L’Ucraina chiede la “No-Fly-Zone”. Cosa significa? E cosa faranno gli alleati?

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Secondo il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, la Nato sta valutando la richiesta ucraina d istituire una no-fly zone sul paese, come richiesto dalle autorità di Kiev per impedire alle truppe russe i bombardamenti aerei. Fino ad ora sia Stati Uniti che Gran Bretagna hanno respinto la richiesta, considerandola un’azione che alzerebbe troppo il livello dello scontro. L’opzione, infatti, esclusa esplicitamente da leader occidentali come Joe Biden e Boris Johnson, significherebbe andare allo scontro diretto visto che implicherebbe l’abbattimento degli aerei militari russi.

Che cosa è una no-fly zone?

La zona d’interdizione al volo (in inglese no-fly zone, NFZ) è un territorio entro il quale vige il divieto di sorvolo. Vengono di solito dichiarate in un contesto di controllo militare per demilitarizzare i cieli di una determinata aera. Quando viene imposta va poi fatta rispettare con le armi. Di fatto, presuppone un coinvolgimento nel conflitto da parte di chi la impone. E’ stata applicata anche in aree non di guerra. Ad esempio a Londra in occasione delle Olimpiadi 2012, per impedire eventuali attacchi terroristici.

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Perché gli ucraini chiedono agli stati alleati di attuarla?

Il presidente ucraino Zelensky l’ha motivata col fatto che, nonostante Mosca affermi di aver bombardato solo basi militari, sono state colpite numerose strutture civili: condomini, ospedali, scuole e infrastrutture fondamentali per la popolazione come quelle idriche. Per Zelenskiy si tratta di “crimini di guerra” che vanno fermati.

Perché fino ad ora è stata scartata?

L’Ucraina non fa parte dell’Alleanza Atlantica e la Nato può dunque fiancheggiarla ma non impegnarsi militarmente al suo fianco. “Non intendiamo entrare in Ucraina, né via terra né via cielo” ha ripetuto più volte il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Pure il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha ribadito di non voler coinvolgere truppe americane nei combattimenti. “La no-fly zone ci obligherebbe a farla rispettare, mettendoci in conflitto diretto con la Russia. Cosa che non abbiamo intenzione di fare” ha ripetuto pure la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki. D’altronde per proteggere la Nfz servono specifiche risorse militari, come missili terra-aria e caccia, che in questo momento la Nato ha però solo in potenza, ma non schierate.

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Come nasce la NFZ?

È uno strumento moderno applicato per la prima volta negli anni 90. Si distingue dalle tradizionali missioni di potenza aerea, per la sua appropriazione coercitiva dello spazio aereo di una nazione allo scopo di raggiungere determinati obiettivi sul campo.

Quando è stata utilizzata ?

In tre occasioni.Iraq 1992 e 2003: quando al termine della Guerra del Golfo, Regno Uniti e Stati Uniti intervennero nello scontro tra regime iracheno di Saddam Hussein e curdi dell’Iraq settentrionale. Delineando una vasta zona dove gli aerei iracheni non potevano volare. La legalità dell’operazione è stata a lungo oggetto di dibattito. Bosnia ed Erzegovina 1993-1995: quando durante il conflitto nell’ex Yugoslavia furono attive le risoluzioni 781 e la 816 del Consiglio di Sicurezza Onu proprio per vietare i sorvoli militari non autorizzati dell’area. In Libia nel 2011:  votata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu a un mese dall’inizio delle sommosse contro il regime di Gheddafi.

Come potrebbero reaggire i russi a un’eventuale imposizione della “No-Fly-Zone?

Il presidente russo Vladimir Putin ha minacciato severe ritorsioni: «Se lo farete, andrete incontro a conseguenze più gravi di quelle che avete mai fronteggiato nella vostra Storia».

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