M5S, Di Nicola: “Noi divisi? Conte saprà sistemare le criticità. Al Colle un Mattarella bis, Draghi deve restare al governo”

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“La maggioranza del gruppo è soddisfatta, è una ventata di aria fresca”, si felicita Primo Di Nicola. Il senatore del M5S ha lavorato molto per portare Maria Domenica Castellone alla guida del gruppo al Senato. “Serviva questa iniezione di passione e competenza per rivitalizzare il gruppo parlamentare che si sentiva poco valorizzato. Senza contare che Castellone è una grande risorsa per il Senato ma anche per l’intero Movimento”.

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Giuseppe Conte esce sconfitto da questo passaggio?
“Non direi, si è sempre dichiarato estraneo alla contesa tra Ettore Licheri e Castellone, manifestando ripetutamente la sua stima anche per la seconda”.

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Però c’è una polemica aperta sull’intervento a caccia di voti di Paola Taverna, Mario Turco, Vito Crimi e altri, vicinissimi a Conte.
“Sì, la polemica c’è e devo dire che non ha fatto bene alla compattezza del gruppo”.

In vista del Quirinale i gruppi del Movimento sono compatti?
“Il M5S resta la prima forza parlamentare e avrà una parola decisiva da dire sull’elezione del presidente della Repubblica. Spero che le divisioni dei gruppi parlamentari non compromettano il percorso. Sono sicuro che Conte saprà con le parole e le mosse giuste sistemare le criticità”.

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Quindi non sono del tutto compatti. Queste criticità sono causate da cosa?
“Scarso coinvolgimento, inadeguata valorizzazione del loro lavoro politico e dei disegni di legge, insomma poco ascolto, nonostante sia sicuro che Licheri ce l’abbia sempre messa tutta”.

Per il Quirinale Conte ha fatto un’apertura a Draghi, lei cosa ne pensa?
“Reputo il toto-Quirinale un gioco inutile. Questo tirare la giacchetta candidando Draghi rischia di compromettere quella stabilità di governo che Mattarella ha invocato, indicandolo presidente del Consiglio, e che i cittadini desiderano per risolvere i loro problemi”.

Non dovrebbe fare il presidente della Repubblica?
“Draghi è stato proposto come presidente  del Consiglio per risolvere la crisi pandemica ed economica, ha fatto un ottimo lavoro per portare in Italia enormi risorse ma il lavoro non è finito, c’è ancora molto fa dare. Che senso ha a metà del percorso spingerlo verso il Colle?”.

Ri-traduco: Draghi deve restare presidente del Consiglio.
“Non c’è dubbio che il Paese ha bisogno di una grande stabilità, tenuto anche conto della rissosità dei partiti, delle loro crisi itnerne che non promettono nulla di buono. Siamo nel pieno di una gravissima crisi del sistema di cui in troppi stentano a prendere coscienza.  Questo Parlamento non è stato capace di dare all’Italia un governo tanto da costringere Sergio Mattarella a indicare direttamente un presidente del Consiglio con un percorso inedito che ha superato gli antichi riti della democrazia parlamentare”.

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Secondo lei siamo già in una repubblica semipresidenziale?
“Di fatto è quasi così e questo pone una grandissima sfida davanti a tutti, invece che chiudere gli occhi occorre cercare di dare una veste costituzionale adeguata a questo cambiamento, se davvero lo si vuole. Siamo arrivati al punto che qualcuno auspica l’arrivo di Draghi al Quirinale non per fare il capo dello Stato come l’hanno pensato i costituenti, cioè il rigido custode delle regole, ma addirittura perché dal Colle più alto continui a dare gli indirizzi economici per il superamento della crisi. Se vogliamo un presidente con questi compiti bisogna cambiare la Carta, ridisegnare l’architettura costituzionale perché questa novità somiglia tanto alla repubblica semipresidenziale francese, per esempio.Per questo è necessario riflettere bene al senso vero del Draghi capo dello Stato, tanto auspicato dal centrodestra. Oltretutto è evidente che sotto questa spinta si cela malamente la volontà di andare a elezioni anticipate, proprio quello che non serve al Paese ancora immerso nelle sue drammatiche emergenze”.

‘Volontà celata’ anche di Conte?
“Il M5S non ha mai affrontato questo tema, non credo perciò che Conte abbia questa intenzione”.
 
Un Mattarella bis lascerebbe la situazione intatta, o stabile, come dice lei.
“Se il presidente dovesse dare la sua disponibilità, io come tantissimi cittadini sarei il primo a gioirne”.

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