LUnder 23 della Juve una miniera da 100 milioni

L’Under 23 della Juve, una miniera da 100 milioni

La Republica News
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TORINO – Il gol con cui il tunisino Hamza Raifa ha regalato alla Juventus la qualificazione ai quarti di finale di Coppa Italia e il primo effetto concreto dell’introduzione delle squadre B (da noi si chiamano under 23) e di cui soltanto i bianconeri, che avevano spinto moltissimo in questo senso, si sono avvantaggiati. Rafia, poveretto, ieri sera si è anche infortunato al ginocchio: dovrà star fuori una ventina di giorni.

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Sono tre anni che ai club di serie A è consentito di iscrivere una formazione anche in serie C: da allora, hanno esordito in prima squadra quindici giocatori provenienti dall’under 23 (cinque con Allegri, cinque con Sarri e tre con Pirlo), anche se soltanto Frabotta ha trovato una collocazione tra i grandi in pianta stabile, mentre tra quelli poi spediti altrove solamente il centravanti inglese Mavididi, strappato all’Arsenal per tre milioni e ceduto al Montpellier per 6,3, sta combinando qualcosa di rilevante. Ma per la Juve questa branca dell’attività industriale è essenziale: nell’ultima annata, solo sull’under 23 ha movimentato oltre un centinaio di milioni, 50 dei quali facendoli fruttare come plusvalenze.

La Juventus, d’altronde, non ha voluto le seconde squadre per coltivarvi i talenti da affiancare un giorno o l’altro ai Ronaldo di turno. O meglio, questo è senz’altro un obiettivo a medio termine la cui realizzazione richiederà anni di lavoro: lo scopo immediato è piuttosto quello di allevare moneta di scambio da usare sul mercato per ottenere calciatori o plusvalenze. Proprio in questi giorni, per esempio, la Juventus sta trattando con il Genoa l’acquisto di Rovella, che si sarebbe svincolato a giugno: eppure la Juve lo valuterà una decina di milioni, probabilmente quasi interamente legati a bonus, ma contestualmente cederà ai rossoblù Portanova e Petrelli con una valutazione analoga, e una plusvalenza bella corposa. Nell’operazione Scamacca, i bianconeri contano di compensare una buona parte dei 22 milioni che pretende il Sassuolo, proprietario del cartellino del centravanti, con un paio di giocatori oggi in Lega Pro. Gli emiliani, che hanno fiuto, hanno chiesto il difensore romeno Dragusin, 18 anni, che ha già esordito in Champions e che l’altra sera in Coppa Italia ha giocato (bene) tutti i 90’. Ma la Juve non lo molla affatto: insieme all’elegante centrocampista Fagioli, che piaceva da matti ad Allegri, è considerato uno dei pochi con delle prospettive davvero sconfinate. È un investimento tecnico, quello sì, prima ancora che economico. Sarri stimava molto Muratore, mezzala ceduta invece all’Atalanta per 7 milioni, e poi finita in prestito alla Reggiana.

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Per soppesare l’importanza della Juve di serie C basta spulciare l’ultimo bilancio, dove risulta che i bianconeri controllano l’enormità di 104 calciatori professionisti. I dati più interessanti riguardano la compravendita dei ragazzi dell’under 23: nell’ultimo esercizio, quindi dal 1° luglio 2019 al 30 giugno 2020, la Juve ha incassato la bellezza di 64 milioni di euro vendendo giocatori della seconda squadra. È pure vero che ne ha spesi 52 per gli acquisti (il più delle volte si tratta di scambi), ma in ogni caso ha realizzato plusvalenze per 49,75 milioni, essenziali per un bilancio dal conto economico disastroso. E questo solamente nell’arco di dodici mesi.

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Per fare qualche esempio, la Juve ha venduto al Manchester City lo spagnolo Pablo Moreno per dieci milioni e comprato dagli inglesi il portoghese Felix Correia per 10,5. Francoforte, Gerbi e Stoppa sono passati alla Sampdoria per 4 milioni e dai blucerchiati sono arrivati Vrioni e Mulè per 7,5. Il Parma ha preso Lanini per 2,385 milioni e dato Minelli per 2,910. Con il Pisa c’è stato uno scambio di portieri: Loria in nerazzurro per 2 milioni e mezzo e Gori in bianconero per 3,2. Dal Pescara è arrivato Brunori per 2,850 milioni, al Pescara è andato Masciangelo per 2,336. Con il Barcellona non si è parlato solo di Arthur e Pjanic, ma pure di ragazzi: i blaugrana hanno comprato Matheus Pereira per 8 milioni e venduto Marques per 8,2. Curiosa l’operazione allestita con il Basilea: la Juve ha preso Mamadou Sene da una storica società dilettantistica torinese, il Vanchiglia, e l’ha spedito in Svizzera per 4 milioni, prendendo come contropartita Albian Hajdar, immediatamente rimandato il prestito al Basilea. Che a sua volta ha ceduto Sene in prestito all’Omonia Nicosia di Cipro.

Noterete che, quando si architettano dei baratti, la Juventus paga sovente un prezzo leggermente più alto di quanto invece incassi. La differenza è il più delle volte stabilizzata attorno ai 500 mila euro: la possiamo chiamare una sorta di commissione sulla plusvalenza, una specie di benefit con cui i bianconeri gratificano il club che accetta (e che, evidentemente, non sollecita) lo scambio.

Per la Juve il progetto under 23 è dunque essenziale, anche se a livello tecnico non è ancora decollato  benché l’estate scorsa i bianconeri abbiano già conquistato un trofeo, la Coppa Italia di categoria (nella finale contro la Ternana, il gol decisivo lo segnò proprio Rafia). Finora sono cambiati tre allenatori, anzi quattro considerando gli otto giorni che sono passati tra la nomina di Pirlo a tecnico dell’Under 23 a quella di successore di Sarri: in questi tre anni si sono alternati Pecchia, Zironelli e Zauri perché evidentemente Agnelli non è ancora soddisfatto dei risultati ottenuti. L’obiettivo neanche tanto nascosto è la promozione in serie B, campionato che consentirebbe di testare elementi di livello superiore e di smerciare calciatori a quotazioni molto più alte, perché il marchio Juve abbinato a un torneo così competitivo inserisce automaticamente il giocatore in una fascia di mercato d’élite.

Il progetto bianconero è stato benedetto dal presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli: “La Juventus è capace di cogliere le opportunità che si presentano e lo fa subito, nel momento in cui si presentano. Valorizza i suoi calciatori giovani mettendoli alla prova in un campionato competitivo. Ha un progetto che prevede la valorizzazione sul mercato internazionale e nazionale. Patrimonializza e dà giocatori alla nazionale”. Più o meno il senso è questo.



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