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M5S, è nata alla Camera la nuova componente: si chiama ‘L’alternativa c’è” con 13 ex espulsi

La Republica News
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Il nuovo gruppo di ex 5S alla Camera prende forma. È nata la componente degli ex grillini a Montecitorio nel gruppo Misto: si chiama “L’alternativa c’è” e, per ora, è composta da 13 deputati (ma potrebbero presto aggiungersene altri), una parte degli espulsi per aver votato contro la fiducia al governo Dragh. Il nome ‘L’alternativa c’è’ è riferito allo slogan scandito da diversi ribelli il giorno della fiducia in Aula per esprimere il proprio dissenso al nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi. E così oggi, dopo i lavori in Aula sul decreto milleproroghe, i dissidenti si sono riuniti “per prendere le prime firme in modo da far nascere la nuova componente”, hanno fatto sapere.

In Senato, invece, una pattuglia di ribelli prepara le carte bollate per impugnare l’espulsione dal Movimento, mentre un’altra parte sta cercando di creare un gruppo grazie all’utilizzo dei simbolo di Italia dei valori. Molti dei dissidenti ex M5S sono sul piede di guerra. E, oltre ad avviare un ricorso legale, potrebbero chiedere anche un risarcimento danni. “Non lo escludiamo – dice l’avvocato dei senatori ‘cacciati’, Giovanni Granara – Certamente atti illegittimi producono danni, quanto meno di immagine ed esistenziali”.

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Il nuovo gruppo degli ex 5S alla Camera

Gli ex deputati grillini, quindi, non hanno perso tempo. La decisione di dar vita a una componente del Gruppo Misto è arrivata dopo una riunione oggi a Montecitorio. Tredici i deputati confluiti in ‘L’alternativa c’è’: Baroni, Cabras, Colletti, Corda, Giuliodori, Maniero, Paxia, Sapia, Spessotto, Testamento, Trano, Romano e Vallascas. La formazione della nuova componente rappresenta uno strumento parlamentare utile per poter intervenire con maggior forza (per tempi e presentazione di emendamenti) sul merito delle questioni che il Parlamento sarà chiamato a discutere ed approvare.

Non si tratta ancora di un partito, anche se i ribelli non escludono di andare presto dal notaio per fondare l’associazione con tanto di simbolo, ma di una “sponda parlamentare con cui intendiamo dare un aiuto modesto e paziente alla costruzione di una opposizione in Italia. Un’alternativa politica, plurale”, precisa il deputato Pino Cabras. ‘L’alternativa c’è’ sarebbe, comunque, all’opposizione con Fratelli d’Italia, unico partito finora ad aver negato il suo appoggio al nuovo governo. “Noi vogliamo essere un’alternativa credibile per dare voce a tutti gli italiani che non si sentono rappresentati da questo governo. Non solo quindi un’alternativa al M5S. Ognuno di noi porterà le proprie competenze all’interno di questo progetto e la nostra sarà un’opposizione costruttiva – osserva Maria Laura Paxia, anche lei tra gli espulsi dal Movimento – La nostra ambizione è quella di crescere. Di Battista? Questo progetto non è stato fatto guardando a lui. Il suo – prosegue la deputata siciliana – sarebbe un supporto graditissimo, se vuole dare una mano siamo contenti ma in prima linea ci siamo noi in Parlamento: dobbiamo dimostrare di saper fare opposizione”.

“L’alternativa c’è” dunque come la nuova casa dei dissidenti M5S. Presto altri grillini potrebbero lasciare il Movimento per migrare nel nuovo gruppo: “Ci sono colleghi che osservano con interesse le nostre mosse. Penso che a breve arriveranno altri parlamentari”, conclude Paxia. Di certo, gli ex vogliono accelerare perché nei prossimi giorni, sottolinea ancora Cabras, “ci sono appuntamenti importanti”. In altre parole, puntano alle presidenze delle Commissioni di garanzia, che ora sarebbero tutte appannaggio del partito di Giorgia Meloni. “Non solo Vigilanza Rai – ammette Cabras – vorremmo dire qualcosa anche su Copasir e Cassa depositi e prestiti”.

