M5s, chat infuocate e il documento dei 4 “ribelli”: Giuseppe Conte sotto assedio, cade il governo?

Libero Quotidiano News

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03 luglio 2020

Sta per saltare il banco nel governo guidato da Giuseppe Conte? “Troppo” sul piatto per i grillini: Mes, Silvio Berlusconi, la spinta ad alleanze sul territorio. Quando, incalzato dai cronisti dopo un pranzo fugale consumato col suo staff a due passi da palazzo Chigi, Conte risponde a una domanda su Silvio Berlusconi parlando di Fi come la forza di opposizione “più responsabile”.
“Non vorrei offendere le altre forze di opposizione”, afferma Conte dopo l’intervista al quotidiano la Repubblica in cui il Cavaliere ribadisce una posizione in realtà già nota, dichiarando di non credere che ci siano “le condizioni” per un governo di unità nazionale, osservando che non servirebbe al Paese un esecutivo “con forze politiche antitetiche tra loro” come appunto FI ed il Movimento cinque stelle, ma sottolineando pure che se “in questo Parlamento si creassero davvero le condizioni per una maggioranza diversa, più efficiente, più rappresentativa della reale volontà degli italiani, andrebbe verificata, naturalmente prima di tutto con i nostri alleati”.

E invita gli alleati di governo a trovare intese sui territori in vista degli appuntamenti elettorali di settembre. Pur conscio che, su questo fronte, il movimento è ai ferri corti col Pd. 
Tra i parlamentari, ma anche tra membri di governo M5S, i telefoni e le chat diventano roventi, scrive Adnkronos, anche perché, proprio in queste ore, l’unico accordo possibile sul territorio -quello in Liguria- appare attaccato a un filo. “Il campo non è quello prediletto del M5S, diciamocelo… -dice una fonte di governo di primo piano- Parlarne è lecito, mettersi in prima fila e farlo assurgere a nazionale è come si dice a step ahead”. Ma è soprattutto sulla “benevolenza” verso Fi e il Cavaliere che si registra la rabbia grillina.
Mentre si rincorrono voci di un Beppe Grillo, di solito schierato sulla linea Conte, che stavolta non avrebbe gradito affatto la sortita del presidente del Consiglio. Intanto nel movimento c’è chi affina le armi in vista della discussione sul Mes. Quattro parlamentari più ‘battaglierì – Raphael Raduzzi, Pino Cabras, Alvise Maniero e l’europarlamentare Piernicola Pedicini- hanno messo giù un documento per ribadire la netta contrarietà all’uso del fondo salva Stati, snocciolando 11 ragioni per dire no.  

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