L’università del Sud boccia Conte per la “locomotiva del Nord”

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Non è rimasta senza effetti la virata di mezza estate dell’ex premier Conte. “Sorveglianza critica” sulla spesa dei fondi del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), è la richiesta che emerge in alcuni Atenei del Mezzogiorno. Negli  ambienti universitari del Sud si drizzano le antenne, nonostante la pausa di ferragosto, dopo le parole del leader dei Cinque Stelle verso il nord . E al di là della legittima proposta della legge speciale, colpisce lo sguardo espresso dal leader del Movimento Cinque Stelle su Milano “locomotiva del Paese”. “Stilemi narrativi davvero superati, di cui è stata da tempo dimostrata la fallacia con dovizia di dati e di analisi quantitative e qualitativa”, taglia corto il costituzionalista Sandro Staiano, il professore che guida il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Federico II di Napoli, la più antica d’Europa. E dalla stessa compagine di studiosi da cui era partita una severa analisi sull’allora proposta leghista di Autonomia differenziata, Staiano annuncia, non a caso, la nascita di una sezione ad hoc di quell’Osservatorio: che si occupi specificamente di gestione e distribuzione delle risorse per del Piano nazionale.

Più morbido nei toni, ma ugualmente concentrato sul tema, il rettore dello stesso Ateneo, Matteo Lorito. “La precondizione del Piano di intervento varato in Europa si radica, com’è noto, nell’obiettivo di colmare questo divario. Quindi non posso dubitare che i fondi del Recovery siano l’occasione per riavviare finalmente un discorso più approfondito e complessivo sull’equilibrio nord-sud. Noi come Federico II abbiamo fatto una scelta politica che, ad esempio, che ci pone al vertice di tutte le Università Italiane come capacità e vastità di no tax area”. Significa che lì, tra i 76mila iscritti all’Ateneo della capitale del Mezzogiorno, oltre il 60 per cento è al di sotto del reddito Isee di 26mila euro, e studia pur senza poter pagare le tasse.

“Questa  è una oggettiva caratteristica: ci differenzia dal resto del Paese e certamente da Milano. Come si fa a non considerare che è su queste specificità del territorio che bisogna lavorare se vogliamo che il sud cresca sulle proprie gambe?”. Lorito è il successore di quel Gaetano Manfredi che proprio dal vertice della Federico II, nel dicembre del 2019, fu chiamato da Conte per diventare ministro dell’Università, ed oggi (fortemente sostenuto anche dal leader 5S, oltre che dal Pd) è il candidato sindaco di Napoli alle amministrative del 3 e 4 ottobre. “Io non credo comunque che Conte volesse effettivamente ridurre il Sud solo ad una parte separata di Paese che va al traino – tiene  a precisare il rettore Lorito – anche perché lo stesso lavoro di Conte come presidente del Consiglio, un  lavoro serio e costante svolto fino all’ultimo giorno, smentirebbe questa tesi. Oggi, ad esempio, come Ateneo possiamo contare su 18 milioni, più altri 9, per aprire  a giovani ricercatori e dottorandi con relativi contatti Rtd (rapporti a tempo determinato), proprio grazie al reclutamento che abbiamo voluto introdurre, puntando alla qualità. Credo quindi che l’attenzione ai territori e alle diversità oggettive e perduranti sia uno dei principali motori che deve muovere ad una equilibrata e corretta rifondazione di tutto il sistema dei fondi del Next Generation Eu”.

Intanto Staiano e il gruppo dei colleghi di Giurisprudenza, d’intesa con laboratori e professori del resto del Paese, punta su una specifica attenzione e ad un “monitoraggio permanente” che ci concentri nei mesi a venire anche ad arginare il rischio di “una definitiva frattura nord-sud”. 

Riflette il vertice del Dipartimento: “Il nuovo capo politico del M5S dichiara di voler fare ammenda della posizione tenuta dal suo partito, finora troppo concentrato programmaticamente a ‘recuperare il divario’ di cui ‘il Meridione soffre rispetto al resto dell’Italia’. Si tratterebbe, perciò, di sostenere il Nord, a partire da una legge speciale per Milano, poiché il Nord è la locomotiva che traina lo sviluppo del Paese, ‘rendendo possibile anche lo sviluppo del Sud’. Ora, il compimento del processo di istituzionalizzazione del M5S, l’abbandono del bozzolo della mentalità populista è un’ottima notizia per la democrazia italiana, perché è un fattore di arricchimento e di innovazione. Ma poi evidentemente resta da fare i conti con la complessità del mondo, assumendo consapevolezza dei caratteri originari del Paese, e della sua struttura civile ed economica”.  Ecco che, dopo le recenti tirate d’orecchi all’ex presidente del Consiglio anche da parte dei vertici di Svimez  (l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno), si potenzia l’Osservatorio creato proprio in seno alla Federico II con l’appoggio dello stesso Di Maio, al tempo della frattura via via crescente dei 5S con la Lega, sul regionalismo differenziato – che determinò di fatto la caduta del governo gialloverde.

Aggiunge Staiano: “Ora che si è costituito un governo a cerchi concentrici, intorno al primo motore che è il presidente del Consiglio Draghi, nel più stretto dei quali pulsa il cuore dell’attuazione del Pnrr, è su quel cerchio più interno, finché esso sarà sufficientemente stabile,  che è utile compiere la sorveglianza critica dal mondo dell’Università e della ricerca. In chiave meridionalista, perché questo è l’interesse generale del Paese. E perché in tal senso sono i vincoli, anche giuridici, che derivano dal Next Generation Eu”.

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