In tutto, sono 21 i deputati ex M5S espulsi per non aver votato la fiducia al nuovo esecutivo. La decisione è stata riferita ieri all’Aula della Camera dal presidente di turno, Fabio Rampelli: “Comunico che, con lettera pervenuta il 19 febbraio, il presidente del gruppo Movimento 5 Stelle ha comunicato l’espulsione dei deputati Massimo Enrico Baroni, Pino Cabras, Andrea Colletti, Emanuela Corda, Jessica Costanzo, Francesco Forciniti, Paolo Giuliodori, Alvise Maniero, Rosa Menga, Maria Laura Paxia, Raphael Raduzzi, Giovanni Russo, Francesco Sapia, Doriana Sarli, Michele Sodano, Arianna Spessotto, Guia Termini, Rosa Alba Testamento, Andrea Vallascas, Alessio Villarosa, Leda Volpi, ai sensi dell’articolo 21 dello statuto del gruppo. Pertanto, a decorrere dalla medesima data, i deputati suddetti cessano di far parte del gruppo Movimento 5 Stelle e si intendono conseguentemente iscritti al gruppo Misto”.

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Il nuovo gruppo in Senato

Una parte dei senatori espulsi sta provando a creare un gruppo grazie all’utilizzo dei simbolo di Italia dei Valori. È in via di definizione l’accordo con Idv per la cessione del simbolo del vecchio partito di Di Pietro necessario, almeno a Palazzo Madama, anche per costituire una nuova componente dentro i gruppi del Misto. La trattativa con Ignazio Messina, detentore del simbolo Idv, è a buon punto avendo Messina posto come unica “condizione” per la cessione del simbolo la creazione di un gruppo che abbia un progetto con alla base valori condivisi. In Senato sarebbero già otto i parlamentari disposti a dare vita alla componente (ne servono 3 di base) che, grazie anche al “prestito” di IdV, si dovrebbe chiamare, appunto, “Alternativa c’è”.

Class action contro le espulsioni

Un altro gruppo di ribelli in Senato, invece, è pronto alla battaglia, intenzionato a fare ricorso per impugnare l’espulsione dal Movimento. “Valuterò con un avvocato le modalità con le quali adire le vie legali, in quanto non siamo stati noi a non rispettare il codice etico”, ha spiegato la senatrice espulsa Luisa Angrisani. Azioni legali, quindi, che stanno prendendo piede in Parlamento per promuovere una “class action”. Un gruppo di 5 senatori ha infatti iniziato una raccolta di deleghe per avviare un ricorso collettivo in Tribunale e chiedere una sospensiva dei provvedimenti di espulsione dal Movimento. A presentare l’istanza sarà l’avvocato genovese Daniele Granara, che domani pomeriggio vedrà i ribelli grillini, almeno quelli che gli hanno affidato il mandato di procedere contro il Movimento 5 Stelle chiedendo l’annullamento della delibera di espulsione. “Credo che votare in dissenso sulla fiducia a un Governo motivandolo con il programma sulla base del quale si è stati eletti, fermo restando che si può durante il mandato cambiare opinione, sia legittimo. Mi pare che una espulsione di questo tipo – spiega Granara – sia un’autentica forzatura che contrasti anche con i principi costitutivi stessi affermati da sempre dal Movimento 5 Stelle”.

Al gruppo iniziale di senatori che hanno contattato l’avvocato genovese dovrebbero aggiungersi altri parlamentari anche della Camera. “L’incarico mi è stato affidato dal senatore Elio Lannutti. Fino a ieri sera erano di sicuro 5 i senatori intenzionati a far partire la causa, ma oggi so che si sono aggiunte altre persone – fa sapere l’avvocato Granara – È fermo intendimento a presentare un ricorso sia contro il provvedimento di espulsione dal gruppo parlamentare, sia contro l’espulsione dal Movimento”. Si tratta di due impugnazioni: la prima di fronte alla Commissione contenziosa del Senato, la seconda davanti al Tribunale civile di Roma. Non è esclusa poi la richiesta di un risarcimento danni. “Il danno di immagine c’è senz’altro: i parlamentari che fanno ricorso si sentono indubbiamente parte del loro Movimento, ne hanno condiviso i principi e le idee”, continua il legale genovese.

Discorso a parte per i senatori Nicola Morra e Barbara Lezzi che puntano ad avere un ruolo nella nuova governance, anche se la stessa piattaforma Rousseau precisa che non sono candidabili “gli iscritti che siano sottoposti ad un procedimento disciplinare e/o che abbiano subito la sanzione (eventualmente anche in via cautelare) della sospensione”.



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