M5S, Beppe Grillo torna all’antico e rilancia il reddito universale

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Mentre il ‘suo’ Movimento resta giorno dopo giorno intruppato nelle faccende interne e di governo, Beppe Grillo può permettersi il lusso di volare alto. Sul proprio blog ha riproposto un suo antico cavallo di battaglia, che è un po’ il primogenitore del reddito di cittadinanza, in forma però più radicale ed estesa: il reddito di base universale.

Rilanciando uno scritto di Shigheito Sasaki, si spiega che “ora che è stato dimostrato che il reddito di base universale può creare una società migliore e una vita migliore, l’unica sfida è il finanziamento. Se la Banca Centrale, che crea denaro dal nulla, emettesse denaro per far vivere le persone, non ci sarà bisogno di un enorme aumento delle tasse. Se un numero sufficiente di persone se ne renderà conto, e diventerà una volontà generale, come ha affermato Jean-Jacques Rousseau, non ci saranno ostacoli alla realizzazione del reddito di base universale. Tutte le persone saranno libere dalla schiavitù del denaro e la povertà sarà sradicata dal nostro mondo”.

Da anni Grillo sul blog, nei comizi e negli spettacoli preme sull’argomento. Nuove tecnologie e robottizzazione di fatto potrebbero permettere a un pezzo di mondo di non lavorare. Viene citato David Graeber, intellettuale legato a Occupy Wall Street: “Ha detto che metà di tutti i posti di lavoro ora sono effettivamente già inutili. Servono solo a dare un salario a qualcuno. Stiamo sacrificando la nostra vera umanità essendo costretti a lavorare molte ore per soldi”. Insomma, mentre nella strana maggioranza di governo si discute se il reddito di cittadinanza sia uno strumento utile da mantenere, Grillo guarda avanti e rimette al centro una visione che peraltro è oggetto di studio e analisi accademiche in altre parti del mondo.

Nei 5 Stelle ormai da tempo il livello anche immaginifico delle proposte del fondatore è stato un po’ messo in disparte. Ma la bussola resiste, forse. “Oggi – ragiona il vicecapogruppo al Senato Gianluca Ferrara – la maggior parte dei cittadini è succube di un salario, senza di esso si è condannati all’oblio sociale e ad una guerra tra poveri: tra autoctoni e immigrati, tesa ad abbassare il costo del lavoro. In tal contesto, il reddito di cittadinanza è una misura vitale, ma dato che il problema è globale, il reddito dovrebbe essere universale e andrebbe esteso sin dalla nascita ad ogni essere umano. Nessuno può essere discriminato e a tutti va garantita una sicurezza sociale”.

A livello europeo, Grillo sta promuovendo assieme a diverse realtà una raccolta firme (ne servono un milione) da inviare poi alla Commissione ed all’europarlamento che dovranno così discutere dell’opportunità di introdurre, attraverso atti formali, forme di reddito di base nei diversi stati membri dell’Ue. “La provocazione di Grillo è interessante – spiega Dino Giarrusso, eletto con il M5S a Bruxelles – l’automazione ci permette di lavorare meno che in passato. I posti di lavoro necessari saranno sempre meno in futuro ed è una variabile ineluttabile. Per questo serve pensare a un reddito universale di base che tutelerebbe le fasce più deboli della popolazione. Il reddito di cittadinanza è stato solo un primo passo anche per permettere alle persone di avere quel minimo che occorre a chiunque per essere accettate e far parte di una società”.

Anche il ministro all’Agricoltura Stefano Patuanelli, intervistato da Repubblica, ha commentato: “In un mercato sempre più globalizzato tutti i dumping sono nocivi. Lo sono anche strumenti di sostegno al reddito diversi in paesi diversi. È un discorso molto complesso che vale la pena fare”.

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