bloccarlo

Come fate a esserne sicuri? 

“Per ora lo abbiamo provato sui furetti. In una gabbia abbiamo messo un gruppo di animali infetti: uno di animali cui avevamo somministrato in precedenza lo spray e un gruppo di animali non protetti. Nessuno di quelli trattati con il nostro farmaco si è infettato. D’accordo, siamo solo a livello di test sui furetti, ma un’efficacia del 100% è un ottimo dato e Science ha deciso di pubblicare il nostro studio. Speriamo di iniziare presto i test sull’uomo e di ricevere più supporto rispetto a quanto avuto finora”. 

Ma siete alla Columbia di New York. Vi mancano i mezzi? 

“No certo, ma all’inizio abbiamo avuto dei contrattempi e ho dovuto pagare uno degli elementi dello spray con la mia carta di credito. L’arte di arrangiarsi vale ovunque nel mondo”. 

Ci spiega meglio come funziona lo spray? 

“Immaginiamo la zip di un maglione. Se noi inseriamo in uno dei due lati un pezzetto di ferro complementare, capace di incastrarsi, impediamo alla zip di chiudersi e dunque di funzionare. Noi abbiamo messo a punto una molecola  che nasce dalla combinazione di un pezzetto della proteina spike con una molecola di colesterolo (un lipide) che chiamiamo lipopeptide. Il lipopeptide blocca in modo simile la proteina spike del coronavirus nel momento in cui si lega alla nostra cellula”. 

La spike, il nostro cruccio in questo momento, per via delle mutazioni. Funzionerà il vostro spray sulle varianti? 

“La spike è divisa in due parti, S1 e S2. Quella in punta (S1) viene in genera presa di mira dagli anticorpi (sia gli anticorpi indotti dai vaccini sia gli anticorpi monoclonali). E’ protagonista della prima fase della fusione, quella in cui il virus si lega al recettore delle nostre cellule. Le nuove varianti hanno mutazioni in questa S1, perché la maggior parte degli anticorpi si lega lì e il virus ha interesse a evolversi per sfuggirgli. Noi agiamo sulla parte più interna (S2), che entra in gioco nella seconda fase del processo di infezione, la fusione. La spike compie una sorta di danza sulla superficie della cellula, con una serie di piegamenti e inchini. Noi ipotizziamo che qui non possa subire troppe mutazioni, altrimenti questo meccanismo complicato cesserebbe di funzionare. Abbiamo tradotto il ‘balletto’ anche in un film, accompagnato da varie musiche, con l’aiuto di Digizyme, un gruppo di esperti capaci di tradurre visivamente le conoscenze della biologia”. 

Quindi mettete un busto di ferro alla spike, che non riesce più a ballare? 

“Sì, abbiamo provato con vari tipi di lipopeptidi, selezionando i migliori. Li abbiamo testati prima su cellule, poi i più efficaci anche sui furetti. Abbiamo una pregressa esperienza in questo tipo di studi. Le nostre prime pubblicazioni sull’efficacia dei lipopeptidi risalgono al 2010. Abbiamo messo a punto molecole simili contro influenza, morbillo, Ebola. Per quanto riguarda le varianti del coronavirus, abbiamo già fatto le prove con le proteine spike derivate dalla variante inglese e sudafricana, e sono andate bene. I dati sono sull’articolo pubblicato da Science. Ieri è appena arrivata in laboratorio la variante brasiliana”. 

Come funzionerebbe lo spray, dal punto di vista pratico? 

“Può viaggiare in forma liofilizzata, in polvere, a temperatura ambiente senza difficoltà. Nebulizzata nel naso o come aerosol, si diffonde nei polmoni e dura almeno 24 ore. Può essere somministrato in via preventiva, ma anche subito dopo il contagio. Quando il virus è penetrato nella cellula, infatti, si replica e poi si diffonde verso le cellule vicine. Nelle prime fasi dell’infezione, quanto la trasmissione è ancora circoscritta, lo spray può essere d’aiuto”. 

In quali casi può essere usato? 

“Prima di una visita in ospedale, per permettere anche a chi soffre di altre malattie di proseguire le cure. Ma anche per riprendere la socialità. Si può portare con sé in vacanza”. 

Sarà troppo costoso per una somministrazione a tappeto? 

“Ancora non sappiamo, siamo virologi. Per ora costa un po’, ma tutto cambia quando si passa a un’economia di scala”. 

Lei lo ha provato? 

“Non ancora, ne abbiamo troppo poco. Ci basta a malapena per i test sugli animali. Ma lo proverò volentieri, senza preoccupazione. Agisce sul virus, non sulle cellule umane. Finora i test di tossicità non hanno evidenziato problemi, e non ce ne aspettiamo per il futuro”. 



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